martedì 25 febbraio 2014

Vi propongo la lettura di questo interessante articolo pubblicato sul sito http://www.forepsy.it/ , riguarda il mutismo selettivo e il rapporto con la scuola e la sua sfifa educativa!

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che si presenta in età infantile ed è caratterizzato dalla difficoltà piuttosto rigida e persistente a parlare in contesti non familiari o percepiti come “richiestivi”, come ad esempio la scuola.
La scuola è in genere il contesto in cui il mutismo si manifesta per eccellenza, ma spesso i bambini con MS, risultano muti anche in altri contesti come fuori casa, come al parco, o a casa di persone che non conoscono bene, o che sono comunque fuori dalla cerchia familiare, mentre parlano tranquillamente a casa con i propri genitori e familiari, o con persone di cui si fidano.
Il problema è che molto spesso, in una prima fase, i bambini vengono percepiti come semplicemente timidi, questo fa sì che non vengano presi per loro i provvedimenti necessari e il tempo passa inesorabile, con il risultato che il disturbo si “irrigidisce” nella sua forma.
E’ importante che gli insegnanti siano informati, perché in genere il problema si manifesta tipicamente a scuola, e l’insegnante è tra le prime persone che può accorgersi della presenza del disturbo e segnalarlo quanto prima alla famiglia, che in genere ne viene a conoscenza in un secondo momento.
Che cosa è importante sapere?
  • 1.Un bambino timido può parlare poco o con difficoltà in alcuni contesti, ma in genere questo comportamento non è “rigido”, nel senso che può manifestarsi a volte si , a volte no. Il bambino con MS in genere non parla MAI in certi contesti, come ad es. a scuola, oppure non parla se non con poche persone selezionate.
  • 2.Il bambino timido può parlare se gli si rivolge una domanda direttamente, o se viene rinforzato quando lo fa. Il bambino con MS tende a chiudersi ancora di più se viene interrogato in modo diretto o se gli si chiede esplicitamente di rispondere a parole o se vienelodato per aver parlato.
  • 3.A differenza dei bambini timidi, i bambini con MS in genere selezionano in modo “rigido” e costante le persone e i contesti in cui parlano e quelli in cui non parlano.
  • 4.Il bambino con MS non parla non per sua volontà, ma per una difficoltà a gestire emozioni spiacevoli come ansia, frustrazione, tristezza, rabbia.
  • 5.Il bambino avrebbe voglia di parlare, ma è letteralmente bloccato dalla paura di qualcosa che neanche lui sa spiegare e/o delle sue stesse emozioni.
  • 6. Spingere il bambino a parlare non lo aiuta a superare la sua difficoltà anzi: lo fa sentire ulteriormente sotto pressione con il risultato che si chiuda ancora di più nel suo mutismo.
  • 7. Il MS NON E’ UN COMPORTAMENTO OPPOSITIVO. Il bambino non sta sfidando nessuno, la sua è una reale difficoltà a parlare in quel contesto o con quella determinata persona.
Cosa fare a scuola
  • 1.Proporre modalità alternative di comunicazione. Proporre delle modalità comunicative alternative A TUTTA LA CLASSE, per evitare che il bambino si senta diverso.I bambini con MS non amano sentirsi al centro dell’attenzione, per cui proporre al bambino una strategia alternativa alla comunicazione verbale, mettendolo al centro dell’attenzione non lo aiuterebbe, ad es.:“Marco tu durante l’appello puoi anche solo alzare la mano”, lo aiuta poco, mentre invece dare una regola generale del tipo “Chi vuole rispondere può dire ‘ Presente’ oppure alzare la mano” è una strategia molto più “inclusiva”
  • 2.Accoglierlo per quello che è. Cercare di “dimenticarsi” del fatto che lui non parla. Il compito dell’insegnante non è quello di farlo parlare, rinunciaci, o sentirà la tua aspettativa su di sé. Lui/lei sa già parlare e a casa parla anche tanto! Il compito dell’insegnante è di farlo sentire accolto NONOSTANTE non parli, di dargli la possibilità di apprendere e di dimostrare di aver appreso NONOSTANTE NON POSSA FARLO ORALMENTE
  • 3.Rinuncia all’idea di farlo parlare. Non forzare mai il bambino a parlare! Ricordarsi che i bambini con MS sono molto molto molto sensibili alle aspettative, questo è il loro problema centrale. Sanno cogliere molto bene la “tensione emotiva” dell’altro, anche positiva, che si aspetta qualcosa daPer cui se tu sei centrato sul fatto che lui non parla e tenti in qualche modo di farlo parlare, anche se non direttamente, lui se ne accorgerà e si chiuderà ancora di più. Rinuncia al desiderio di farlo parlare!
  • 4.Ripetiti che lui va bene così. E’ difficile, lo so, ma importante ripetere a se stessi più e più volte “Non è mio compito farlo parlare, non è un problema il fatto che non parli, o cmq non sono io a doverlo risolvere qui. Lui va bene anche se non parla, lui ha il diritto di essere come è”. Se riuscirai a fare realmente tua questa convinzione, non hai idea di quanto bene starai facendo al piccolo senza parole.

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