• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

lunedì 21 maggio 2018

La scuola è un canale privilegiato per rilevare il disagio dei bambini e dei ragazzi. Ma quand’è che il disagio è tale da dover essere comunicato al servizio sociale? E come parlarne? Esistono buone prassi di comunicazione? E quando invece c’è l’obbligo di rivolgersi all’autorità giudiziaria? La dott.ssa Giulia Ghezzi (assistente sociale) nel suo portale https://saperesociale.com ci fornisce alcune informazioni di seguito descritte:

Ci sono un’infinità di situazioni più o meno grigie che creano molte più indecisioni e timori: trascuratezza nell’igiene e nell’abbigliamento (o, al contrario, eccesso di cure), difficoltà relazionali coi compagni, atteggiamenti inadeguati con gli adulti, insofferenza alle regole e ai contesti strutturati… Sono tutti elementi che singolarmente dicono poco ma che, contestualizzati rispetto a ciascuna situazione, possono diventare dei campanelli d’allarme da ascoltare.
Ma quello che preoccupa di più oltre l'osservare il disagio è decidere che cosa fare. Spesso gli insegnanti si accorgono che “c’è qualcosa che non va” ma non sanno bene come muoversi. Sono segnali di un disagio familiare? e di che tipo? che cosa si può fare per aiutare quel bambino o ragazzo? e per sostenere la sua famiglia? la situazione è tale da richiedere l’intervento del servizio sociale? ma non è che poi “glielo portano via”?

E’ bene che la scuola sappia che il temutissimo allontanamento del minore non è una soluzione desiderata nemmeno dall’assistente sociale. E’ l’ultima spiaggia, a cui si ricorre dopo che sono stati messi in campo tutti i possibili interventi di sostegno alla famiglia. Il servizio sociale ha ben in mente che il collocamento fuori famiglia è una misura drammatica per il minore e la sua famiglia; per questo, lo sceglie solo quando l’alternativa è ancora peggiore, cioè il bambino o il ragazzo vive una situazione di grave pregiudizio e non può essere aiutato in altro modo. Ad esempio tra gli interventi troviamo:
Ad esempio
  • la consulenza psico-sociale
  • l’intervento educativo al domicilio o a scuola
  • l’inserimento in contesti di supporto all’apprendimento (spazio compiti, servizi specializzati)
  • l’inserimento in contesti aggregativi territoriali
  • la collaborazione con servizi di presa in carico specialistica (neuro psichiatria infantile), ecc.
Tutti questi interventi rappresentano possibili aiuti alla situazione familiare e possono portare ad un effettivo miglioramento delle condizioni di vita del bambino e delle competenze genitoriali di mamma e papà. 
E’ importante che ci sia uno stretto rapporto tra scuola e servizio sociale, che queste due istituzioni individuino momenti specifici di incontro e scambio e ragionino sulle prassi da utilizzare per confrontarsi sulle situazioni e trasmettersi informazioni. Se dal confronto tra insegnanti e assistente sociale si evince la necessità di un intervento di supporto al nucleo familiare da parte del servizio sociale, gli insegnanti dovranno parlare con i genitori dell’alunno per condividere le loro preoccupazioni e spiegare loro che possono trovare aiuto al servizio sociale.

Se i genitori, ripetutamente sollecitati, non si attivano, è bene che sia la scuola a muoversi nei confronti del servizio sociale facendo una segnalazione per iscritto.

E’ bene aver tutti in mente che la segnalazione al servizio sociale non è una punizione per il genitore o uno stigma per la famiglia, ma un modo per aiutare il bambino e la sua famiglia a stare meglio.

domenica 20 maggio 2018

Nelle nostre attività didattiche oltre alla consueta lezione, rientrano i progetti e le recite; spesso abbiamo bisogno di canzoncine, filastrocche e musiche adatte e che accompagnino i vari contenuti che presentiamo, in questo youtube.com è formidabile!
Youtube è una miniera, ricca di video, canzoni e filastrocche... si trova di tutto anche lezioni di matematica e fisica! In questo articolo vi presento alcuni servizi online che permettono di scaricare la traccia audio dei video di youtube... così potremo masterizzare la musica in un cd e comodamente proporla ai nostri alunni!!!

Il primo servizio online che ti consiglio di provare è Convert2MP3, il quale permette di convertire i video di YouTube in brani MP3, AAC, FLAC, WMA, OGG ed M4A al massimo della qualità possibile.
Per utilizzarlo, collegati alla sua pagina principale, incolla l’indirizzo del video di YouTube che desideri convertire in file audio nel campo Insert video link (URL) and select format e scegli il formato di file che desideri come output dal menu a tendina adiacente.
Dopodiché clicca sul pulsante Convert e attendi che il video venga elaborato, compila il modulo che ti viene proposto (se vuoi aggiungere dei tag personalizzati al brano. Vai al sito -> http://convert2mp3.net/en/index.php

ClipConvert rientra anch’esso nel novero dei migliori servizi Web per scaricare e convertire video da YouTube. Usarlo è semplicissimo. Dopo esserti collegato alla sua pagina principale, incolla l’indirizzo del video di YouTube da scaricare nella barra collocata in alto e clicca sul pulsante Continua.
Seleziona dunque uno dei formati audio disponibili: MP3M4A o AAC e clicca prima sul bottone Inizia e poi su Download per avviarne lo scaricamento. Se vuoi, puoi anche rimuovere il segno di spunta dalle voci Inizio del video e Fine del video e indicare un punto di inizio e fine personalizzato per il video (in modo da estrapolare solo la traccia audio da una porzione di filmato). La qualità di output viene impostata automaticamente per essere la migliore possibile.
Nota: se nella pagina di download vedi una scritta del tipo Download with accelerator and get recommendation offers, togli il segno di spunta da quest’ultima o verranno scaricati dei programmi promozionali sul tuo PC. Vai al sito -> http://www.clipconverter.cc/it/

venerdì 18 maggio 2018

I noti GLH (Gruppi di Lavoro per l’integrazione scolastica) e GLHI (Gruppi di lavoro e di studio d’Istituto) previsti dall’art.15 della Legge n.104 del 1992 si vedono oggi affiancati, a livello di singola istituzione scolastica, dai GLI ovvero Gruppi di lavoro per l’inclusione o per l’inclusività; si tratta, per questi ultimi, di altri ‘organi politico-operativi’ con il compito di realizzare il processo di inclusione scolastica.
Seppur con denominazioni diverse, i vari gruppi di lavoro son formati dagli stessi operatori scolastici e hanno fondamentalmente lo stesso obiettivo generale, garantire diritti agli alunni con B.E.S; per maggiori informazioni e distinzioni vi rimando all'articolo di Orizzonte Scuola https://www.orizzontescuola.it/guida/gruppi-lavoro-lintegrazione-e-linclusione-glh-glhi-glho-e-ruoli-diversi-e-complementari/

A fine gruppo di lavoro viene chiesto all'insegnante di sostegno di produrre, agli atti della scuola, un VERBALE della riunione.
A titolo di esempio pubblico un modello (da adattare e modificare) e alcuni esempi che vi aiutano e vi suggeriscono come impostare tale VERBALE.

-> CLICCA QUI PER SCARICARE UN MODELLO DI VERBALE GLHO UTILE PER ILPRIMO INCONTRO - DEFINIZIONE DEL PEI.

-> CLICCA QUI PER SCARICARE IL MODELLO DI VERBALE GLHO e similari.

-> CLICCA QUI PER SCARICARE UN SECONDO ESEMPIO DI MODELLO DI VERBALE .

-> ESEMPIO VERBALE COMPILATO PER GLH (trovato in rete).

-> ALTRO ESEMPIO VERBALE COMPILATO PER GLH (trovato in rete).

mercoledì 16 maggio 2018

Ecco a voi una serie di Piani Educativi Individualizzati già compilati. Vengono pubblicati a titolo di ESEMPIO poichè questi documenti vanno costruiti su misura dell'alunno. Nel PEI si deve cercare di individuare i punti deboli e forti dell'alunno in modo da pianificare un percorso didattico-educativo il più possibile costruttivo e di crescita!

Clicca qui sotto per scaricare gratuitamente gli esempi:

martedì 15 maggio 2018

In questi giorni in libreria troverete il volume "NESSUNO E' SOMARO" ed. il Mulino. Storie di scolari, genitori e insegnanti". Gli autori sono Giacomo Stella e Marina Zoppello, che da moltissimi anni si occupano di psicologia clinica dell'età evolutiva.
Il testo è inoltre ricco di racconti in prima persona di genitori, insegnanti e studenti stessi, che hanno deciso di condividere con il lettore le loro esperienze fatte di difficoltà e disagio, ma anche di grande forza e speranza.

"Non chiamatelo "disturbo": è un modo diverso di apprendere.
Anche se per parlare di loro si fa ricorso a tante sigle (a indicare dislessia, discalculia, disturbo di attenzione), i ragazzi con disturbi di apprendimento sono considerati nel giudizio comune dei "somari", cioè – stando al dizionario - alunni "di scarsa intelligenza e capacità che non traggono profitto dagli studi". Una visione ottusa e improduttiva. Il libro parte da storie toccanti, vissute e raccontate da mamme, padri, nonni, oppure dagli stessi studenti diventati adulti, o ancora dagli insegnanti che non hanno allontanato il problema, ma lo hanno affrontato seriamente. Su questo terreno, fatto di esperienze di disagio, di incomprensioni, ma anche di vicende a lieto fine, gli autori hanno fondato il loro progetto appassionante e coraggioso: pensare la scuola come un luogo in cui nessuno resti indietro, una istituzione rinnovata che, grazie a più aggiornati e flessibili modelli didattici e pedagogici, faccia crescere davvero tutti, diventando anzi il posto migliore in cui crescere.
 
Il libro si può acquistare sul sito della casa editrice "IL MULINO" e nei principali store online!
Clicca qui per info, prezzo  e per acquistarlo online-> https://www.mulino.it/isbn/9788815274854

Ecco a voi un modello per la verifica del PEI e del PDF su base ICF-CY, da utilizzare anche come relazione finale.
RICORDIAMO CHE: ICF CY sta per Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute - per Bambini e Adolescenti
La versione ICF per Bambini e Adolescenti (ICF-CY) è una classificazione "derivata", approvata dall'OMS nel 2007.
La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) fa parte della Famiglia delle Classificazioni Internazionali dell’OMS e fornisce un linguaggio unificato e standard, un modello concettuale di riferimento per la descrizione della salute e degli stati ad essa correlati. (ICIDH) pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980 a scopo di ricerca.

sabato 28 aprile 2018

Ecco a voi un breve percorso didattico utile per i bambini che mostrano difficoltà di apprendimento. Questo lavoro è stato realizzato da Anna Carmelitano una docente specializzata sul sostegno. 
Il percorso è costituito da una serie di schede didattiche utili per la classe prima; grazie ad un personaggio come Topolino e alle immagini associate, l'alunno verrà guidato nel mondo della matematica per affrontare in modo FACILITATO le operazioni e problemi entro il numero venti.

domenica 15 aprile 2018

Si tratta di un rompicapo formato da un quadrato  composto da diverse figure geometriche che si possono separare per dare vita ad un’infinita di altre figure.
La regola per utilizzarlo è semplice: su un piano, e senza sovrapporli, vanno usati tutti e 7 i pezzi di cui è formato in modo da creare delle figure riconoscibili e dalle giuste proporzioni.
Si tratta di un gioco di origine cinese e di antica tradizione (potrebbe risalire addirittura a 3000 anni fa!) anche se non si conosce bene la sua storia. Viene chiamato anche “le sette pietre della saggezza”, questo nome suggestivo con cui è conosciuto nella sua terra d’origine fa riferimento al fatto che si ritiene saggio e talentuoso chi ha piena padronanza di questo gioco.
Si tratta infatti di passatempo solo apparentemente facile e “da bambini”: chi lo conosce sa che realizzare le figure non è sempre intuitivo e semplice, spesso si richiedono degli schemi da seguire per creare ciò a cui la fantasia lì per lì non era arrivata. Anche ricomporre semplicemente il quadrato originario può dare difficoltà, soprattutto a chi è alle prime armi.

  • COME COSTRUIRE IL TANGRAM A SCUOLA
La versione originale è quella in legno ma esistono ormai Tangram di diversi materiali e generi  e volendo si può creare anche da soli con il cartoncino, ecco il video che ci guida nella sua realizzazione:


  • I VANTAGGI DEL ANGRAM E IL SUO USO DIDATTICO
Un gioco come il Tangram offre diversi vantaggi, è in grado soprattutto di stimolare l’immaginazione e la creatività grazie al fatto che i vari pezzi che lo compongono possono essere sapientemente assemblati in diverse forme realizzando così figure di ogni genere. L’importante è non barare: ogni figura deve essere infatti creata utilizzando tutti e 7 i pezzi del Tangram. Esistono poi delle varianti al classico gioco pensate per i bambini più piccoli alle prese con forme e colori che possono essere utilizzate per stimolare la loro fantasia e realizzare degli originali puzzle. Con i pezzetti di legno i bambini si divertiranno a creare figure diverse allenando la loro capacità logica ma anche migliorando le loro percezioni grafiche e dello spazio. I vari oggetti, animali o figure geometriche che si possono realizzare possono servire anche ad illustrare storie per i più piccoli. Tra l’altro si riescono anche a creare figure molto articolate e apparentemente “vive”, illusioni ottiche in grado di stimolare ancora di più l’immaginazione e l’espressività. Le potenzialità di questo gioco sono ormai consolidate anche in campo didattico e c’è chi lo utilizza per facilitare l’insegnamento della matematica e della geometria ma anche all’interno di test psicologici.

lunedì 19 marzo 2018

L'apprendimento della lettura non è così semplice specialmente per gli alunni che mostrano difficoltà di apprendimento o di linguaggio.
La creazione della scatola della parole in prima elementare (e non solo) può essere utile per l'apprendimento delle lettere dell’alfabeto, delle sillabe e delle parole. Proprio queste ultime possono essere inserite in una scatola (quelle delle scarpe vanno bene), foderata con carta colorata. Le parole possono essere accompagnate dall’articolo che successivamente sarà utile per comprenderne la funzione all’interno della frase.
Di seguito vi allego i file anche con le immagini che potrete stampare fronte/retro, meglio se plastificati e inseriti, una volta ritagliati dentro la scatola. Queste possono essere utilizzate per organizzare in classe giochi vari.

 Clicca sotto per scaricare le schede e costruire la scatola!
Ecco a voi un percorso didattico di matematica in merito all'apprendimento delle operazioni con numeri maggiori del 1.000 e operazioni con i numeri decimali.

Le schede raccolte sono parte di un sussidiario, quelle qui disponibili relative ai numeri alti sono ben 42 pagine. Gli esercizi sono da proporre a partire dalla quarta classe della scuola primaria.

"Jack-Potato" è il sito web di due insegnanti della scuola primaria. Le maestre Dorothy e Tatiana condividono la passione per l'insegnamento della lingua inglese, l'amore per i bambini e una sana dipendenza dalle cartolerie. Jack Potato è il "loro" piccolo archivio: raccoglie "esperimenti" didattici in classe, i materiali e anche qualche spunto di riflessione.

Da visitare, ricco veramente di materiali, idee anche sul CLIL.
Clicca qui per visitare il sito!

sabato 17 marzo 2018

17/03/2018 - Il decreto legislativo n. 66/2017 (clicca qui per leggerlo), attuativo della legge n. 107/2015, ha introdotto nuove norme sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Tra le novità ricordiamo quella relativa alla continuità didattica che, alla luce di quanto previsto dall’articolo 14 del decreto, può essere favorita anche dalla conferma, per l’anno scolastico successivo, del docente con contratto a tempo determinato (cioè NON di ruolo o precario). La richiesta va fatta da parte delle famiglie degli alunni.

Non è facile attuare tale "provvedimento" poichè ci sono delle limitazioni che rendono molto difficile l'applicazione e la realizzazione. Qui sotto le principali condizioni che le famiglie devono sapere:
  1.  disponibilità del docente coinvolto (non solo che sia disponibile ad essere riconfermato ma non deve aver firmato altro contratto in altra scuola, in caso potrà rinunciare ma a condizione di accettare una supplenza più lunga).
  2. l’eventuale richiesta della famiglia (da consegnare in segreteria, accertatevi che venga protocollata), può essere proposta non prima dell’avvio delle lezioni (data stabilita dal calendario scolastico della singola regione).
  3. prima vengono considerati ulteriori contratti a tempo determinato nell’anno scolastico successivo, ferma restando la disponibilita’ dei posti e le operazioni relative al personale a tempo indeterminato, nonche’quanto previsto dall’articolo 1, comma 131, della citata legge n. 107 del 2015 (non è possibile stipulare contratti a tempo determinato per più di 36 mesi anche non continuativi).
  4. i presidi non sanno ancora come muoversi per confermare le supplenze; come si legge nel decreto stesso (articolo 14 , comma 3), è necessario un ulteriore provvedimento ossia un decreto che ne definisca le modalità attuative, anche apportando le necessarie modifiche al Regolamento sulle supplenze (DM n. 131/2017).
  5. nel decreto approvato (che ribadiamo entra in vigore il 31 maggio) non è scritto a partire da quale anno scolastico entrano in vigore tali modifiche.
Sul punto 4 ancora non ci sono notizie, quindi si attende un decreto apposito del Miur ma anche modifiche al Regolamento delle supplenze, fermo al 2017 (dm 131/2007), modifiche che saranno esplicitate nella annuale circolare sulle supplenze, che il Ministero pubblica – ad andar bene a fine agosto.

Insomma è ancora una questione aperta che potrà ancora una volta cambiare con il nuovo governo e le novità sulla riforma scolastica che si preannunciano. 

Vale la pena provarci (anche se di difficile applicazione), in questo post inserisco anche il modello di domanda elaborato dal CIIS, che va protocollato in segreteria e presentato al dirigente scolastico.

venerdì 9 marzo 2018

Agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche, a valere sulle risorse specifiche e disponibili a legislazione vigente iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, garantiscono:
 
a) l'uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;

b) l'introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;

c) per l'insegnamento delle lingue straniere, l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell'esonero.
Le misure di cui al comma 2 devono essere sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l'efficacia e il raggiungimento degli obiettivi.

Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.
Proprio su quest’ultima parte dell’art. 5 della legge 170 i Tribunali Amministrativi Regionali hanno preso posizione individuando come può influire la diagnosi di un DSA sulle valutazioni degli studenti, e che a breve andremo ad esaminare.
Poc’anzi si è fatto riferimento all’esistenza di un quadro normativo oltre alla legge 170; ed invero, in attuazione della stessa, è stato emanato il Decreto Ministeriale n. 5669 del 2011 a cui sono state allegate le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Atti di fondamentale importanza per la tutela giuridica di cui si parla.
Hanno fatto seguito poi numerose Circolari Ministeriali e Protocolli regionali che in questa sede però non esaminiamo, ma teneteli sempre come riferimento.

Con riferimento alle valutazioni degli allievi con DSA è di fondamentale importanza l’art. 6 del Decreto Ministeriale n. 5669 del 2011.
L’art 6 è propriamente intitolato “Forme di verifica e valutazione”.
Cosa prevede nello specifico? Esaminiamolo con attenzione.
La norma in questione prevede che la valutazione scolastica, periodica e finale, degli alunni e degli studenti con DSA debba essere in primis coerente con gli interventi pedagogico-didattici attuati alla luce delle norme, di cui agli articoli precedenti, ovvero gli interventi didattici personalizzati e individualizzati e le misure educative e didattiche da porre in essere nello specifico caso.
Inoltre, la norma dispone che “le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono all’alunno o allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare - relativamente ai tempi di effettuazione e alle modalità di strutturazione delle prove - riservando particolare attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, a prescindere dagli aspetti legati all’abilità deficitaria.”
Le Commissioni degli esami di Stato, al termine del primo e del secondo ciclo di istruzione, tengono in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati.
Sulla base del disturbo specifico, anche in sede di esami di Stato, possono riservare ai candidati tempi più lunghi di quelli ordinari. Le medesime Commissioni assicurano, altresì, l’utilizzazione di idonei strumenti compensativi e adottano criteri valutativi attenti soprattutto ai contenuti piuttosto che alla forma, sia nelle prove scritte, anche con riferimento alle prove nazionali INVALSI previste per gli esami di Stato, sia in fase di colloquio.
In ambito universitario, gli Atenei assicurano agli studenti con DSA l’accoglienza, il tutorato, la mediazione con l’organizzazione didattica e il monitoraggio dell’efficacia delle prassi adottate.
Per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale, programmati a livello nazionale o da parte delle università, sono previsti tempi aggiuntivi, ritenuti congrui in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, assicurando altresì l’uso degli strumenti compensativi necessari in relazione al tipo di DSA.
La valutazione degli esami universitari di profitto è effettuata anche tenendo conto delle indicazioni presenti nelle allegate Linee guida.
Si rammenti che l’art. 4 del D.M 5669 dispone in forma imperativa, quindi ciò costituisce un vero e proprio obbligo per gli Istituti scolastici, di provvedere ad attuare i necessari interventi pedagogico-didattici per il successo formativo degli alunni e degli studenti con DSA, attivando percorsi di didattica individualizzata e personalizzata e ricorrendo a strumenti compensativi e misure dispensative.


L'INSUCCESSO DI UN ALUNNO CON DSA 

Tutto ciò premesso, occorre porsi degli interrogativi allorquando uno studente non riesca a raggiungere risultati soddisfacenti durante il suo percorso scolastico o universitario o addirittura quando la sua stessa promozione alla classe successiva sia messa in pericolo.

E’ stata garantita dalla scuola l’attuazione di quanto previsto dalla legge 170 e dagli artt. 4 e 6 del D.M. 5669 del 2011?
Sono state adottate misure compensative e dispensative a seguito della certificazione di DSA?
Quale incidenza ha avuto la sussistenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento sulla valutazione dell’alunno in corso d’anno e soprattutto nei giudizi di fine anno?
Sono stati posti in essere percorsi individualizzati e personalizzati?

Ebbene giova indicare che i TAR sono particolarmente attenti nel responsabilizzare le Istituzioni scolastiche nell’adempimento dei loro doveri ben individuati nelle norme prima evidenziate.

Facendo allora riferimento ad alcune sentenze “che hanno fatto scuola” possiamo evidenziare alcuni passaggi significativi, che ben consentono di capire come venga adeguatamente fornita tutela legale in situazioni scolastiche legate ai DSA.
In particolare afferma il Tar del Lazio che: “E’ illegittimo per difetto di motivazione il giudizio negativo formulato dal consiglio di classe in ordine alla promozione alla classe successiva di un alunno, allorché, in presenza di un accertato disturbo specifico di apprendimento da cui lo stesso sia affetto (nel caso, dislessia), abbia omesso di fare menzione e di valutare il rilievo di tale situazione, ai fini del giudizio sui risultati raggiunti dall’alunno”. (TAR per il Lazio, sentenza 23 agosto 2010, n. 31203).
A tal proposito la giurisprudenza amministrativa ritiene che dagli scrutini debba emergere che il Consiglio di Classe ha debitamente considerato la rilevanza del DSA nel giudizio finale.
Nello stesso senso, il TAR Lazio – Sezione terza bis (con Ordinanza n. 3616/2010) ha accolto l’istanza cautelare di ammissione con riserva all’esame di licenza media di alunno con D.S.A. “(..) considerato che dall’esame del verbale di non ammissione versato in atti risulta che il Consiglio di classe ha dato atto di essere a conoscenza e di avere considerato le cartelle cliniche dello scolaro ma che da tale scarna e generica affermazione – peraltro contrastante con quanto affermato dal Dirigente Scolastico nella nota del 23 giugno 2010 – non è dato evincere quali motivate scelte didattiche siano state operate in costanza di tale peculiare situazione oggettiva, in presenza della quale, l’ordinamento prevede la predisposizione di prove differenziate oltre che l’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative”.
Il TAR Friuli Venezia Giulia, con sentenza 12 ottobre 2011, n. 420, ha accolto un ricorso, ritenendolo fondato perché:
“(..) la valutazione finale non risulta aver adeguatamente ponderato l’effettiva pregnanza dei DSA di cui soffre l’alunno (..). E’ anche evidente che il Consiglio di classe non ha affrontato la valutazione dei rischi derivanti da una possibile totale disaffezione dell’alunno nei confronti della scuola, desumibili anche dal fatto che in due materie nelle quali durante l’anno scolastico precedente alla ripetenza aveva ottenuto la sufficienza, ha invece conseguito risultati insufficienti (storia ed educazione tecnologica).”
Il Tar Lombardia, con sentenza n. 31203 del 23 agosto 2010, ha affermato che il consiglio di Classe deve tenere espressamente conto, in sede di formulazione del giudizio finale, di tutti gli altri elementi di valutazione imposti dalla legge, diversi (dislessia) da quello prettamente tecnico dell'esito dei risultati tecnici conseguiti.
In difetto, il giudizio di non promozione risulta carente di motivazione nella misura in cui non evidenzia con compiutezza le ragioni del suo iter logico, avendo omesso di far menzione e di valutare nella sua globalità la particolare situazione dello alunno (dislessia).
L'atto impugnato pertanto risulta quanto mai generico ed incongruo, posto che nella specie si limita a sostenere la mancata ammissione alla classe successiva “…al fine di permettergli di consolidare le conoscenze e le competenze di base nelle discipline nelle quali ha manifestato maggiori difficoltà…”
Ciò sta ad indicare come il giudizio di non promozione sia carente di motivazione nella misura in cui non evidenzia con compiutezza le ragioni del suo iter logico.
(Il Tar, quindi, ritiene che non è ammissibile la motivazione per cui non si ammette alla classe successiva un alunno al fine di consentirgli di consolidare le conoscenze nelle materie in cui versa in difficoltà)

Sulla base delle fin qui esposte considerazioni il ricorso è stato accolto e per l'effetto il giudizio finale di non promozione impugnato è stato annullato per violazione di legge, per difetto di motivazione.
Il TAR Campania con sentenza n. 2404 del 30 aprile 2014 ha evidenziato il mancato svolgimento di “una effettiva analisi circa l’incidenza causale del DSA sul rendimento dell’alunno, di modo che il giudizio conclusivo manca di quella individualizzazione e personalizzazione che, richieste per ciascuno studente, lo sono a maggior ragione per quelli affetti da disturbi dell’apprendimento: inoltre, manca una oggettiva verifica in ordine alle ragioni della scarsa efficacia dimostrata dagli strumenti metodologici e didattici previsti dal Progetto Didattico Personalizzato, la cui stessa attuazione è stata contestata dalla parte ricorrente”.
Il ricorso presentato al Tar è stato accolto per violazione dell’art. 5, comma 4, della L. 170/2010 e dell’art. 10 D.P.R. 122/2009 (“Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni”) secondo cui, per gli alunni con DSA certificato, la valutazione e la verifica degli apprendimenti, comprese quelle per l’esame conclusivo dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive di tali alunni.
Infatti “la considerazione della condizione patologica dell’alunno rappresenta un elemento necessario non soltanto dell’iter didattico, ma anche del momento valutativo: viceversa, nella fattispecie, l’impugnato giudizio di non ammissione prescinde totalmente dal disturbo che affligge il minore”.
(Nel medesimo orientamento si colloca la sentenza TAR Lazio n. 10817 del 28 ottobre 2014, che riguarda un alunno con DSA e disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività –ADHD-).

Anche il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3593 del 14 agosto 2012, ha accolto il ricorso dei genitori di un alunno, richiamando l’importanza delle motivazioni contenute nel giudizio finale del Consiglio di Classe.
Infatti “Gli elementi portati a motivazione del negativo giudizio (attenzione didattica mirata al conseguimento degli obiettivi minimi e socio-educativa finalizzata al rispetto delle regole scolastiche, negativo commento sulle effettive possibilità che lo studente abbia di recuperare in tempi brevi i debiti formativi per poter affrontare responsabilmente l’anno scolastico successivo) presentano, evidentemente, un vizio motivazionale di fondo, per non tenere in alcuna considerazione il percorso scolastico dell’alunno ed i risultati conseguiti in rapporto alla patologia certificata in base ad una diagnosi specialistica, così come richiesto sia dall’art.10 del regolamento (“adeguatamente certificate”) che dalle istruzioni operative dell’amministrazione centrale (“diagnosi specialistica di disturbo specifico”), che andava adeguatamente valutata. La genericità della deliberazione di non ammissione alla classe e l’omissione di ogni considerazione delle condizioni dell’alunno comporta, pertanto, la necessità di annullamento del giudizio finale, con assorbimento delle ulteriori censure, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione”.
Dalla rassegna di queste sentenze importanti per la direzione in cui sono poi andati molti Tar italiani, si evince come gli studenti ed alunni con DSA siano fortemente attenzionati anche dalla magistratura, volta a garantir loro adeguate forme di tutela finalizzate ad attuare le previsioni normative contemplate dal nostro ordinamento.
Le valutazioni concernenti alunni e studenti DSA devono tenere sempre in debita considerazione il disturbo loro diagnosticato, diversamente, le stesse, saranno viziate per aver omesso nel giudizio un elemento di fondamentale importanza affinché la valutazione possa dirsi correttamente effettuata nei riguardi del singolo studente.

A conclusione di queste riflessioni in tema di DSA occorre evidenziare come non solo le forme di tutela legale si risolvono (laddove vi siano i presupposti) nell’annullamento della bocciatura o del debito formativo, ma altresì nella forma del risarcimento del danno, patrimoniale e morale; ne discende, pertanto, una tutela demolitoria quanto al provvedimento negativo di bocciatura ed una tutela risarcitoria a ristoro dei danni subiti.

(Fonte: tratto da https://www.tuttodsa.it).

martedì 6 marzo 2018

Ecco a voi una serie di schemi utili alla formulazione dei giudizi analitici da inserire nel documento di valutazione quadrimestrale in uso nella scuola secondaria di 1° grado.
 
GIUDIZIO INTERMEDIO (1° QUADRIMESTRE)
Classe prima e seconda
Classe terza
GIUDIZIO FINALE (2° QUADRIMESTRE)
Classe prima e seconda
Word (campi-moduli)
Classe terza
Word (campi-moduli
Ecco a voi un semplice documento che vi aiuterà nella valutazione delle discipline nella scuola elementare. La tabella vi aiuterà nell'individuare a cosa corrisponde un voto numerico, cioè cosa l'alunno deve saper fare, quali conoscenze e abilità corrispondono ad un specifico voto numerico.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...