• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

lunedì 3 dicembre 2018

Dicembre è sempre un mese un po' magico, pieno di attività ricreative come addobbi e lavoretti. La didattica non si ferma ma viene tralasciata un pochino per lasciar posto ad attività laboratoriali, alla musica e alla preparazione di spettacoli. Nonostante tutto questo trambusto ogni insegnante personalizza i contenuti anche in vista del periodo. Ad esempo si può decidere di affrontare il mese di dicembre in modo specifico con tematiche relative al clima natalizio. Così nascono i DETTATI sul Natale, occasione per esercitare e proseguire il lavoro sulle difficoltà ortografiche, magari aggiungendo a fine dettato una bella pagina da disegnare che rispecchia il contenuto.

Ecco alcuni links diretti che vi porteranno in siti esterni gratuiti ricchi di dettati e testi sul tema del Natale, non resta che scegliere! ECCO I MIEI CONSIGLI:

giovedì 11 ottobre 2018

E' un documento, una guida che ritengo sia utile non solo per gli insegnanti ma anche per i genitori e gli operatori della scuola. Tale guida offre molte informazioni ed esempi PRATICI su attività educative e suggerimenti su come gestire al meglio gli alunni con lo spettro autistico. 

sabato 6 ottobre 2018

Questo quaderno operativo è uno strumento per continuare la riflessione sul prendersi cura del sé e degli altri in modo ludico e interattivo, all’interno di un contesto educativo scolastico e famigliare. Si rivolge ai bambini dai 5 anni in su, ed è pensato per essere utilizzato anche insieme agli adulti per valorizzare la cura di bocca e denti tramite la corretta pulizia e igiene. 
Le schede e le attività proposte infatti possono essere usate sia dai genitori che dagli insegnanti per accompagnare il bambino in questo percorso di conoscenza. La finalità del quaderno è quella di aiutare il bambino a imparare a volersi bene e a voler bene dando spunti e suggerimenti per il confronto in classe e a casa. Rapportarsi con i pari infatti è importante quanto con la propria famiglia, che da sempre costituisce lo specchio dal quale attingere le conoscenze del proprio “io”. Quante volte i bambini si saranno sentiti dire che assomigliano al papà piuttosto che alla nonna, quante espressioni riflesse avranno percepito e quanti piccoli gesti del prendersi cura quotidiano avranno interiorizzato. È in ambito famigliare che i bambini si riconoscono nelle fasi evolutive della propria crescita condividendo i gesti quotidiani della cura e il nostro quaderno non poteva certo esimersi dall’includere anche la casa, “oltre la scuola”, in questo cammino di conoscenza. 

venerdì 5 ottobre 2018

Il decreto legislativo n. 66/2017 detta nuove norme in materia di inclusione degli studenti disabili certificati promuovendo la partecipazione della famiglia e delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale. I cambiamenti sono tanti cambiando la prassi e creando un po' di confusione... vediamo di capire insieme.

Vi consiglio alcune letture di guide e articoli utili a comprendere (brevemente) le novità e per aver chiaro cosa cambia e come:

sabato 29 settembre 2018

Ecco a voi la mia ricetta, facile e veloce con un ottimo risultato!

Ingredienti:
  • 3 cucchiai di amido di mais (o altro addensante come l'amido di frumento)
  • 250 ml di acqua
  • un cucchiaiono di glicerina (in sostituzione qualche goccia di olio di semi di girasole)
  • a scelta colorante alimentare
Preparazione:

Mettere tutti gli ingredienti dentro un tegamino tranne la glicerina e il colorante. Mescoliamo per ottenere una miscela senza grumi. Mettiamo il tegamino sul fornello e mescoliamo di continuo, dopo qualche minuto otteremo una poltiglia bianca e cremosa... togliere dal fuoco e dopo aver rimescolato ogni tanto per un paio di minuti (in modo da raffreddare un pochino il composto), aggiungiamo la glicerina e dividiamo il composto nei barattolini in modo da personalizzarla con colori diversi.

Ecco una seguenza fotografica con le vaie fasi...


Queste prove complete di griglie di valutazione sono adatte ai bambini delle classi della Scuola primaria. Trattandosi di bambini piccoli, che possono anche avere scarsa familiarità con le consegne e le tipologie dei compiti da svolgere, per avere risultati attendibili, è bene somministrare tutte le prove individualmente, utilizzando l’item di esempio per far capire bene all’alunno quello che deve fare. Se un esempio non basta possiamo farne altri o dare spiegazioni in lingua madre, ma non diamo aiuti di alcun genere nello svolgimento degli item su cui verrà verificata la competenza.

Clicca qui per scaricarle gratuitamente:

Vedi anche: PROVE D'INGRESSO FACILITATE PER LE CLASSI DELLA PRIMARIA, SCARICALE GRATUITAMENTE!

- CLASSE II, SCHEDE DIDATTICHE DI ITALIANO DI "GIUNTI EDITORE"

- CLASSE III, SCHEDE DIDATTICHE DI ITALIANO DI "GIUNTI EDITORE"



domenica 16 settembre 2018

In giro sul web girano diverse ricette, una delle migliori è quella che prevede la cottura sul fornello. 
Ecco la ricetta che ho personalmente sperimentato:
Ingredienti:
  • 2 tazze di acqua
  • 2 tazze di farina
  • 1 tazza di sale
  • mezza tazza di amido di mais
  • 1 cucchiaino di olio di girasole o mais (meglio al cocco per il profumo)
  • 1 cucchiaino di cremortartaro (in mancanza lievito per dolci)
  • 1 o 2 bustine di vanillina  
  • colorante in polvere
Procedimento: si mettono tutti gli ingredienti in una pentola antiaderente a fuoco basso. Si mescola fino a che il composto non si stacca dai bordi e diventa appiccicoso. Il composto va messo disteso su di una superficie piana a raffreddare e asciugare per due/tre ore.
Va conservato in un contenitore che ben siggillato può far durare il nostro pongo anche per più di sei mesi.
Con questa preparazione il Didò è commestibile, cioè te lo puoi mangiare, questo è importante per chi lo usa con bimbi molto piccoli. Ovviamente il sapore è disgustoso e molto salato, ma con i bambini non si sa mai quindi attenzione.

mercoledì 29 agosto 2018

Il sito http://www.balbuzie.it è un portale italiano di riferimento per avere informazioni sulle balbuzie, interessante è una serie di SUGGERIMENTI EDUCATIVI presenti nel sito e che secondo me molti di questi risultano importanti da applicare a scuola e a casa durante il periodo della scuola dell'infanzia:

  1. Non aiuteranno il vostro bambino parole, gesti, azioni che denotano preoccupazione per il suo modo di parlare.
  2. Evitate di etichettare il bambino come balbuziente né dovete permettere che altri lo facciano.
  3. Stabilite un buon contatto oculare col bambino, che dovrà percepire il vostro interesse e il vostro piacere di ascoltarlo.
  4. Parlare all’inizio o durante il discorso il bambino può inibire la sua comunicazione. Parlate alla fine.
  5. Offrite un buon modello di linguaggio. Parlate più che potete e con tranquillità e con una buona articolazione, senza esagerarla.
  6. Non forzare il bambino a parlare davanti ad altre persone, cosa che gli creerebbe stress comunicativo, né pretendere che si esprima oltre le possibilità del suo vocabolario.
  7. Fare domande che esigono risposte molto lunghe rischia di suscitare nel bambino un assurdo senso di incapacità e di inadeguatezza.
  8. Ogni stimolazione eccessiva stressa il bambino e non contribuisce a costruire intorno a lui un ambiente tranquillo.
  9. Attraverso gesti e parole mostrate di apprezzare le sue qualità. Elogiatelo per un disegno, una buona azione, un determinato comportamento, ecc.
  10. Se notate che il bambino è preoccupato per il suo modo di parlare, ditegli che quando i bambini stanno ancora imparando a parlare è normale che ripetano alcune parole.
  11. Evitate di chiedere di parlare quando è sotto l’effetto di un’intensa emozione. Il pianto produce già di per sé intermittenza tra parola e respiro. Quando si chiede qualcosa al bambino che piange, per quanto egli cerchi di organizzare i suoni, non ci riuscirà. Balbetterà di sicuro.
  12. Evitate di insegnare al bambino dei trucchi per non balbettare. Anche perché non è detto che questi funzionino. E ciò lo farà sentire sicuramente “in difetto” e forse anche “in colpa”.
  13. Evitate di completare le frasi del bambino; abbiate pazienza e ascoltate con tranquillità ciò che deve dire anche se ci mette tempo.
  14. Evitate il panico ogni qualvolta si blocca. E il panico lo si può trasmettere anche attraverso il linguaggio del corpo: gesti nervosi con le mani, movimenti particolari con gli occhi, sul viso, ecc.
  15. Stabilite un tempo da dedicare ogni giorno per raccontargli storie o parlargli liberamente ispirandovi per esempio alle figure di un libro.
  16. Quando deve andare in qualche posto, avvisatelo prima e ditegli cosa succederà e quali persone incontrerà. Evitate che rimanga in ansia senza sapere dove andrà e con chi giocherà.
  17. Se è un giorno propizio in cui sta balbettando poco o per niente, fate in modo che abbia anche maggiori opportunità di parlare. Per esempio: spegnere la TV per fare un gioco con le marionette, raccontare storielle, visitare un amico, fare piccole commissioni, ecc. Esplorate in tutti i modi la sua fluenza.
  18. Se è una giornata nera in cui il bambino sta balbettando molto, sistemate ogni cosa in modo che egli abbia poche occasioni di parlare. Per esempio: è raccomandabile vedere la TV, andare al cinema, ascoltare storie e canzoncine dallo stereo, ritagliare o incollare figurine, disegnare, ricostruire i puzzle... Contenete in tutti i modi la sua disfluenza.
  19. Fate solo domande necessarie e che richiedano risposte brevi.
  20. Inventate giochi sulle note di un canto fatto in coro o giochi in cui il bambino vi imita e ripete quello che voi dite, lentamente e articolando.
  21. Il miglior modo per non far notare che state facendo attenzione alla sua balbuzie è mostrarsi molto più interessati a quello che il bambino dice, piuttosto che a come lo dice.

Qualche altro suggerimento pratico...

Cosa devo e non devo fare quando mio figlio balbetta

  • devo:
    • ascoltare quello che dice e non come lo dice;
    • dargli tempo ed ascoltare finché non abbia finito;
    • comportarmi come se non balbettasse;
    • seguire i suggerimenti e le indicazioni ricevute e magari da lui stesso praticate, per esempio parlargli più lentamente;
    • mantenere un atteggiamento calmo, in modo che il bambino non si senta pressato nel parlare, finendo così con l’aumentare la velocità di parola;
    • badare bene a non prestare maggiore attenzione ai momenti di balbuzie a scapito di quelli di normale fluenza;
    • ridurre la velocità di parola.
  • non devo:
    • riprenderlo per la balbuzie;
    • “abbandonarlo” quando balbetta;
    • dirgli di smettere di balbettare;
    • punirlo perché balbetta;
    • mostrarmi preoccupato per la sua balbuzie;
    • arrabbiarmi o essere impaziente quando fa fatica a parlare;
    • dire per lui la parola che non gli riesce di dire;
    • fargli troppe domande e soprattutto non fargliele tutte insieme.

Ascoltare

Cosa fare quando sto ascoltando il bambino.
  • se siamo occupati, diciamogli che vorremmo senz’altro sapere quello che lui ci vuole dire, ma lo preghiamo di aspettare fino a quando potremo ascoltarlo per bene e con la massima attenzione. Naturalmente va previsto poi, senza farlo aspettare troppo, un momento di calma in cui potergli dedicare tutta l’attenzione di cui ha bisogno;
  • guardarlo;
  • parlargli sempre faccia a faccia e, se possibile, ponendomi alla sua stessa altezza;
  • dimostrargli che lo stiamo ascoltando con interesse anche per potergli rispondere al meglio;
  • non pretendiamo da noi stessi di ascoltare avendo la mente occupata.

Complimentarsi

Come posso aiutare mio figlio ad essere più sicuro di sé
  • lodarlo almeno una volta al giorno per qualcosa che ha fatto bene, per esempio anche solo per un disegno fatto per noi, o per aver apparecchiato la tavola;
  • essere sinceri, appropriati e coerenti nelle nostre lodi;
  • quando lo si ringrazia per un compito svolto, aggiungiamo magari un complimento: l’hai fatto veramente bene!;
  • incoraggiamolo a contraccambiare i complimenti, così impareremo a reagirvi sempre meglio in modo positivo.

Rispettare il turno

Come posso migliorare questo aspetto nella mia famiglia
  • cerchiamo di trovare un momento specifico per esercitarci nel rispettare i turni di parola, per esempio a cena;
  • chiariamo a tutti che quando una persona sta parlando, gli altri devono aspettare in silenzio finché lui abbia finito; solo allora toccherà ad un altro;
  • se qualcuno interrompe gli si dice: “aspetta, quando lui avrà finito toccherà a te e nessuno ti interromperà;
  • se una persona sta parlando da troppo tempo andrà fermata, spiegandone il motivo, e dando la parola ad un’altra;
  • quando un membro della famiglia diventa noioso o ripetitivo, sarà bene ricordargli la regola dell’essere conciso e interessante;
  • non interrompiamo il bambino che balbetta: non lo faremmo se parlasse normalmente.

La disciplina

Cosa posso fare quando mio figlio si comporta male
  • cerchiamo di far coincidere la punizione con il momento della ‘marachella’ o del capriccio;
  • non minacciamo punizioni che già sappiamo di non mantenere come, per esempio: “se lo fai ti mando via per sempre!”;
  • siamo coerenti: se abbiamo stabilito una punizione facciamo in modo che avvenga, senza dimenticanze o ‘sconti’;
  • avvertiamo con un ammonimento il bambino, cerchiamo di essere sicuri che lui abbia effettivamente capito l’errore e diamogli anche il tempo per correggersi;
  • cerchiamo di ridurre il numero di volte in cui diciamo o rispondiamo “no!”; è meglio conservarlo per le occasioni più significative;
  • quando è possibile farlo, cerchiamo di distogliere il bambino dall’attività scorretta, inducendolo a fare qualche cosa di positivo.– Per esempio: piuttosto che dirgli spesso “non fare– così”, coinvolgiamolo con una proposta (“perché non mi aiuti a fare questo?”).
Fonte: tratto da http://www.balbuzie.it

giovedì 23 agosto 2018

E' chiamata in modi diversi  spesso "sedia del silenzio" o "posto della riflessione" e seppur rappresenta una sorta di PUNIZIONE è anche una tecnica che ha un fodamento educativo e metodologico, tutto ciò dipende dall'uso che ne facciamo.

“Time out” letteralmente significa pausa o sospensione ed è un termine molto utilizzato nel mondo dello sport. Se un giocatore, per esempio, si comporta in modo scorretto, viene subito mandato in panchina e deve stare seduto, è messo in “pausa forzata” per un po’ e poi può ritornare a giocare.

In cosa consiste la tecnica del Time out applicato ai bambini?

Il Time out è una tecnica educativa che può essere utilizzata quando i bambini si comportano in modo sbagliato o disubbidiscono. In pratica, durante il tempo stabilito per il Time out, il bambino deve restare seduto su una sedia o non allontanarsi da un determinato posto della  casa (in cui non ci siano né giocattoli, né oggetti con cui potersi far male) e fare una “pausa”, riflettendo su ciò che ha fatto e sul comportamento giusto che avrebbe dovuto adottare.
È comunque una sorta di punizione, perciò non deve essere considerata una soluzione diretta ma come un modo per invitare il bambino a riflettere, a riprendere il controllo delle proprie emozioni ed evitare anche ulteriori scontri.
Proprio per non farlo considerare un castigo o un modo per allontanarlo, dovrebbe essere accompagnato da parole che facciano capire al bambino quali sono i sentimenti e le emozioni che sta provando (rabbia, dolore, frustrazione ecc.), sottolineando che, comunque, è solo quel suo comportamento ad essere sbagliato (picchiare un altro bambino, buttare per terra il cibo ecc.), ma certamente non lui e noi lo amiamo sempre e comunque.

Quanto deve durare il time out?

È consigliabile che duri pochi minuti. Anche un minuto, infatti, può sembrare un’eternità a chi è piccolo…quindi bisogna osservare il bambino molto attentamente e ponderare in modo giusto.

martedì 21 agosto 2018


In Italia ci sono circa 20 mila bambini, ragazzi o giovani che hanno il diabete di tipo 1.
È abbastanza normale quindi incontrare uno o alcuni alunni con diabete nella propria carriera scolastica. 
Deve essere chiaro che gli alunni con diabete di tipo 1 non hanno bisogni educativi speciali. 
Hanno le stesse probabilità di successo o insuccesso dei loro coetanei, lo stesso desiderio di relazione e le stesse problematiche. Non vanno quindi trattati in modo diverso. Potrebbero però aver bisogno di andare in bagno anche più volte nella mattinata, di tenere a portata di mano dolci o bibite zuccherate e – eccezionalmente – di alimentarsi o di misurare la glicemia senza attendere l’intervallo.
Potrebbe fare qualche assenza in più rispetto alla media e in alcuni casi potrebbe non trovarsi nelle condizioni ideali di concentrazione per affrontare un compito in classe o una interrogazione.
È importante che il personale scolastico abbia nozioni fondamentali sulla malattia del proprio alunno e sulle sue esigenze terapeutiche e alimentari, sapendo come affrontare possibili situazioni d’emergenza per consentire all’allievo di vivere serenamente e con sicurezza anche a scuola.

 

Diabete: cosa serve sapere 

Salvo pochissime eccezioni il diabete dei bambini e dei ragazzi è la forma autoimmune, detta diabete di tipo 1 o DM1. Questa forma è molto diversa dal diabete di tipo 2, frequente fra le persone anziane. 
Il diabete di tipo 1 non è contagioso, non è dovuto a una cattiva alimentazione o a stili di vita poco sani. 
Che problemi comporta? 
Nel diabete di tipo 1 una parte del pancreas smette ‘improvvisamente’ di funzionare e non secerne più insulina. L’insulina – fra le altre cose – regola automaticamente la quantità di zucchero nel sangue: la glicemia. 
Bisogna quindi sostituire questo automatismo con frequenti controlli della glicemia e con assunzioni di insulina. 

 

Misurare la glicemia 

La glicemia dovrebbe rimanere fra 90 e 110 mg/dL prima e lontano dai pasti e tra i 140 e i 180 nelle due ore seguenti ai pasti. Non è facile, soprattutto fra bambini e ragazzi (che alternano sedentarietà e movimento, sottoposti alle tempeste ormonali della crescita e… sì, allo stress della scuola) mantenere questi valori.
La glicemia va misurata prima dei pasti, a orari prefissati fra un pasto e l’altro e quando si ha l’impressione che qualcosa non vada per il verso giusto. In questo caso potrebbe essere necessario effettuare la misurazione anche nel corso dell’ora di lezione.
Il bambino/ragazzo con diabete impara molto presto a misurare la quantità di glucosio presente nel sangue (glicemia) pungendo con un apposito strumento la cute (generalmente di un polpastrello) e appoggiando su una striscia reattiva la piccola goccia di sangue che si ottiene. 
Nella striscia si attiva una reazione chimica che viene letta da un apparecchio chiamato lettore o glucometro il quale restituisce il valore della glicemia in quel momento. 
In generale si può dire che se l’alunno esce da scuola prima di pranzo, potrebbe avere bisogno di misurare la glicemia prima dello spuntino di metà mattina; se si ferma fino al pomeriggio, e pranza a scuola, dovrà necessariamente controllare la glicemia prima di iniettarsi la dose di insulina a pranzo.
Inoltre, dovrà avere la possibilità di controllarla ogni qualvolta pensi di essere in ipoglicemia.
Il numero di misurazioni quindi potrà variare a seconda delle esigenze di ogni alunno.

La glicemia alta è un problema? 
È importante che la glicemia rimanga più a lungo possibile ‘in target’ cioè entro i livelli desiderati, ma se qualche volta la glicemia è un po’ alta (iperglicemia) non è un problema.
Quella col diabete sarà forse una partita che durerà tutta la vita e subire qualche gol all’inizio non è un dramma. 
Se la glicemia fosse molto alta, la si può correggere con piccole assunzioni di insulina.

E se la glicemia è bassa? 
Se la glicemia dovesse scendere di molto sotto i livelli ottimali, c’è il rischio di una ipoglicemia
I livelli di zucchero nel sangue scendono e il cervello (grande consumatore di zucchero) lancia segnali di allarme.
Tali sintomi sono quasi sempre riconoscibili  dallo stesso bambino/ragazzo  in modo tale da poter intervenire con l’assunzione immediata di zucchero per bocca  per risolverli. 
I sintomi più frequenti sono: sudorazione, pallore, irritabilità, nervosismo, pianto, confusione, nausea, fame eccessiva, cefalea, difficoltà di concentrazione, difficoltà di coordinazione, stanchezza, tremori. 
Contrastare l’ipoglicemia  è abbastanza semplice:  basta far assumere al bambino una dose di zucchero. 
Per questo è importante che l’alunno abbia sempre a disposizione caramelle zuccherate o zollette di zucchero oppure le comuni bibite zuccherate, come succhi di frutta, coca-cola, aranciata o una fialetta di Glucosprint
Una volta risolti i sintomi dell’ipoglicemia, per prevenire un nuovo calo di glicemia, il bambino/ragazzo deve mangiare alimenti contenenti carboidrati complessi, quali biscotti, pane, fette biscottate, e dopo circa 15 minuti di benessere può riprendere le normali attività.
Ipoglicemie lievi possono essere piuttosto frequenti  (molti episodi all’anno). 
Nel caso di grave ipoglicemia, con perdita di coordinamento e di coscienza il bambino/ragazzo non va lasciato da solo. È importante far sdraiare l’alunno sul fianco e iniettare un farmaco chiamato glucagone. 
Il glucagone è disponibile in un kit di pronto uso: nella confezione si trova una siringa contenente soluzione fisiologica e un flacone con la polvere, che vanno miscelati al momento dell’uso e quindi il prodotto ottenuto riaspirato (come si fa con gli antibiotici per via intramuscolare). 
Il glucagone può essere iniettato in qualunque punto, per via intramuscolare. 
Non vi sono rischi nel somministrare il glucagone anche in modo improprio. Subito dopo è necessario avvisare la famiglia e il pronto intervento sanitario (118). 
Entro cinque minuti il bambino mostrerà una graduale ripresa accompagnata probabilmente da sintomi di nausea e vomito.
IPOGLICEMIA: cosa è e cosa serve fare. Guarda il video del Prof. Maurizio Vanelli 
 

Diabete e socialità 

In linea generale per la maggior parte dei bambini il diabete non rappresenta un ostacolo sociale nella prima età scolare. La situazione è diversa verso la fine delle scuole elementari e nelle scuole superiori.
Molti studenti richiedono privacy o sono preoccupati dal fatto che il diabete li renda ‘diversi’. 
Il diabete può entrare nelle sindromi di isolamento o di percepita discriminazione che sono peraltro comuni nella pre-adolescenza e nell’adolescenza.
Sarà la famiglia a dare le giuste indicazioni nell’informare il corpo insegnante per agire nel rispetto della privacy dell’alunno.

Diabete e tecnologia

Molti giovani con diabete utilizzano uno strumento chiamato microinfusore o pompa di insulina che infonde l’insulina direttamente sottocute secondo uno schema prefissato rendendo inutili le iniezioni. Il microinfusore ha le dimensioni di un telefono cellulare ed è piuttosto resistente agli urti. La cannula che collega il microinfusore al sottocute potrebbe staccarsi o occludersi a seguito di giochi, spintoni o di esercizi fisici e l’alunno potrebbe quindi avere la necessità di doverla sostituire. 
Frequente è anche l’uso di ‘sensori in continuo’, sorta di cerotti che misurano a intervalli frequenti e regolari la glicemia inviando segnali a un ricevitore. I giovani e giovanissimi sono generalmente molto a loro agio con queste tecnologie e non richiedono supporto nel loro funzionamento.

Mangiare a scuola

Un bambino o ragazzo con diabete ha bisogno di mangiare come dovremmo fare tutti e cioè in modo sano, moderato e variato. Non ha bisogno di pasti speciali per lui. 
È necessario sapere che prima di effettuare un pasto principale (come il pranzo) il bambino con diabete deve sempre eseguire l’iniezione di insulina. 
Per un ragazzo con diabete è importante, comunque, consumare le giuste quantità di cibo previste durante il pasto o, eventualmente, essere in grado di adeguare la dose di insulina in relazione alla quantità di carboidrati assunti secondo lo schema fornito dalla famiglia e/o dal Centro di diabetologia che lo ha in carico. 
Inoltre vanno presi in considerazione altri due aspetti: che non vi siano ritardi o anticipi nell’inizio effettivo del pasto, rispetto al momento dell’assunzione di insulina. 
Spesso gli alunni non mangiano i piatti loro serviti. Nel caso dell’alunno con diabete... dipende da che cosa non vuole mangiare. Se decide di non mangiare quando ormai ha praticato la dose abituale di insulina è meglio controllare che non rinunci a dei carboidrati (pasta, riso, pane, patate, prodotti da forno) perché questo potrebbe originare una ipoglicemia. Se rifiuta della carne, del pesce, del prosciutto – tutte proteine – non succede niente. Se però decide di non mangiare il risotto o la pasta allora sarà necessario proporgli di mangiare “in cambio” un panino o di bere un succo di frutta che in genere è gradito e non richiede troppo tempo per essere assunto. Se questi rifiuti si ripetessero, sarebbe meglio parlarne con i genitori perché potrebbe essere necessario modificare la dose di insulina oppure spostarla dopo il pasto. 
Può succedere che lo studente autonomo nella gestione del suo diabete ritenga sia il caso di mangiare uno snack fuori pasto, al limite anche durante la lezione, magari perché sente di avere la glicemia bassa è opportuno lasciarlo fare perché questo serve a prevenire l’ipoglicemia.
Alunno con Diabete di T.1: Mangiare a scuola. I consigli della Dietista Dott.sa Alessandra Bosetti (clicca qui per visionare il video)

L’attività fisica 

L’alunno con diabete può fare esercizio fisico come tutti, anzi l’esercizio fisico è fortemente consigliato
È importante che l’alunno misuri la glicemia prima e dopo l’esercizio fisico. Se la glicemia è bassa o molto alta l’alunno potrà chiedere di non svolgere alcuna attività. Durante l’attività, è comunque opportuno avere a disposizione sul posto alimenti contenenti zuccheri semplici.
I viaggi d’istruzione 
Facendo parte a pieno titolo delle attività didattiche gli alunni con diabete dovrebbero partecipare ai viaggi d’istruzione. Naturalmente l’alunno deve avere con sé tutto il necessario per la correzione di eventuali ipoglicemie, oltre a un lettore della glicemia, e tutto l’occorrente per l’assunzione di insulina.
L’insegnante che lo accompagna deve essere informata della terapia insulinica in atto, dei sintomi dell’ipoglicemia e delle modalità di correzione in modo da poter assistere l’alunno in caso di necessità.
Se il ragazzo è ben controllato e, soprattutto, è ben istruito, non dovrebbero nascere problemi durante la gita. 
È importante che ai genitori venga fornito il programma giornaliero dettagliato delle attività, in modo che possano pianificare la terapia insulinica. Infatti, un incremento dell’attività fisica potrebbe portare a qualche ipoglicemia, facilmente prevedibile e prevenibile. Per questo motivo, il ragazzo deve portare con sé sempre delle caramelle zuccherate o del succo di frutta. 
È importante che non vengano saltati i pasti e che i loro orari siano ragionevolmente rispettati.

Ecco a voi un bel libro da leggere e da disegnare... semplici letture con l'uso di diversi caratteri via via più difficili.

Il libro scaricabile gratuitamente è adatto a bambini  a partire da 6 anni o per gli alunni che mostrano incertezze nella letto-scrittura.



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lunedì 20 agosto 2018

Non è possibile disconoscere alcuni bisogni fondamentali dei bambini, innanzitutto quello di muoversi. L’attività motoria, dunque, non andrebbe concepita tanto come educazione del corpo, bensì attraverso di esso, e a livello pedagogico appare fondamentale fornire una vasta serie di opportunità al fine di stimolare su più dimensioni l’espressione e lo sviluppo della personalità; infine la competizione, come ci ricorda Togni (2009), è decisamente collegata alle competenze. 
L’obiettivo fondamentale da perseguire attraverso i frammenti dedicati al corpo e al gioco motorio del presente contributo, consiste nel mostrare invece giochi inclusivi, cioè vedere come si possa giocare il più possibile tutti assieme, programma che mi pare possa costituire il filo conduttore “forte” di un progetto educativo capace di dare risposta ad esigenze quali il coinvolgimento attivo di ciascuno, l'utilizzare i momenti di gioco in forma laboratoriale, come educazione alle relazioni e sentimentale, più che funzionale; se in palestra o in altri spazi (magari di fortuna, in aula o all'esterno importa relativamente), anche se dove e quando possibile non sarebbe affatto male sfruttarli tutti... 

Includere significa innanzitutto illuminare le attività motorie attraverso una luce speciale, stimolando percorsi di ricerca-azione che indirizzino verso condizioni, regole, mediatori adeguati al sostegno dei bambini, favorendo l’espressione anche dei meno abili nel “mettersi in gioco”, o affinché i “diversi” siano accettati, tramite “buone prassi motorie inclusive” (leggi: “giochi adatti”). Il fine da raggiungere è ambizioso, ma gli elementi cui fare leva non mancano: innanzitutto il bisogno di muoversi di cui si è già detto, che a volte spaventa perché il gruppo nello spazio esterno all’aula appare incontrollabile; ma attraverso un percorso paziente e fiducioso si può raggiungere un ordine – sicuramente diverso, ma pur sempre definibile. L’altro elemento basilare è il gioco, dimensione formativa per eccellenza, secondo lo storico Huizinga (1973) addiri ttura vera e propria “culla” della cultura stessa, fonte inestimabile di spunti che costituiscono altrettanti stimoli di apprendimento, ma che dovrebbe diventare soprattutto pratica vissuta, più che agognata.

Le proposte della guida saranno pertanto illustrate attraverso due assi portanti di tipo didattico-operativo: uno più classico basato sulla spiegazione di esercitazioni, l'altro che fa leva su situazioni vissute di “buone prassi”, in modo che gli esempi illuminino e rendano più comprensibili le linee guida. Primo esempio concreto orientato all’inclusione: se proprio si pensa di dover eliminare qualcuno dal gioco, allora rovesciando una prassi consolidata è meglio fermare coloro che fanno bene piuttosto di chi sbaglia, perché solo così questi ultimi possono esercitarsi di più mentre chi è già bravo può aiutare chi si trova in difficoltà, magari dando indicazioni utili e sostegno.

domenica 19 agosto 2018

Ecco a voi una nuova risorsa utile a scuola e nei laboratori creativi. Si tratta di un manuale che guida alla creazione di 100 lavoretti per diverse occasioni: natale, halloween, compleanni e per tutti i giorni.

La guida è accompagnata da foto e dai passi che bisogna compiere per liberare la creatività e realizzare i diversi lavoretti!





venerdì 17 agosto 2018

Il volume scaricabile gratiutamente è un manuale divulgativo che affronta il tema dell’utilizzo delle tecnologie informatiche per facilitare l’apprendimento in soggetti con disturbi dello sviluppo e in particolar modo per i soggetti con Ritardo Mentale.
Il manuale cercherà di proporre una defi nizione di Ritardo Mentale ed alcuni possibili percorsi  educativi  che  sfruttino  l’uso  dell’informatica  per  il  raggiungimento  di  una maggiore autonomia e integrazione sociale dei soggetti con Ritardo.
Questa  pubblicazione  si  rivolge  ai  familiari  di  soggetti  con  Ritardo  Mentale,  agli insegnanti ed anche agli specialisti che vogliono avvicinarsi alle diffi coltà, ma anche alle abilità di questi ragazzi e alle possibilità offerte dalle tecnologie informatiche, attraverso alcuni spunti teorici e pratici.
I percorsi educativi mediante l’utilizzo degli strumenti informatici sono stati pensati sia per aree che per obiettivi da raggiungere. I software sono stati così raggruppati a seconda delle diverse aree di intervento. Per una facile lettura sono state previste tabelle riassuntive e appendici con descrizioni più dettagliate.

sabato 11 agosto 2018

Il contributo di seguito scaricabile gratuitamente si propone come guida bibliografica essenziale per docenti che vogliano iniziare o approfondire la conoscenza della metodologia CLIL. 
Nella prima parte si presentano sinteticamente alcuni testi teorici in lingua italiana e in lingua inglese pubblicati negli ultimi anni; seguono le schede sintetiche di alcuni materiali operativi che possono essere un utile esempio di come progettare e realizzare unità di apprendimento CLIL. Chiude il contributo una breve rassegna dei principali siti europei dedicati alla metodologia e che propongono materiali utili sia per la fase di presentazione della metodologia che di implementazione nel curricolo disciplinare. 

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