giovedì 23 agosto 2018

E' chiamata in modi diversi  spesso "sedia del silenzio" o "posto della riflessione" e seppur rappresenta una sorta di PUNIZIONE è anche una tecnica che ha un fodamento educativo e metodologico, tutto ciò dipende dall'uso che ne facciamo.

“Time out” letteralmente significa pausa o sospensione ed è un termine molto utilizzato nel mondo dello sport. Se un giocatore, per esempio, si comporta in modo scorretto, viene subito mandato in panchina e deve stare seduto, è messo in “pausa forzata” per un po’ e poi può ritornare a giocare.

In cosa consiste la tecnica del Time out applicato ai bambini?

Il Time out è una tecnica educativa che può essere utilizzata quando i bambini si comportano in modo sbagliato o disubbidiscono. In pratica, durante il tempo stabilito per il Time out, il bambino deve restare seduto su una sedia o non allontanarsi da un determinato posto della  casa (in cui non ci siano né giocattoli, né oggetti con cui potersi far male) e fare una “pausa”, riflettendo su ciò che ha fatto e sul comportamento giusto che avrebbe dovuto adottare.
È comunque una sorta di punizione, perciò non deve essere considerata una soluzione diretta ma come un modo per invitare il bambino a riflettere, a riprendere il controllo delle proprie emozioni ed evitare anche ulteriori scontri.
Proprio per non farlo considerare un castigo o un modo per allontanarlo, dovrebbe essere accompagnato da parole che facciano capire al bambino quali sono i sentimenti e le emozioni che sta provando (rabbia, dolore, frustrazione ecc.), sottolineando che, comunque, è solo quel suo comportamento ad essere sbagliato (picchiare un altro bambino, buttare per terra il cibo ecc.), ma certamente non lui e noi lo amiamo sempre e comunque.

Quanto deve durare il time out?

È consigliabile che duri pochi minuti. Anche un minuto, infatti, può sembrare un’eternità a chi è piccolo…quindi bisogna osservare il bambino molto attentamente e ponderare in modo giusto.

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