• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

martedì 23 dicembre 2014


Difficile trovare parole adatte per augurare buone feste. Natale è un giorno importante, forse per alcuni un giorno come tanti poichè magari ci si ritrova a combattere una lotta incessante e ricominciare tutto da capo ogni santo giorno... Di certo non possiamo arrenderci, non possiamo tralasciare ciò che più amiamo, che sia il proprio animale domestico, che siano i propri figli, che siano i propri genitori, ecc... che siano i propri valori! 

Quest'anno ho scelto una poesia di una "personcina" che nonostante non avesse beni materiali ha saputo donare più di quanto si possa pensare... ancora oggi le sue parole e le sue azioni sono fondamento anche di chi non ha Fede in Dio, c'è molto di più di un ode al Cristianesimo! Che Natale è se non si pensa un po' di più agli altri???  
A voi la lettura e la riflessione personale...


E’ Natale – Madre Teresa di Calcutta

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

A tutti voi i miei più sinceri di Buon Natale e serene feste!
Maestro Carmelo.

martedì 16 dicembre 2014

L'indennità di frequenza è accordata a bambini diabetici, scoliotici o con altre problematiche che richiedono una riabilitazione specifica. Quindi ha lo scopo di fornire un sostegno alle famiglie di minori invalidi che devono sostenere spese legate alla frequenza di una scuola, pubblica o privata, o di un centro specializzato per terapie o riabilitazione. Anche i DSA possono ottenere tale indennità...

Per i ragazzi con DSA, di solito, viene rilasciata dalla commissione una certificazione che NON è una invalidità, ma il riconoscimento "...di una difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età... "(art.2 legge 289/90). La commissione, dopo aver visionato la diagnosi dello specialista, emette un documento che per i minori si chiama INDENNITÀ DI FREQUENZA, e non INVALIDITÀ CIVILE. Inoltre, se non ci sono gli estremi per farlo (cioè nella maggior parte dei casi), non viene certificato uno stato di handicap e quindi non viene applicata la legge 104/92. 

Purtroppo, attualmente non esistono aiuti economici e finanziari per i ragazzi con DSA, eccetto che in alcune regioni. Tutti sappiamo bene i costi di un ciclo di logopedia o di altri cicli riabilitativi, senza contare i costi degli specialisti, del carburante, per non parlare del tempo che tutte queste cose comportano. 
L'indennità consiste in un assegno mensile di 251 € circa. Per la procedura per ottenerla clicca qui!

venerdì 5 dicembre 2014

Spesso alcuni eventi che segnano la nostra vita finiscono per divertare parte integrante di un'esistenza; la sofferenza e il dolore, causato non tanto da un disturbo come la dislessia ma dall'ignoranza della gente e dalla poca sensibilità empatica, può diventare forza per aiutarsi e aiutare gli altri! Così grazie anche a facebook, un trio di mamme coraggio combattono ogni giorno nei diversi gruppi e donano con passione il loro vissuto e le loro esperienze che oggi rappresentano un bagaglio fondamentale per garantire i diritti che a volte vengono negati. Monica Monaco, Anna Paris e Delia Triolo sono artefici insieme a gruppi numerosi di genitori e personale scolastico e non, che hanno aderito alle loro iniziative e creato nel tempo un vero portale d'aiuto aperto a chi ne ha bisogno! Gruppi fb come:
...rappresentano un riparo per molti genitori e non solo! In questi gruppi non si offre solo l'ascolto (che non è da sottovalutare) ma anche si propongono diverse strumentalità didattiche e normative per perseguire positivamente un percorso che non è così scontato e semplice!

Queste mamme non solo si attivano in questo grande social network, ma in questi ultimi mesi hanno arricchito il web con due risorse essenziali: due siti didattici utili per i DSA!!!
  • APPLICAZIONI DSA rappresenta un portale per raccogliere tutte le applicazioni o app e software vari, citati nei gruppi fb! Tali applicazioni racccolte sono utilissimi per i disturbi di apprendimento ma anche utilizzabili anche nel settore delle disabilità.


giovedì 4 dicembre 2014

La partecipazione obbligatoria ai corsi sulla sicurezza discende dall’art. 20, comma 2, lettera h), del D.Lgs. 81/2008, il quale afferma che il lavoratore ha l’obbligo di “partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro”.
 
L'11 gennaio 2012 è stato pubblicato nella G.U. I' accordo Stato/Regioni del 21.12.2011 che disciplina la formazione e l'aggiornamento dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti ai sensi dell'art. 37 del D.lgvo 81/2008.

Il corso obbligatorio sulla sicurezza sul lavoro è formato da due parti fondamentali:
  • la parte generale;
  • la parte specifica.
Tenendo conto che la scuola è classificata come a rischio medio, tutti i lavoratori (coordinatrice, docenti infanzia, educatrici nido, cuoche, ausiliarie ecc..) devono effettuare: un corso di "formazione generale" della durata di 4 ore un corso di "formazione specifica" della durata di 8 ore seguito da un corso di aggiornamento di 6 ore diluito in più incontri nell'arco di 5 anni.
 
I contenuti della "formazione generale" sono standardizzati e quindi ogni lavoratore una volta effettuato il corso di 4 ore ottiene un "credito formativo" che gli eviterà la ripetizione di corsi e nozioni anche con il cambiamento del lavoro. La formazione "specifica" potrà essere un titolo permanente, ma solo se il lavoratore sarà assunto nello stesso settore. 
Per valutare l'integrazione sarà opportuno prendere in esame ogni singola posizione.

QUINDI:
NON è necessario rifrequentare il corso, per quello che riguarda la parte GENERALE. Infatti tale formazione ha carattere PERMANENTE e può essere effettuata una sola volta.

Sulla parte di formazione SPECIFICA è invece necessario determinare se è ancora valida. Infatti non deve essere più vecchia di 5 anni. In caso contrario deve essere svolta attraverso un breve corso della durata di 4 ore che verrà tenuto in aula da docenti certificati.

Sono da considerarsi validi tutti i corsi di formazione svolti, prima dell’11 Gennaio 2012, nei confronti dei lavoratori e dei preposti, anche se la loro durata è stata inferiore al numero di ore attualmente previsto. 
Vi è comunque un obbligo di “aggiornamento”, con durata minima di 6 ore, per lavoratori e preposti, per i quali la formazione sia stata erogata da più di 5 anni dalla data di pubblicazione dell’Accordo (lo stesso obbligo deve essere ottemperato entro 12 mesi dalla data di pubblicazione dell’Accordo). 

domenica 30 novembre 2014

Da Orizzonte Scuola - La disprassia, secondo l'ICD-10, è un Disturbo Evolutivo Specifico della Funzione Motoria (F 82) che coinvolge diversi aspetti legati alla coordinazione motoria e alle funzioni adattive del soggetto, determinando, spesso, significative difficoltà nelle operazioni classiche della quotidianità. 
La disprassia non rientra propriamente tra i DSA, ma un bambino con disprassia può presentare delle difficoltà nel vestirsi autonomamente, nell'uso della gestualità come forma di comunicazione degli stati emotivi, nella scrittura (disgrafia), nella lettura, etc.
Il libretto di seguito allegato presenta il disturbo in età evolutiva, ne classifica le diverse tipologie, offre una bigliografia e una sitografia utili per conoscere meglio la disprassia.
 
Allegato: 
Le linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, di cui al Decreto attuativo n. 5669, prevedono – fra gli strumenti atti a favorire lo studio dei dislessici – la possibilità di registrare le lezioni scolastiche al fine di facilitare l’apprendimento. In esse si legge:
La Legge 170/2010 richiama inoltre le istituzioni scolastiche all’obbligo di garantire «l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere».
Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Fra i più noti indichiamo:
• la sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
• il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
• i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
• la calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
• altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.
 
La possibilità di registrare le lezioni a scuola ed all’università è uno strumento che la tecnologia offre a chiunque desideri ascoltare nuovamente la lezione, con profitto per l’apprendimento individuale, ed in particolare ai soggetti con DSA – che possono in questo modo essere dispensati dal prendere appunti o dallo studiare direttamente sul libro di testo.
 
Alcuni Istituti scolastici ed alcuni docenti di scuola primaria e secondaria inferiore e superiore, negano di fatto agli studenti la possibilità di registrare le lezioni avvalendosi impropriamente del diritto alla privacy, che verrebbe “leso” in quanto la riproduzione della voce dell’insegnante che spiega la lezione non sarebbe più circoscritta all’ambiente scolastico. Considerata la normativa attualmente vigente, si deve però precisare che la registrazione delle lezioni per fini individuali di studio non riguarda la legislazione in materia di privacy. Il Garante della Privacy, interrogato sulla questione, riferisce infatti quanto segue vedi comunicato dell'AID:

venerdì 28 novembre 2014

Non so quanto sia giusto scrivere questo post, quale potrebbe essere la sua utilità... Ma "l'allarme vaccino" è sempre in agguato! Diverse le ipotesi sugli effetti negativi sulla salute, diversi i tribunali che asseriscono il collegamento tra vaccino e autismo... ma non saprei dove sta la verità! Sicuramente i vaccini salvano moltissime vite, ma... ci può potrebbe essere una piccola parte della popolazione sensibile a controindicazioni mai definite...

Ma quali sono i test che preventivamente dovrebbero essere fatti prima di un vaccino? Purtroppo, il nostro Ministero della Salute, invece di rispondere prontamente sollecitando i Centri specializzati a cercare i test più appropriati e di promuovere la messa a punto di test nuovi, ha risposto ben 5 anni dopo con la Circolare Ministeriale del 7 aprile 1999 che decreta che non si prevedono esami chimico-clinici da eseguire prima della somministrazione dei vaccini, … Una corretta decisione se vaccinare o meno, ed eventualmente quando vaccinare, può scaturire solo da una valutazione molto approfondita del bambino, che però può essere fatta solo da un medico che lo ha visitato più volte e che ha raccolto in modo attento la sua storia e quella dei suoi genitori (partendo addirittura dai 2-3 anni prima del suo concepimento).

Se si vuole conoscere i test laboratoristici che si potrebbero eseguire prima di una vaccinazione pediatrica per avere delle informazioni (seppure non precisissime) sulle condizioni metaboliche e immunitarie, ricordo in particolare:

A) Esami di primo livello:
- Esame emocromocitometrico con formula leucocitaria
- Elettroforesi proteica, PCR, fibrinogeno, GGT
- Dosaggio dei minerali (sodio, potassio, magnesio, calcio, fosfato, zinco)
- Dosaggio delle immunoglobuline (IgA, IgM, IgG, IgE)
- Dosaggio della vitamina D
- Test per la ricerca delle intolleranze alimentari
- Tipizzazione linfocitaria
- Tipizzazione tessutale HLA ad alta risoluzione o almeno il test per la malattia celiaca
- Mineralogramma del capello
- Dosaggio quantitativo degli anticorpi antitetanici (anche nei non vaccinati)
- Esame completo delle urine

B) Esami di secondo livello (3):
- Analisi dei polimorfismi del DNA (su sangue o saliva)
- Dosaggio degli antiossidanti enzimatici: superossido-dismutasi, catalasi, glutatione-perossidasi
- Dosaggio degli antiossidanti non enzimatici: glutatione, vitamina A, vitamina C, vitamina E, licopene, ferritina
- Dosaggio nelle urine dei prodotti terminali della lipossidazione: 4-idrossi-nonenale (4-HNE), malonil-dialdeide (MDA), F2-isoprostani (che sono espressione del danno dei lipidi di membrana)
- Dosaggio nelle urine della 8-idrossi-2-deossiguanosina (8-OHdG) (espressione del danno ossidativo del DNA e in particolare dei processi di riparazione in vivo del DNA e della degradazione degli acidi nucleici conseguente alla morte cellulare)
- Dosaggio del criptopirrolo urinario e dell’istamina plasmatica (valutazione del danno del sistema nervoso centrale)
- Dosaggio delle porfirine urinarie: uroporfirine e coproporfirine (espressione di danno farmacologico, intossicazione di metalli tossici o di sostanze chimiche tossiche, disordini genetici, patologie epatiche, stress ossidativo, ecc.)
- Dosaggio degli aminoacidi plasmatici (compresa l’omocisteina) e urinari (valutazione di un danno metabolico)
- Dosaggio della glutatione S-transferasi (valutazione della capacità di detossificazione)

Ovviamente questi sono solo alcuni dei molti test che si possono eseguire, ma non è neppure né sensato né possibile eseguirli tutti. Lo ripeto: quello che veramente conta e che è di massimo aiuto per un bambino che dovrebbe essere vaccinato o, peggio ancora, che ha avuto dei presunti danni vaccinali, è trovare un medico ricco di conoscenza, scienza e pazienza che conosca molto bene i punti deboli psico-fisici e la storia di lui e dei suoi genitori e che alla luce di questo esprima un giudizio diagnostico e prognostico e poi dia dei consigli sia di Medicina Preventiva (vaccinale o meno) che di terapia (naturale o chimica che sia).

Eccovi un vademecum per poter esercitare il diritto alla obiezione vaccinale in modo corretto, e senza conseguenze giuridiche di rilievo [a parte una possibile mini multa, che molte Regioni ormai nemmeno applicano o hanno abolito...].
Prima di tutto, è necessario che il dissenso alle vaccinazioni sia scritto e motivato.
Quando arriva la comunicazione dell’incontro fissato per le vaccinazioni, rispondete al mittente (per raccomandata e ricevuta di ritorno) dichiarando, entrambi i genitori, la volontà di non voler vaccinare i propri figli, per le ragioni che seguono:
  1. mancata allegazione dei foglietti illustrativi [i cosiddetti bugiardini] dei vaccini, oltre che mancata precisa indicazione dei lotti vaccinali completi di tutti i dati identificativi dei farmaci che si intenderebbero utilizzare;
  2. come conseguenza di 1, mancata indicazione precisa dei rischi alla salute e delle comuni reazioni indesiderate legati ai vaccini, e mancata promozione della conoscenza della legge 210 del 1992 in materia di danno da vaccino, che deve essere obbligatoriamente portata a conoscenza delle famiglie prima della profilassi vaccinale;
  3. impossibilità oggettiva per la ASL di adempiere alla normativa nazionale sulle vaccinazioni obbligatorie, perché sprovvista delle dosi monovalenti degli unici vaccini obbligatori nel nostro Paese, ossia antipolio, antiepatite B antidifterica ed antitetanica;
  4. mancata effettuazione di test preventivi di tipo genetico, immunitario, allergologico e di ricerca di intolleranze alimentari su genitori e bambino, indispensabili per verificare una possibile idiosincrasia ai vaccini dell’organismo del soggetto ricevente [cliccate qui per maggiori informazioni a riguardo].
Ovviamente, non dovete presentarvi all’incontro indicato nella comunicazione della ASL, né firmare alcun modulo o prestampato, ma limitarvi a spedire la vostra lettera raccomandata.
In alcune Regioni e territori ci sono specifiche normative a tutela degli obiettori, ma questa procedura ha valore per tutto il territorio nazionale.
Per chi volesse avere un’idea quanto può essere semplice e diretta un’obiezione vaccinale incontestabile può scaricare questo Modello di Obiezione Vaccinale

mercoledì 26 novembre 2014

Spesso capita che quando non si riesce a trovare una soluzione per un docente assente neanche attraverso le sostituzioni (molte di esse illegittime), c'è l'usanza di frazionare la classe in gruppetti in modo da distribuire i bambini in più classi. Ovviamente tutto questo è ILLEGITTIMO! Vediamo perchè:

  1. Impedisce il normale svolgimento delle lezioni e lede il diritto allo studio degli studenti stessi. 
  2. Problemi strettamente legati alle norme di sicurezza. Infatti, secondo la normativa vigente, in ogni aula dovrebbero essere garantiti 1,80 metri quadri netti per persona nelle scuole dall’infanzia alle medie e 1,96 metri quadri, sempre netti, nelle scuole superiori. A tal proposito si ricorda che ai fini della funzionalità didattica e dell’agibilità delle aule “…per ogni persona (docente, alunno) presente in una aula, deve essere garantita un'area netta di 1,80 metri quadri nella scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di I grado e 1.96 metri quadri nella secondaria di II grado oltre ad una altezza minima di 3 mt “(D.M. 18 dicembre 1975. Si ricorda inoltre che ai fini della sicurezza anti-incendio, in una aula “..il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone/aula…”(art. 5.0 del D.M. 26 agosto 1992: “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”).
La stessa normativa prevede però che tale limite possa essere superato, a condizione che:
- “..le porte devono avere larghezza almeno di 1,20 metri ed aprirsi in senso dell'esodo quando il numero massimo di persone sia superiore a 25 ( art. 5.6 del D.M. 26 agosto 1992 e Prot.h.P480/4122 sott.32 del 6-5-2008 del Ministero dell’Interno-Dip. dei vigili del fuoco,del soccorso pubblico e della difesa civile - Dir. Centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica area prevenzione incendi);
- ci sia una ”..apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell’attività..(D.S. e/o l’Ente, Comune o Provincia, proprietario dei locali) che indichi il numero di persone effettivamente presente nell’aula (sempre art. 5.0 del D.M. 26 agosto 1992);
- ci sia un “..modesto incremento numerico..”(non meglio quantificato) rispetto al limite di 26(parere Prot. n. .P480/4122 sott.32 del 6/5/2008 del Ministero dell’Interno - Dip. dei vigili del fuoco,del soccorso pubblico e della difesa civile-Dir. Centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica area prevenzione incendi).

Inoltre il Ministero ha emanato la nota 08 novembre 2010, che non lascia adito ad alcuna interpretazione
"[...] nel rispetto della normativa e delle procedure richiamate nella stessa nota, nel caso in cui le soluzioni indicate (sostituzione con personale in esubero, con ore a disposizione, con attribuzione di ore eccedenti nel limite delle risorse assegnate) non risultino praticabili o sufficienti, i dirigenti scolastici, al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria, fermo restando quanto previsto in merito alla procedura semplificata per la nomina del supplente nella scuola dell’infanzia e primaria per assenze fino a 10 giorni dall’art. 5, c. 6 e art. 7, c. 7 del vigente Regolamento delle supplenze."

In pratica, ricordano i sindacati, lo sdoppiamento delle classi
  • non è prevista da alcun regolamento;
  • se pur in via temporanea, di fatto, modifica l'organico e costituisce delle pluriclassi senza alcuna autorizzazione;
  • configura profili che potrebbero risultare penalmente perseguibili con riferimento all'art. 340 del Codice Penale in materia di interruzione di un pubblico servizio;
  • si presta a determinare eventuali infrazioni delle norme sulla sicurezza con riferimento al numero massimo degli alunni per classe, di cui al DPR 81/2009, e alla superficie delle aule in rapporto al numero delle persone che vi soggiornano, di cui al DM del 18/12/1975 in materia di norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica.
  Si consiglia pertanto ai docenti di richiedere in tali circostanze un ordine di servizio scritto.

Ecco ulteriori riferimenti normativi!


martedì 25 novembre 2014

La legge 170/2010 non prevede la figura dell’insegnante di sostegno ma, come riporta il sito dell’AID, i casi in cui il disturbo è molto severo, in genere vengono certificati con la legge 104/92 che regolamenta e tutela le situazioni di minorazione fisica e/o sensoriale e/o psichica tali da costituire un handicap. La legge 104/92 prevede, a differenza della legge 170/2010, il sostegno scolastico. 

Tuttavia, la normativa è applicata in modo diverso nelle diverse Regioni e Province in base agli Accordi di Programma locali ed attualmente tende ad essere sempre più restrittiva.

lunedì 24 novembre 2014

Nel sito "Fantavolando" potete trovare dei quaderni operativi da utilizzare per integrare i vostri progetti didattici. I quaderni sono in formato pdf. e sono scaricabili gratuitamente e possono essere fotocopiati per ogni bambino della classe.
Troverete i seguenti quaderni da stampare:

Per la scuola dell'Infanzia:
 
- GIALLO COME…: un album illustrato per imparare i colori. Adatto ai bambini di 3 ANNI.

- VERDE E BLU: un album illustrato con tante rime per imparare i colori. Adatto ai bambini di 3 ANNI.

- ROSSO E GIALLO: un album illustrato con tante rime per imparare i colori. Adatto ai bambini di 3 ANNI.

- W I PAGLIACCI!: un libro in rima per imparare i colori divertendosi. Adatto ai bambini di 3 ANNI.

- LE STAGIONI: un quaderno operativo per comprendere la differenza tra le stagioni. Adatto ai bambini della SCUOLA DELL’INFANZIA.

- GRANDE O PICCOLO?: un quaderno operativo per comprendere la differenza tra grande e piccolo. Adatto ai bambini della SCUOLA DELL’INFANZIA E CLASSE PRIMA.

- DAVANTI O DIETRO?: un quaderno operativo per scoprire i concetti topologici. Adatto ai bambini della SCUOLA DELL’INFANZIA E CLASSE PRIMA.

- SCOPRIAMO I NUMERI: un album da colorare come primo approccio ai numeri. Adatto ai bambini di 5-6 ANNI.

- IL CONIGLIETTO PASQUALINO: un quaderno operativo con attività logiche e di pregrafismo per la SCUOLA DELL’INFANZIA.

- COLORA IL NATALE: un album da colorare con tanti disegni di Natale. Adatto ai bambini della SCUOLA DELL’INFANZIA.


Per la scuola Primaria:

- MANGIANDO… IN RIMA!: un libro da colorare per imparare i comportamenti alimentari corretti attraverso una simpatica filastrocca. Adatto per integrare i progetti di educazione alimentare nella SCUOLA PRIMARIA.

- TI PRESENTO I MIEI AMICI: un libro da colorare per riflettere sul valore dell’amicizia. Adatto ai bambini di SCUOLA DELL’INFANZIA E SCUOLA PRIMARIA.

- COLOUR: un quaderno operativo per imparare i colori in inglese. Adatto per i bambini della SCUOLA PRIMARIA.

 

sabato 22 novembre 2014

Gironzolando per il web trovo sempre un mondo più vasto di insegnanti 2.0! Questa volta è il turno una maestra giovane e con tanta passione! La Maestra Maia è una docente di sostegno - scuola primaria, nota anche per il suo canale su youtube! Il suo blog, una via di mezzo tra blog e youtube, tratta diversi argomenti attuali in più propone idee e suggerimenti davvero utili! Ecco il suo blog, clicca qui!

Interessante è la sezione delle schede didattiche che qui vi ripropongo!!! Coinvolgono tutte le classi e le materie della scuola primaria, valide anche per il SOSTEGNO.  CLICCA QUI PER SCARICARLE O VISIONARLE!

Video tutorial sulle più belle decorazioni natalizie! Basta seguire il video per creare in modo semplice e con successo! Buon lavoro! :-)

STELLA DI NALALE
 (decorazione di grande effetto)

Materiali:
  1. fogli di carta oppure cartoncino 
  2. colla vinilica oppure spillatrice 
  3. Volendo una volta realizzata si può abbellire ancora spruzzando le decorazioni con una bomboletta di colore oro o argento!
   
DECORAZIONE FIORE NATALIZIO
Ecco una decorazione semplicissima da fare in 1 minuto con un foglio di carta. Attaccandole assieme si possono anche fare dei bellissimi festoni! Va benissimo sia per Natale che per altre festività.
 Materiali:
  1. Carta o cartoncino
  2. Forbici, matita
  3. Colla vinilica
  4. Volendo una volta realizzata si può abbellire ancora spruzzando le decorazioni con una bomboletta di colore oro o argento!

 ALBERELLO DI NATALE
Per Natale guardate che decorazione carina; questi alberelli di carta sono veramente semplici e veloci da realizzare. Vi occore solo un foglio quadrato!

Materiali:
  1. Carta o cartoncino
  2. Forbici


FIOCCHI DI NEVE
Fare i fiocchi di neve con la carta e ho voluto accontentarvi con questo video molto breve spero che vi torni utile!

Materiali:
  1. Carta o cartoncino
  2. Forbici

PALLINE DI NATALE
Bellissime decorazioni per l'albero di Natale, le tradizionali palline ma costruite con la carta o lo spago!

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STELLA DI NATALE
In questo video una facilissima idea per decorare l'albero, ma anche il resto della casa, con questa semplice stella creata con dello spago ma di grande effetto.

DECORAZIONI VARIE

venerdì 21 novembre 2014

Gli studenti con disabilità, con disturbi evolutivi (come DSA, ADHD etc.) e con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale presentano dei Bisogni Educativi Speciali (BES) a scuola.
Su questo tema oggi vi è molta confusione. Così il Dott. Gianluca Lo Presti (Esperto DSA e ADHD) sulla base di punti problematici ha formulato 10 delucidazioni necessarie per operare e muoversi, da insegnante, genitore ed operatore, descritte in maniera chiara e con un preciso richiamo ai punti più salienti delle direttive ministeriali!  

Un documento davvero utile, semplice e con risvolti normativi ben definiti, chiari e completi! Da scaricare e leggere con attenzione! CLICCA qui per leggere e scaricare il documento!

domenica 16 novembre 2014

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è uno strumento che nasce per gli studenti con DSA, citato all'interno della legge 170/2010 e delle linee guida seguenti.
Questo strumento esplicita la programmazione didattica personalizzata che tiene conto delle specificità segnalate nella diagnosi di DSA. E' un documento che compila la scuola, ma rappresenta un patto d'intesa fra docenti, famiglia e istituzioni socio-sanitarie nel quale devono essere individuati e definiti gli interventi didattici individualizzati e personalizzati, gli strumenti compensativi e le misure dispensative che servono all'alunno per raggiungere in autonomia e serenità il successo scolastico.
La circolare MIUR del 27 dicembre 2012 sulla tematica degli alunni con BES riprende l'argomento del PDP estendendolo anche ad altre categorie di studenti con bisogni educativi speciali (BES) oltre agli alunni con DSA.

Il PDP va rivisto ogni qual volta se ne ravveda la necessità; i ragazzi sono in continua evoluzione e necessariamente il progetto dichiarato nel PDP deve essere altrettanto plastico. In alcuni casi di BES, ad esempio quelli riguardanti gli stranieri, il pdp e il percorso personalizzato, possono essere temporanei, ossia fino a quando le difficoltà e i bisogni educativi non sono risolti. In altri casi il pdp può essere modificato nel corso del percorso scolastico in base ai cambiamenti e ai bisogni dell'alunno in difficoltà.
Quindi per essere chiari il PDP non è un documento statico, ma può essere modificato ogni qualvolta sia necessario. E' possibile prevedere dei momenti di monitoraggio e verifica in cui il PDP può venire aggiornato con nuove informazioni derivanti dall'osservazione dell'alunno da parte degli insegnanti o degli specialisti. Infatti lʼalunno con il tempo acquisisce sempre più autonomia e sicurezza, e magari, crescendo, ha necessità di cambiare anche le strategie che utilizza e gli obiettivi didattici identificati.
La predisposizione, da parte dei docenti di classe, con l'eventuale aiuto del Referente DSA di Istituto, degli interventi ritenuti idonei a garantire il miglior percorso di educazione scolastica, secondo le indicazioni del DM 5669, è un compito che la scuola deve garantire in ogni caso. L'eventuale non condivisione preventiva e indipendente dal contenuto, da parte dei genitori e/o dell'alunno del contenuto del PDP non esime i docenti dalla sua stesura, che riveste anche la funzione di documentazione della progettazione docente.

venerdì 14 novembre 2014

"Un bisogno educativo speciale è qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo ed apprenditivo, espressa in funzionamento( nei vari ambiti della salute secondo il modello ICF dell'OMS) problematico anche per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall'eziologia, e che necessita di educazione speciale individualizzata"    D. Ianes
 
Di seguito, una sintesi dei possibili casi per i quali si può o si deve prevedere la compilazione del suddetto documento per la "categoria alunni con BES" (nella categoria sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità, quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale.) :
  1. Alunni con certificazione di handicap che hanno diritto al docente di sostegno (L. 104/92). Per questi alunni va redatto il PDF (Profilo Diagnosi Funzionale) e il PEI (Piano Educativo Individualizzato).
  2. Alunni con certificazione di DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) che non hanno diritto all’insegnante di sostegno, ma per i quali devono essere individuati strumenti compensativi e misure dispensative (L. 170/2010). Per questi casi, la strutturazione del Piano Didattico Personalizzato costituisce un obbligo preciso del team docente (scuola Primaria e dell’Infanzia) e del Consiglio di classe (scuola Secondaria di I° grado).
  3. Alunni con diverse tipologie di disturbo che non rientrano nei casi certificati dalla L. 104/92 e dalla L. 170/2010 (es. disturbo di attenzione e iperattività, disturbo specifico del linguaggio, disturbo della coordinazione motoria, della disprassia, disturbo dello spettro autistico lieve, funzionamento intellettivo limite). Per questi alunni, i docenti di classe sono autonomi nel decidere se formulare o non formulare un PDP.
  4. Alunni con difficoltà di apprendimento non meglio specificate e che comunque siano oltre l’ordinaria difficoltà di apprendimento. Per tali casi, solo qualora nell’ambito del Consiglio di Classe o del team docenti si concordi di valutare l’efficacia di strumenti specifici per rinforzare e potenziare le abilità deficitarie  potrà essere compilato un Piano Didattico Personalizzato.
  5. Alunni stranieri ultra tredicenni neo arrivati in Italia provenienti da paese di lingua non latina e alunni stranieri che, oltre alle difficoltà linguistiche, presentano anche altre problematiche. Per questa tipologia di apprendenti, solo in via eccezionale e transitoria si provvederà alla formalizzazione dei relativi Piani Didattici Personalizzati, a cura dei Consigli di classe o del team docenti.
Infine, anche per gli alunni in situazione di svantaggio socio-economico, che rientrano a pieno titolo nella categoria dei Bisogni Educativi Speciali quando tale svantaggio influisce negativamente sull’apprendimento, la formalizzazione dei PDP è affidata alla valutazione degli insegnanti di classe.
In linea generale, la rilevazione di una mera difficoltà di apprendimento non è vincolante ai fini dell’attivazione di un percorso specifico e della compilazione  di un Piano Didattico Personalizzato, mentre lo è il disturbo di apprendimento. La differenza tra difficoltà e disturbo sta nel carattere permanente di quest’ultimo, in quanto si tratta di un deficit di origine neurobiologica.
Fatta salva, dunque, la discrezionalità dei docenti rispetto alla stesura del PDP nei casi non certificati di DSA  è comunque compito della scuola predisporre tutte quelle iniziative che possono favorire e garantire maggiori opportunità formative attraverso l’adozione di forme di flessibilità quali i percorsi didattici individualizzati e personalizzati.

giovedì 13 novembre 2014

 La risposta la troviamo nel DPR 24.2.94 relativo al  Piano educativo individualizzato. - Nel decreto:
1. Il Piano educativo individualizzato, è il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione, di cui ai primi quattro commi dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992.
2. Il P.E.I. è redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potestà parentale dell'alunno.
3. Il P.E.I. tiene presenti i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché le forme di integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche, di cui alla lettera a), comma 1, dell'art. 13 della legge n. 104 del 1992.
4. Nella definizione del P.E.I., i soggetti di cui al precedente comma 2, propongono, ciascuno in base alla propria esperienza pedagogica, medico-scientifica e di contatto e sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, di cui ai precedenti articoli 3 e 4, gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzione ed integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handicap. Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrati tra di loro, in modo da giungere alla redazione conclusiva di un piano educativo che sia correlato alle disabilità dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficoltà e alle potenzialità dell'alunno comunque disponibili.

Se è redatto insieme alla famiglia non ci sarà nessun problema per la firma. Se invece la famiglia non è stata interpellata e non gli sta bene può non firmare il documento. 

Per il rispetto del principio di partecipazione della famiglia all'integrazione scolastica, la normativa stabilisce che il Consiglio di classe/intersezione (e la scuola) deve informare la famiglia, fissando un termine per l'acquisizione del consenso del Pei. Trascorso il termine, se non interviene il dissenso espresso, la programmazione e la valutazione si intende accettata.
In caso di diniego, l'alunno deve essere considerato come se non fosse in situazione di handicap.
 

lunedì 10 novembre 2014

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è una patologia neuropsichiatrica dell’età evolutiva, caratterizzata da una modalità ricorrente di comportamento negativistico, ostile e di sfida, che però non arriva a violare le norme sociali né diritti altrui.
E’ inserita nella categoria dei Disturbi da Comportamento Dirompente, e viene  distinta dal Disturbo della Condotta (DC) e dal Disturbo d’Attenzione Iperattività (DDAI), per i quali bisogna eseguire una diagnosi differenziale.
Spesso tra normalità e patologia c’è un confine molto sottile, che diventa quasi invisibile quando si analizzano dei bambini.
La psicopatologia può essere definita come una perdita, o un mancato sviluppo, di quelle competenze e abilità che normalmente sono presenti in una certa fase dello sviluppo. 
E' proprio prima dell’ingresso a scuola che cominciano a comparire i sintomi del disturbo ed è per questo che, in genere, risulta molto difficile identificarli, tanto che possono anche trascorrere degli anni prima che il problema venga identificato.

Tutti i bambini possono essere scontrosi e capricciosi, però nei soggetti con il DOP queste caratteristiche si presentano amplificate tanto da arrivare a compromettere, in maniera significativa, il loro inserimento sociale. La loro è un’ostilità continua e persistente, non rispettano le regole, hanno eccessi d’ira di fronte ad obblighi e divieti, ed appaiono infastiditi da chi li circonda. Prendersene cura è molto difficile, sono causa di stanchezza, di scoraggiamento e di frustrazione per chiunque cerchi di instaurare con loro un rapporto.

Come aiutarli ad uscire da questo stato di disagio?
La parola d’ordine, di un buon intervento educativo e psicologico, dovrà essere “comprensione”.
Sono bambini che non vanno curati, né cambiati, ma prima di  tutto capiti.
Con i loro comportamenti sembrano volerci allontanare, ma se ce ne  andiamo soffrono di solitudine.
Bisogna cercare, allora, di superare le barriere  che ci separano dal loro mondo, capire la causa del loro male interiore.
Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno  portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, perché hanno  bisogno di comunicare i loro problemi e non conoscono altro canale che  l’aggressività.
 
Cosa pensano i bambini DOP? Come valutano se stessi e le loro azioni? Sono  contenti del loro modo di essere o vorrebbero cambiare? 
Chi è estraneo al mondo della neuropsichiatria infantile, di fronte alle condotte  prepotenti e aggressive dei soggetti oppositivi e provocatori, è portato a dare  giudizi che però spesso sono lontani dalla verità.
Certo non è difficile cadere in errore perché, osservando il modo in cui questi  ragazzini si relazionano con gli altri, si può facilmente credere che essi provino  piacere nel suscitare il pianto dei compagni, nel portare gli insegnanti all’orlo  della disperazione, nel creare scompiglio e nel rompere tutto ciò che capita loro  a tiro.
 Si pensa che essi siano fieri di se stessi, che godano nell’essere temuti dagli altri,  ma sta proprio qui la nostra cecità, nell’essere incapaci di andare con lo sguardo  oltre le immagini apparenti, per cogliere il nocciolo della loro sofferenza.

Il soggetto affetto dal DOP non vive una vita felice e serena, non è contento del  suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui.
L’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, indegno  dell’amore altrui e crede che nessuno mai gli potrà essere amico.
Si sente  rifiutato, ma sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento e così sviluppa  livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore.
Come sostiene Patterson, spesso, questa bassa considerazione che il bambino  oppositivo provocatorio ha di se stesso, nasce proprio nell’ambiente domestico.
Il rapporto che questi soggetti hanno con i loro parenti è molto complesso, si  tratta di una sorta di coercizione reciproca che, alla lunga, tende a sgretolare  l’unità familiare.

Sono gli stessi genitori ad attribuire ai loro figli delle etichette, a definirli  “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”. Queste espressioni che possono essere  dettate da un momento di collera, se ripetute più e più volte, vengono  interiorizzate dal bambino, diventando delle auto-asserzioni negative che egli  ripeterà a sé stesso ogni qual volta si sentirà abbandonato da qualcuno.
Se qualcuno gli si avvicina per instaurare un rapporto, anziché esserne felice, si  mostra diffidente e reagisce con il suo repertorio di comportamenti ostili, come a  voler mettere alla prova le intenzioni del suo interlocutore.
È come se gli chiedesse “Mi vuoi bene anche se ti dimostro che non valgo niente, anche se ti faccio vedere che mi sono preso gioco di te? Mi vuoi bene anche se io stesso sono sicuro di essere un buono a nulla, e sono certo che nessuno mi potrà mai amare?”.

Il soggetto DOP, quindi, è convinto che anche chi cerca di avvicinarsi a lui in  veste d’amico, chi dice di volergli bene e di volerlo aiutare, alla fine, imparando  a conoscerlo cambierà idea e lo lascerà nuovamente solo, quindi è bene mettere  subito alla prova queste persone, verificare il loro grado di sopportabilità, perché  tanto anche loro impareranno ad odiarlo ed è meglio che questo accada prima  che egli si illuda di poter ancora ricevere affetto.
Modificare il comportamento intervenendo sulle  conseguenze: punizioni e rinforzi. Per far sì che le provocazioni, l’ostilità e gli atteggiamenti aggressivi del DOP  vadano estinguendosi, è necessario fare in modo che il bambino incomba in  delle conseguenze negative ogni qual volta faccia ricorso a tali comportamenti.
Esistono dei metodi, utilizzabili sia in un contesto scolastico che familiare, che  permettono di “punire” il bambino in maniera intelligente, evitando cioè di fare  ricorso a castighi rigidi e rimproveri umilianti, che potrebbero produrre effetti  indesiderati.
 
Alcune di queste strategie consistono nel:
-    Premiare i comportamenti positivi, anche piccoli ma che conducono alla condotta desiderata e allontanano da quella indesiderata
 -    Preferire i premi per i comportamenti positivi (anche piccoli) alle punizioni
-    Evitare le prediche
-    Preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o guardare la tv) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole)
-    Scegliere le punizioni solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri) e solo se si è provato tutto il resto.
-    Decidere tre regole che tutti dovranno tenere in casa o a scuola (scegliere: “parlare a voce bassa” piuttosto che “non si grida”)
-    Se si decide di rimproverare farlo con poche e specifiche parole es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito ti tocca rinunciare a questo”.
-    Se si decide di punire NON usare mai la violenza fisica (sempre bene ribadirlo) perché non facciamo che peggiorare la situazione oltre che fare un grave danno al bambino.
-    Se si sceglie di premiare o in alternativa, togliere un privilegio, questo deve essere fatto subito.
Se si lascia passare troppo tempo l’effetto sul comportamento svanisce.
 -    Essere sempre chiari e leali.
-    Ricordarsi di dare il “buon esempio”. Siamo il suo principale modello. Una risposta stizzita o aggressiva non fa che rinforzare il comportamento oppositivo del bambino.
-    Attenuare l’esposizione agli antecedenti che normalmente conducono a comportamenti oppositivi.
Ricercare le condizioni che attenuano i comportamenti indesiderati.
- Rimproverare in privato o comunque in modo tale che non possano udire  terze persone.
La punizione non dovrà servire a formulare giudizi, ma dovrà  limitarsi a descrivere il comportamento indesiderato in maniera obiettiva.  Al bambino verranno spiegate le motivazioni che rendono sbagliata tale  condotta, verranno suggerite modalità comportamentali alternative e  verranno indicati i vantaggi derivanti dalla loro messa in atto.
- Ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante  dall’attenzione degli “spettatori”.
 - Punire attraverso il Timeout ossia attraverso il trasferimento del bambino in  un luogo in cui siano inaccessibili i rinforzamenti positivi, come l’attenzione,  l’approvazione dei pari, i giocattoli ed altri oggetti interessanti.
Questo luogo potrà essere il corridoio di casa, un angolo della stanza, o  semplicemente una sedia, l’importante è non scegliere mai spazi che  potrebbero infastidire il bimbo più del dovuto, come zone buie o confinate.
È bene ricordare, inoltre, che è sufficiente un tempo di appena tre, quattro  minuti, e che aumentare tale periodo con lo scopo di rafforzare il valore della  punizione è solo controproducente.
- Sorprendere il bambino con reazioni impreviste.
Questa strategia, proposta  da Fiorenza e Nardone serve, in particolare, per fronteggiare gli  atteggiamenti provocatori attraverso comportamenti stravaganti, che  disorientano il soggetto e lo inducono a riflettere sulle proprie condotte.
La tecnica consiste nel rispondere alle provocazioni, non con rimproveri o  punizioni, ma con azioni che possono apparire incomprensibili, come  accostarsi al soggetto e dargli un bacio sul naso, senza dare alcuna  spiegazione e limitandosi ad asserire che si aveva voglia di farlo.
Questa risposta originale vuole di fatto comunicare al bambino due messaggi:
 1) non casco nelle tue provocazioni;
2) sono capace anch’io di provocarti.
- Premiare e Punire attraverso gradagno o perdita di punti
- Piuttosto di dare indicazioni vaghe es. “Comportati bene” o “bravo, oggi ti sei comportanto bene” preferire espressioni come ad esempio “Bravo. Hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio” .

Dott.ssa Anna La Guzza, psicologa clinico-dinamica,  esperta in prevenzione, diagnosi e trattamento dei  disturbi  dell'apprendimento e del comportamento infantile.

venerdì 7 novembre 2014

Hand writing for kids è un sito in inglese (ma utilizzabile in qualunque lingua.) che offre una particorare risorsa didattica! La sua particolarità è quella di aver un'applicazione che in pochi passaggi crea una pagina A4 con le parole tratteggiate da ripassare.
Compitale il form con le parole desiderate in minuscolo e/o maiuscolo, cliccate su Submit e mandate direttamente in stampa la pagina visualizzata.
Davvero molto utile!  Ecco un esempio:

I bambini quando imparano i numeri, li enunciano come se fossero un continuum, perché non hanno appreso ancora la struttura inerente al nostro sistema numerico, costituito da gruppi di decine, centinaia, migliaia e così via. Aiutarli in questo percorso cognitivo significa condurli passo dopo passo verso un concetto astratto, e la maniera più semplice per farli imparare è partire da esempi pratici. Vediamo allora come spiegare la decina ai bambini
Per avvicinare i nostri piccoli al concetto delle decine possiamo ricorrere a pratici esercizi di calcolo, usando oggetti presi dall’ambiente che ci circonda, per esempio fagioli o dei sassolini. Inizieremo spiegando e mostrando loro che se abbiamo tantissime cose, la maniera efficiente di contarle è in gruppi, non individualmente. Mettiamo due belle manciate di fagioli sul tavolo, e raggruppiamoli in mucchietti da 10 pezzi cadauno. Contiamo quanti gruppi da 10 pezzi abbiamo disposto sul tavolo e tutti i fagioli presenti sul tavolo singolarmente. In questa maniera, i bimbi vedranno che avremo ottenuto la stessa somma e si accorgeranno quanto sia più veloce e semplice contarli per gruppi o decine piuttosto che per unità.  
Si può proseguire così sempre con esempi anche per il concetto dei multipli della decina: prendiamo una quantità di fagioli differente rispetto al primo gioco, raggruppiamoli in mucchietti da 10 cadauno e lasciamo qualche fagiolo sciolto, a parte. Contiamo sia i mucchi da dieci e quelli singoli. Così facendo, introdurremo le parole ventina, trentina, quarantina ecc.. I bambini dovranno iniziare a comprendere il concetto di “gruppo”, “mucchio” o “blocco” che la decina identifica. 

Ecco anche alcune schede che vi aiuteranno a far apprendere questo concetto non semplice per i bambini...
Scarica il materiale in pdf cliccando sulle immagini:



SPIEGAZIONE DEI SIMBOLI USATI




UNITÀ DI INSEGNAMENTO UNITA' E DECINE




PRIMA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON
UNITA' E DECINE



SECONDA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON UNITA' E DECINE





TERZA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON
UNITA' E DECINE



QUARTA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON
UNITA' E DECINE




QUINTA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON
UNITA' E DECINE



SESTA UNITÀ DI ESERCITAZIONE CON
UNITA' E DECINE



I DSA sono stati oggetto di interesse fin da subito, da quando sono entrato in classe non mi sono solo occupato dei bambini con disabilità ma nella mia esperienza quasi decennale, rientrano anche i bambini e ragazzi con DSA e BES.
Il mio interesse nasce anche dalla componente emotiva di questi bambini, che purtroppo sono segnati dall'insuccesso scolastico e dalla poca capacità di alcuni docenti di mostrare empatia e mettere in atto strategie alternative. Nasce anche il problema delle certificazioni che vanno verso i DSA e i BES nonostante potrebbe esserci anche una componente che fa paura:  la disabilità! Eppure la "comorbilità" esiste...  Cosa può accadere se invece un bambino ha una disabilità non accertata ma presenta solo una certificazione di DSA?
Aiutarli non è facile, si tratta di entrare in contatto con la loro pià intima personalità, di percorrere insieme un persorso educativo non facile ma importante per loro e per le famiglie!
Cosa significa avere un disturbo come i DSA o i BES? Come ci si può sentire quando un docente non comprende l'efficacia di strategie compensative? Molti altri quesiti nascono e si ripetono nei gruppi su facebook... tale fenomeno è in crescita, il malcontento implica sicuramente maggiore attenzione a questa situazione, non è altro che una sfida educativa per una scuola priva molto spesso di aiuti e strumenti!
A queste domande precedenti si aggiungono molte altre... come il ruolo della famiglie che più che mai affida totalmente questi ragazzi alla scuola; la mancanza di competenze, in ambito familiare, sul disturbo e gli errori pragmatici sul linguaggio adottati per definirlo... Per molti i DSA e BES non sono altro che una semplice CARATTERISTICA... cosa ben diversa nel dire che va trattata come una caratteristica...è tutta un'altra cosa!
Una persona con DSA per me è una persona qualunque che ha un problema di apprendimento, nonostante ciò basta menzionare "bocciatura" che sembra qualcosa di impossibile e contro la legge, basta una nota per considerarla come una violenza psicologica e mai come comunicazione o un segnale verso l'attivazione della famiglia... se si usa una terminologia medica o corretta si viene accusati di essere docenti poco inclini verso la sensibilità e la competenza, senza sapere che minimizzare porta soltanto a cancellare quei diritti ottenuti dopo anni di lotte, oltre al fatto che i ragazzi così non raggiungeranno mai un auto-consapevolezza di sé, utile per compensare... Come se i DSA e i BES siano inattaccabili, come se non presenterebbero attegiamenti uguali a chi non raggiunge gli obiettivi, nonostante venga messo in atto tutto l'occorrente.
Voglio sottolineare come molti insegnanti ai collegi dichiara di essere in difficoltà. Sicuramente dovrebbe essere messo in atto tutto ciò che è necessario per ragazzi con difficoltà di apprendimento ma molti docenti lamentano delle difficoltà incontrate... voi conoscete un bambino o ragazzo con DSA uguale ad un altro? Se in una classe ci sono 25 bambini come fa questa insegnante tra DSA e BES, DISABILI a mettere in atto per tutti gli strumenti compensativi? Ogni bambino ha esigenze diverse con difficoltà differenti questo significa che non tutti i materiali predisposti sono utili allo stesso modo e con la stessa efficacia... come facciamo? Dov'è l'ASL? Perchè non mettono in atto progetti di supporto verso alunni e insegnanti, coinvolgendo i genitori?
Tutti ad infierire sugli insegnanti che quando sbagliano per tentativi ed errori... semplicemente vengono considerati non preparati... senza mai porre l'accento su "il contesto" scolastico e il gruppo classe... eppure nella sperimentazione psicologica "il contesto" è una variabile importante da non sottovalutare... è la prima cosa che fanno apprendere nelle università ... ma nessuno ne parla nei famosi corsi di formazione...
Nei corsi di formazione la prima cosa che affermano è che non ci dobbiamo aspettare "la bacchetta magica" eppure si pretende, dove ogni insuccesso del bambino è esclusivamente colpa del docente. Voi genitori non fate fatica per eseguire in compiti a casa? Pensate a noi docenti in classi di 25 alunni con ognuno una sia specifica necessità... mi piacerebbe invece che gli specialisti mostrassero le tecniche che ci consentirebbero di aiutare maggiormente i nostri alunni e non un elenco di errori, non soltanto accuse pesanti e diffamazione contro la categoria... poichè gli errori vanno non sottolineati ma cancellate con le BUONE PRATICHE... Le difficoltà devono rendere forte... e questa forza la si deve usare per diffondere le buone pratiche e le tecniche che rendono grandi le persone poichè regalano una SECONDA VITA ai nostri cari alunni...

Da anni combatto la disinformazione, da anni mostro che non tutti gli insegnanti sono privi di competenze, anzi c'è chi lotta ogni giorno per ottenere anche un minimo miglioramento nei nostri alunni. La scuola, così amata e così odiata ma nessuno si occupa di cercare di ripartire da qualche parte, per esempio da noi stessi dal ruolo di docenti e dal ruolo di genitori e dal ruolo di specialisti... E' una lotta quelli degli adulti per mostrare di essere sempre in ragione, è una lotta a colpi di diffamazione senza badare al riscontro patetico e senza fini verso gli altri, bisognosi non di polemiche ma di SUPPORTO....

Ma allora la colpa dell'insucesso, evidenziato dal malcontento di molti genitori, di chi è? E' solo colpa della scuola? Oppure di un sistema "deformato" privo di rete collaborativa e di un contesto complesso? 
A voi le considerazioni finali...



Carmelo Di Salvo.

giovedì 6 novembre 2014

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