• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

Visualizzazione post con etichetta Disturbi del Linguaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Disturbi del Linguaggio. Mostra tutti i post

giovedì 6 agosto 2020

Un quaderno di matematica che utilizza la CAA, risorsa da utilizzare per le disabilità più gravi come l'autismo o le difficoltà di comunicazione. Il quaderno da stampare gratuitamente è stato prodotto da l'educatrice Giorgia Sbernini in cui ha riassunto alcune attività di matematica e di operazioni formando un percorso personalizzato e facilitato grazie all'uso delle pecs!

mercoledì 29 agosto 2018

Il sito http://www.balbuzie.it è un portale italiano di riferimento per avere informazioni sulle balbuzie, interessante è una serie di SUGGERIMENTI EDUCATIVI presenti nel sito e che secondo me molti di questi risultano importanti da applicare a scuola e a casa durante il periodo della scuola dell'infanzia:

  1. Non aiuteranno il vostro bambino parole, gesti, azioni che denotano preoccupazione per il suo modo di parlare.
  2. Evitate di etichettare il bambino come balbuziente né dovete permettere che altri lo facciano.
  3. Stabilite un buon contatto oculare col bambino, che dovrà percepire il vostro interesse e il vostro piacere di ascoltarlo.
  4. Parlare all’inizio o durante il discorso il bambino può inibire la sua comunicazione. Parlate alla fine.
  5. Offrite un buon modello di linguaggio. Parlate più che potete e con tranquillità e con una buona articolazione, senza esagerarla.
  6. Non forzare il bambino a parlare davanti ad altre persone, cosa che gli creerebbe stress comunicativo, né pretendere che si esprima oltre le possibilità del suo vocabolario.
  7. Fare domande che esigono risposte molto lunghe rischia di suscitare nel bambino un assurdo senso di incapacità e di inadeguatezza.
  8. Ogni stimolazione eccessiva stressa il bambino e non contribuisce a costruire intorno a lui un ambiente tranquillo.
  9. Attraverso gesti e parole mostrate di apprezzare le sue qualità. Elogiatelo per un disegno, una buona azione, un determinato comportamento, ecc.
  10. Se notate che il bambino è preoccupato per il suo modo di parlare, ditegli che quando i bambini stanno ancora imparando a parlare è normale che ripetano alcune parole.
  11. Evitate di chiedere di parlare quando è sotto l’effetto di un’intensa emozione. Il pianto produce già di per sé intermittenza tra parola e respiro. Quando si chiede qualcosa al bambino che piange, per quanto egli cerchi di organizzare i suoni, non ci riuscirà. Balbetterà di sicuro.
  12. Evitate di insegnare al bambino dei trucchi per non balbettare. Anche perché non è detto che questi funzionino. E ciò lo farà sentire sicuramente “in difetto” e forse anche “in colpa”.
  13. Evitate di completare le frasi del bambino; abbiate pazienza e ascoltate con tranquillità ciò che deve dire anche se ci mette tempo.
  14. Evitate il panico ogni qualvolta si blocca. E il panico lo si può trasmettere anche attraverso il linguaggio del corpo: gesti nervosi con le mani, movimenti particolari con gli occhi, sul viso, ecc.
  15. Stabilite un tempo da dedicare ogni giorno per raccontargli storie o parlargli liberamente ispirandovi per esempio alle figure di un libro.
  16. Quando deve andare in qualche posto, avvisatelo prima e ditegli cosa succederà e quali persone incontrerà. Evitate che rimanga in ansia senza sapere dove andrà e con chi giocherà.
  17. Se è un giorno propizio in cui sta balbettando poco o per niente, fate in modo che abbia anche maggiori opportunità di parlare. Per esempio: spegnere la TV per fare un gioco con le marionette, raccontare storielle, visitare un amico, fare piccole commissioni, ecc. Esplorate in tutti i modi la sua fluenza.
  18. Se è una giornata nera in cui il bambino sta balbettando molto, sistemate ogni cosa in modo che egli abbia poche occasioni di parlare. Per esempio: è raccomandabile vedere la TV, andare al cinema, ascoltare storie e canzoncine dallo stereo, ritagliare o incollare figurine, disegnare, ricostruire i puzzle... Contenete in tutti i modi la sua disfluenza.
  19. Fate solo domande necessarie e che richiedano risposte brevi.
  20. Inventate giochi sulle note di un canto fatto in coro o giochi in cui il bambino vi imita e ripete quello che voi dite, lentamente e articolando.
  21. Il miglior modo per non far notare che state facendo attenzione alla sua balbuzie è mostrarsi molto più interessati a quello che il bambino dice, piuttosto che a come lo dice.

Qualche altro suggerimento pratico...

Cosa devo e non devo fare quando mio figlio balbetta

  • devo:
    • ascoltare quello che dice e non come lo dice;
    • dargli tempo ed ascoltare finché non abbia finito;
    • comportarmi come se non balbettasse;
    • seguire i suggerimenti e le indicazioni ricevute e magari da lui stesso praticate, per esempio parlargli più lentamente;
    • mantenere un atteggiamento calmo, in modo che il bambino non si senta pressato nel parlare, finendo così con l’aumentare la velocità di parola;
    • badare bene a non prestare maggiore attenzione ai momenti di balbuzie a scapito di quelli di normale fluenza;
    • ridurre la velocità di parola.
  • non devo:
    • riprenderlo per la balbuzie;
    • “abbandonarlo” quando balbetta;
    • dirgli di smettere di balbettare;
    • punirlo perché balbetta;
    • mostrarmi preoccupato per la sua balbuzie;
    • arrabbiarmi o essere impaziente quando fa fatica a parlare;
    • dire per lui la parola che non gli riesce di dire;
    • fargli troppe domande e soprattutto non fargliele tutte insieme.

Ascoltare

Cosa fare quando sto ascoltando il bambino.
  • se siamo occupati, diciamogli che vorremmo senz’altro sapere quello che lui ci vuole dire, ma lo preghiamo di aspettare fino a quando potremo ascoltarlo per bene e con la massima attenzione. Naturalmente va previsto poi, senza farlo aspettare troppo, un momento di calma in cui potergli dedicare tutta l’attenzione di cui ha bisogno;
  • guardarlo;
  • parlargli sempre faccia a faccia e, se possibile, ponendomi alla sua stessa altezza;
  • dimostrargli che lo stiamo ascoltando con interesse anche per potergli rispondere al meglio;
  • non pretendiamo da noi stessi di ascoltare avendo la mente occupata.

Complimentarsi

Come posso aiutare mio figlio ad essere più sicuro di sé
  • lodarlo almeno una volta al giorno per qualcosa che ha fatto bene, per esempio anche solo per un disegno fatto per noi, o per aver apparecchiato la tavola;
  • essere sinceri, appropriati e coerenti nelle nostre lodi;
  • quando lo si ringrazia per un compito svolto, aggiungiamo magari un complimento: l’hai fatto veramente bene!;
  • incoraggiamolo a contraccambiare i complimenti, così impareremo a reagirvi sempre meglio in modo positivo.

Rispettare il turno

Come posso migliorare questo aspetto nella mia famiglia
  • cerchiamo di trovare un momento specifico per esercitarci nel rispettare i turni di parola, per esempio a cena;
  • chiariamo a tutti che quando una persona sta parlando, gli altri devono aspettare in silenzio finché lui abbia finito; solo allora toccherà ad un altro;
  • se qualcuno interrompe gli si dice: “aspetta, quando lui avrà finito toccherà a te e nessuno ti interromperà;
  • se una persona sta parlando da troppo tempo andrà fermata, spiegandone il motivo, e dando la parola ad un’altra;
  • quando un membro della famiglia diventa noioso o ripetitivo, sarà bene ricordargli la regola dell’essere conciso e interessante;
  • non interrompiamo il bambino che balbetta: non lo faremmo se parlasse normalmente.

La disciplina

Cosa posso fare quando mio figlio si comporta male
  • cerchiamo di far coincidere la punizione con il momento della ‘marachella’ o del capriccio;
  • non minacciamo punizioni che già sappiamo di non mantenere come, per esempio: “se lo fai ti mando via per sempre!”;
  • siamo coerenti: se abbiamo stabilito una punizione facciamo in modo che avvenga, senza dimenticanze o ‘sconti’;
  • avvertiamo con un ammonimento il bambino, cerchiamo di essere sicuri che lui abbia effettivamente capito l’errore e diamogli anche il tempo per correggersi;
  • cerchiamo di ridurre il numero di volte in cui diciamo o rispondiamo “no!”; è meglio conservarlo per le occasioni più significative;
  • quando è possibile farlo, cerchiamo di distogliere il bambino dall’attività scorretta, inducendolo a fare qualche cosa di positivo.– Per esempio: piuttosto che dirgli spesso “non fare– così”, coinvolgiamolo con una proposta (“perché non mi aiuti a fare questo?”).
Fonte: tratto da http://www.balbuzie.it

mercoledì 20 settembre 2017

Il fascicolo Italiano facilepropone un percorso facilitatodi riflessione linguisticae di educazione all’uso corretto della lingua italiana, adatto a studenti con competenze linguistiche di livello A2 / B1 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. L'ntento è stato quello di rendere più agevole lo studio della grammatica italiana per quegli studenti che, avendo competenze linguistiche incerte perché non di madrelingua italiana (o per altri motivi), possono incontrare difficoltà nell’uso dei libri di testo istituzionali.

Il fascicolo si compone di "dodici schede" e di novetavole illustrate. Ogni scheda inizia con un fumetto. Per indurre un apprendimento motivato, e quindi efficace e stabile, l’elemento grammaticale è stato presentato attraverso una vicenda legata a una concreta situazione comunicativa(la famiglia, la scuola, il tempo libero, gli amici, la città…), illustrata dal fumetto i cui protagonisti – Alì e Francesco – accompagnano lo studente in tutte le dodici tappe del percorso. Abbiamo quindi cercato di stimolare, con vivacità e naturalezza, non solo l’uso delle strutture grammaticali, ma anche l’ampliamento del lessico.
Le parole dell’area semantica dominante di ciascuna scheda sono illustrate in tavole di nomenclatura che costituiscono una sorta di vocabolario illustratodi base. Ciascuna scheda, costruita in relazione ai testi di riferimento, tratta una parte del discorso o alcuni aspetti di essa dal punto di vista dei contenuti grammaticali. Sono state privilegiate le strutture morfologiche (con alcune aperture sintattiche) di base della grammatica italiana, individuando gli aspetti che risultano più problematici per i ragazzi. Si è riservato un’attenzione particolare alla lingua, applicando le indicazioni contenute nei Criteri per la semplificazione dei testielaborate dai gruppi di lavoro dell’università “La Sapienza” di Roma e del Cnr, coordinati da Tullio De Mauro: le spiegazioni e le definizioni sono state semplificate attraverso l’utilizzo di frasi brevi, il più possibile in forma attiva e con costruzioni semplici; sono stati scelti esempi chiari e di facile comprensione, si è fatto largo uso di tabelle. Le spiegazioni sono state scandite in segmenti brevi ed essenziali, subito seguiti da attivitàmirate a consolidare le conoscenze, ma soprattutto a stimolare l’uso della lingua. Gli argomenti delle frasi e dei brani sono pensati per richiamare l’universo esperienziale e simbolico dei ragazzi della scuola media, così da rendere più naturale e utile il lavoro.

Ricordo che troverete altri materiali simili, sempre in questo blog didattico!

venerdì 14 ottobre 2016

Le proposte di attività presentate nei volumi sono rivolte a insegnanti e educatori che hanno la responsabilità educativa di soggetti disabili intellettivi nell’ambiente scolastico. Questa collana di libri dedicati all’educazione speciale nasce con l’intento di offrire un ausilio ai colleghi che si trovano in queste difficoltà. 
Molte volte i docenti di sostegno, in accordo con tutti gli altri colleghi della classe in cui è inserito il disabile, pensano di poter cominciare il loro lavoro dagli elementi base della comunicazione o della logica, della scrittura o della lettura; o dalle nozioni fondamentali per arrivare alla corretta acquisizione dei concetti di quantità o di variabile. Troppo spesso si dà per scontato che l’allievo non presenti problematiche collegate invece alla percezione sensoriale, all’attenzione o alla memoria oppure al linguaggio e alla motricità. I volumi sono a cura di Anna Maria Arpinati (docente matematica), Daniele Tasso (docente italiano) e Annio Posar (ricercatore di neuropsichiatria infantile) pubblicati e scaricabili gratuitamente dalla casa editrice ZANICHELLI.

 Scarica la versione a colori
Scarica la versione in
 bianco e nero:
più comoda da stampare!







giovedì 11 settembre 2014

Utile per le difficoltà di comunicazione, per i casi di autimo e per i deficit di linguaggio.
Il quaderno dei resti si realizza utilizzando un quadernone ad anelli con "buste trasparenti" dove vengono raccolti i "resti" delle esperienze significative che il bambino vive (gite, feste, ecc..). I "resti" possono essere oggetti concreti o parti di essi (sabbia, conchiglie, stelle filanti, ecc.), fotografie, e quanto possa essere utilizzato dal bambino per raccontare ciò che ha vissuto. Questo strumento inoltre fornisce all’interlocutore argomenti ed elementi che possano arricchire il dialogo con il bambino stesso. Il quaderno dei resti deve "girare” tra casa, scuola e gli altri ambienti frequentati e tutti devono partecipare al suo incremento contribuendo ad un ulteriore scopo di questo strumento: consentire di poter comunicare su elementi non presenti nell’ambiente in cui si trova e su esperienze vissute in altri contesti. 


mercoledì 16 aprile 2014

Quando l´uso del linguaggio è ripetitivo si è soliti pensare all´ecolalia. L´ecolalia è comune nello spettro autistico e può dividersi in due tipologie (Bashe, 2001 e Inside Perspective): 

Ecolalia immediata: causa l´immediata ripetizione di una frase o parola. Una tipica presentazione pediatrica può essere: ad un bambino viene chiesto "Cosa vuoi per cena?" e il bambino fa eco "Cosa vuoi per cena?" prima o al posto della risposta. Questo meccanismo è comune anche nello sviluppo tipico dei bambini e solitamente smette (nei bambini tipici) tra i 2 e i 3 anni. 

Ecolalia differita: avviene quando una frase è ripetuta a distanza di tempo, ad esempio la ripetizione di spot televisivi, citazioni preferite da film e cartoni o frasi dette dai genitori. L´ecolalia ha differenti cause e ruoli: All´inizio dello sviluppo è utile per imparare il linguaggio verbale in quanto la ripetizione della parola/frase serve da collegamento per assicurarsi che la parola sia stata acquisita correttamente, in questo contesto è quindi funzionale. Nei bambini con problemi di processamento uditivo (frequente nello spettro) questo processo può durare più a lungo e possono ad esempio pretendere che anche l´interlocutore faccia "eco" alle loro domande in modo da verificare la corretta comprensione. Questo comportamento può prolungarsi anche nei ragazzi e adulti che o per il continuo presentarsi dei problemi di processamento uditivo o, più spesso, come habitat acquisito da bambini, ripetono la frase appena detta in modo che sia "chiaro" che sia loro che l´interlocutore hanno compreso appieno la trasmissione del messaggio. Attraverso l´uso appropriato degli strumenti terapici, l´ecolalia può essere sfruttata per ampliare il repertorio vocale del bambino e motivarlo, attraverso il successo nell´acquisizione linguistica e comunicativa, ad interagire e a spostarsi verso modalità comunicative più efficaci. 

 Cosa fare quindi? 
 In primo luogo su bambini piccoli o che ancora non hanno sviluppato il linguaggio verbale è possibile sopperire attraverso sequenze di immagini con le quali aiutare lo sviluppo e l´interiorizzazione di regole. Pur se molti psicologi riconoscono una superiorità al dialogo interiore verbale, dotato per natura di una maggiore flessibilità e astrazione, nel caso in cui sia assente e/o fortemente sviluppato quello visivo è bene sfruttare questo canale. 
In secondo luogo se il linguaggio è di tipo non direttivo (ecolalia) è importante determinarne e risolvere la causa (mancanza di comprensione? Riduzione dello stress?) prima di sostituirlo con un comportamento più opportuno. In terzo luogo pur se si protrae più a lungo del dovuto rispetto alle tappe usuali dello sviluppo, il linguaggio auto-diretto non va mai soppresso o eliminato, perché svolge un ruolo fondamentale nell´auto-regolazione e nella soluzione di problemi. Tuttavia alcuni bambini possono disturbare specialmente in classe quando l´interiorizzazione ritarda e/o usarlo per scopi diversi che inducono a distrazione. In questi casi è bene in primo luogo riportare il linguaggio ad un compito direttivo rispetto al comportamento contingente ed in secondo luogo cercare di farne diminuire il volume gradualmente fino ad una completa interiorizzazione come avviene nello sviluppo tipico.

Post più popolari