• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

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sabato 24 agosto 2019

Ricominciano le scuole, è ora di togliere la polvere dai libri, di comprare nuove matite, quaderni, gomme. Non si può arrivare il primo giorno delle lezioni impreparati, e quindi ogni anno sono le corse nei negozi all’ultimo minuto. 

Ma quest’anno ci ricordiamo di acquistare le etichette adesive?

Si sa, i bimbi, soprattutto quando sono a scuola, perdono di continuo i loro oggetti, li lasciano semplicemente qua e là e poi, una volta tornati a casa: “Mamma, non trovo più il righello rosa!” “Ancora? Lo abbiamo ricomprato tre giorni fa!”
Questione di ordine? Forse sì, ma è abbastanza normale. Le novità, gli amici, la campanella che suona all’improvviso e non si capisce più nulla, si ha solo un pensiero: “Tornare a casa” e quindi ecco che si lascia tutto lì, sotto il banco e si corre verso l’uscita.
È incredibile, assurdo, sembra quasi che l’aula sia un buco nero dove gli oggetti di cartoleria entrano e poi improvvisamente scompaiono chissà dove, chissà perché.

La Lunga Storia delle Etichette Adesive

Quando eravamo noi piccoli si usava segnare direttamente con l’indelebile le cose che ci appartenevano, o con un semplice pezzetto di carta appiccicato con lo scotch, in maniera molto spartana, casalinga.
Ma come ci ricordiamo bene, dopo poco tempo tutto si staccava e si era punto a capo. “Di chi è questa matita tutta mangiucchiata? Sarà di Luca o di Giovanni? Non c’è scritto sopra nessun nome.”
Finalmente con gli anni sono anche cambiati i metodi per affrontare questo problema. Sono nati gli Stikets, un’azienda specializzata in queste etichette adesive tanto bramate dalle mamme, stanche di comprare e ricomprare ogni settimana le stesse cose.
Sono semplici da attaccare, divertenti da creare: ebbene sì, sono personalizzabili al 100%. Dai una occhiata qui: http://www.stikets.it/

Il Primo Biglietto da Visita: le Etichette Adesive

Un’etichetta adesiva è il primo biglietto da visita di un bambino, ecco perché questa azienda ha ideato delle etichette che in poco spazio riescono a mostrare non solo chi è il possessore dell’oggetto ma anche di avere un’idea sui suoi primi hobby.
A Marcello piace giocare a calcio? Allora perché non inserire un’immagine di un piccolo pallone affianco al suo nome?
A Martina piace ballare? Ed ecco che una bella ballerina colorata è proprio lì, nell’angolino dell’etichetta.
Questo è anche un modo per riconoscere i propri oggetti al primo sguardo, poi, essendo scritti non a mano, è naturale che non vi siano cancellazioni o sbavature tipiche degli indelebili.
Insomma, saggia è la scelta di chi le utilizza. Soprattutto perché fanno evitare le inutili corse al negozio ogni due o tre giorni.

Scegliere Stikets è scegliere qualità e efficienza! Visita il sito cliccando qui: http://www.stikets.it/

martedì 21 agosto 2018


In Italia ci sono circa 20 mila bambini, ragazzi o giovani che hanno il diabete di tipo 1.
È abbastanza normale quindi incontrare uno o alcuni alunni con diabete nella propria carriera scolastica. 
Deve essere chiaro che gli alunni con diabete di tipo 1 non hanno bisogni educativi speciali. 
Hanno le stesse probabilità di successo o insuccesso dei loro coetanei, lo stesso desiderio di relazione e le stesse problematiche. Non vanno quindi trattati in modo diverso. Potrebbero però aver bisogno di andare in bagno anche più volte nella mattinata, di tenere a portata di mano dolci o bibite zuccherate e – eccezionalmente – di alimentarsi o di misurare la glicemia senza attendere l’intervallo.
Potrebbe fare qualche assenza in più rispetto alla media e in alcuni casi potrebbe non trovarsi nelle condizioni ideali di concentrazione per affrontare un compito in classe o una interrogazione.
È importante che il personale scolastico abbia nozioni fondamentali sulla malattia del proprio alunno e sulle sue esigenze terapeutiche e alimentari, sapendo come affrontare possibili situazioni d’emergenza per consentire all’allievo di vivere serenamente e con sicurezza anche a scuola.

 

Diabete: cosa serve sapere 

Salvo pochissime eccezioni il diabete dei bambini e dei ragazzi è la forma autoimmune, detta diabete di tipo 1 o DM1. Questa forma è molto diversa dal diabete di tipo 2, frequente fra le persone anziane. 
Il diabete di tipo 1 non è contagioso, non è dovuto a una cattiva alimentazione o a stili di vita poco sani. 
Che problemi comporta? 
Nel diabete di tipo 1 una parte del pancreas smette ‘improvvisamente’ di funzionare e non secerne più insulina. L’insulina – fra le altre cose – regola automaticamente la quantità di zucchero nel sangue: la glicemia. 
Bisogna quindi sostituire questo automatismo con frequenti controlli della glicemia e con assunzioni di insulina. 

 

Misurare la glicemia 

La glicemia dovrebbe rimanere fra 90 e 110 mg/dL prima e lontano dai pasti e tra i 140 e i 180 nelle due ore seguenti ai pasti. Non è facile, soprattutto fra bambini e ragazzi (che alternano sedentarietà e movimento, sottoposti alle tempeste ormonali della crescita e… sì, allo stress della scuola) mantenere questi valori.
La glicemia va misurata prima dei pasti, a orari prefissati fra un pasto e l’altro e quando si ha l’impressione che qualcosa non vada per il verso giusto. In questo caso potrebbe essere necessario effettuare la misurazione anche nel corso dell’ora di lezione.
Il bambino/ragazzo con diabete impara molto presto a misurare la quantità di glucosio presente nel sangue (glicemia) pungendo con un apposito strumento la cute (generalmente di un polpastrello) e appoggiando su una striscia reattiva la piccola goccia di sangue che si ottiene. 
Nella striscia si attiva una reazione chimica che viene letta da un apparecchio chiamato lettore o glucometro il quale restituisce il valore della glicemia in quel momento. 
In generale si può dire che se l’alunno esce da scuola prima di pranzo, potrebbe avere bisogno di misurare la glicemia prima dello spuntino di metà mattina; se si ferma fino al pomeriggio, e pranza a scuola, dovrà necessariamente controllare la glicemia prima di iniettarsi la dose di insulina a pranzo.
Inoltre, dovrà avere la possibilità di controllarla ogni qualvolta pensi di essere in ipoglicemia.
Il numero di misurazioni quindi potrà variare a seconda delle esigenze di ogni alunno.

La glicemia alta è un problema? 
È importante che la glicemia rimanga più a lungo possibile ‘in target’ cioè entro i livelli desiderati, ma se qualche volta la glicemia è un po’ alta (iperglicemia) non è un problema.
Quella col diabete sarà forse una partita che durerà tutta la vita e subire qualche gol all’inizio non è un dramma. 
Se la glicemia fosse molto alta, la si può correggere con piccole assunzioni di insulina.

E se la glicemia è bassa? 
Se la glicemia dovesse scendere di molto sotto i livelli ottimali, c’è il rischio di una ipoglicemia
I livelli di zucchero nel sangue scendono e il cervello (grande consumatore di zucchero) lancia segnali di allarme.
Tali sintomi sono quasi sempre riconoscibili  dallo stesso bambino/ragazzo  in modo tale da poter intervenire con l’assunzione immediata di zucchero per bocca  per risolverli. 
I sintomi più frequenti sono: sudorazione, pallore, irritabilità, nervosismo, pianto, confusione, nausea, fame eccessiva, cefalea, difficoltà di concentrazione, difficoltà di coordinazione, stanchezza, tremori. 
Contrastare l’ipoglicemia  è abbastanza semplice:  basta far assumere al bambino una dose di zucchero. 
Per questo è importante che l’alunno abbia sempre a disposizione caramelle zuccherate o zollette di zucchero oppure le comuni bibite zuccherate, come succhi di frutta, coca-cola, aranciata o una fialetta di Glucosprint
Una volta risolti i sintomi dell’ipoglicemia, per prevenire un nuovo calo di glicemia, il bambino/ragazzo deve mangiare alimenti contenenti carboidrati complessi, quali biscotti, pane, fette biscottate, e dopo circa 15 minuti di benessere può riprendere le normali attività.
Ipoglicemie lievi possono essere piuttosto frequenti  (molti episodi all’anno). 
Nel caso di grave ipoglicemia, con perdita di coordinamento e di coscienza il bambino/ragazzo non va lasciato da solo. È importante far sdraiare l’alunno sul fianco e iniettare un farmaco chiamato glucagone. 
Il glucagone è disponibile in un kit di pronto uso: nella confezione si trova una siringa contenente soluzione fisiologica e un flacone con la polvere, che vanno miscelati al momento dell’uso e quindi il prodotto ottenuto riaspirato (come si fa con gli antibiotici per via intramuscolare). 
Il glucagone può essere iniettato in qualunque punto, per via intramuscolare. 
Non vi sono rischi nel somministrare il glucagone anche in modo improprio. Subito dopo è necessario avvisare la famiglia e il pronto intervento sanitario (118). 
Entro cinque minuti il bambino mostrerà una graduale ripresa accompagnata probabilmente da sintomi di nausea e vomito.
IPOGLICEMIA: cosa è e cosa serve fare. Guarda il video del Prof. Maurizio Vanelli 
 

Diabete e socialità 

In linea generale per la maggior parte dei bambini il diabete non rappresenta un ostacolo sociale nella prima età scolare. La situazione è diversa verso la fine delle scuole elementari e nelle scuole superiori.
Molti studenti richiedono privacy o sono preoccupati dal fatto che il diabete li renda ‘diversi’. 
Il diabete può entrare nelle sindromi di isolamento o di percepita discriminazione che sono peraltro comuni nella pre-adolescenza e nell’adolescenza.
Sarà la famiglia a dare le giuste indicazioni nell’informare il corpo insegnante per agire nel rispetto della privacy dell’alunno.

Diabete e tecnologia

Molti giovani con diabete utilizzano uno strumento chiamato microinfusore o pompa di insulina che infonde l’insulina direttamente sottocute secondo uno schema prefissato rendendo inutili le iniezioni. Il microinfusore ha le dimensioni di un telefono cellulare ed è piuttosto resistente agli urti. La cannula che collega il microinfusore al sottocute potrebbe staccarsi o occludersi a seguito di giochi, spintoni o di esercizi fisici e l’alunno potrebbe quindi avere la necessità di doverla sostituire. 
Frequente è anche l’uso di ‘sensori in continuo’, sorta di cerotti che misurano a intervalli frequenti e regolari la glicemia inviando segnali a un ricevitore. I giovani e giovanissimi sono generalmente molto a loro agio con queste tecnologie e non richiedono supporto nel loro funzionamento.

Mangiare a scuola

Un bambino o ragazzo con diabete ha bisogno di mangiare come dovremmo fare tutti e cioè in modo sano, moderato e variato. Non ha bisogno di pasti speciali per lui. 
È necessario sapere che prima di effettuare un pasto principale (come il pranzo) il bambino con diabete deve sempre eseguire l’iniezione di insulina. 
Per un ragazzo con diabete è importante, comunque, consumare le giuste quantità di cibo previste durante il pasto o, eventualmente, essere in grado di adeguare la dose di insulina in relazione alla quantità di carboidrati assunti secondo lo schema fornito dalla famiglia e/o dal Centro di diabetologia che lo ha in carico. 
Inoltre vanno presi in considerazione altri due aspetti: che non vi siano ritardi o anticipi nell’inizio effettivo del pasto, rispetto al momento dell’assunzione di insulina. 
Spesso gli alunni non mangiano i piatti loro serviti. Nel caso dell’alunno con diabete... dipende da che cosa non vuole mangiare. Se decide di non mangiare quando ormai ha praticato la dose abituale di insulina è meglio controllare che non rinunci a dei carboidrati (pasta, riso, pane, patate, prodotti da forno) perché questo potrebbe originare una ipoglicemia. Se rifiuta della carne, del pesce, del prosciutto – tutte proteine – non succede niente. Se però decide di non mangiare il risotto o la pasta allora sarà necessario proporgli di mangiare “in cambio” un panino o di bere un succo di frutta che in genere è gradito e non richiede troppo tempo per essere assunto. Se questi rifiuti si ripetessero, sarebbe meglio parlarne con i genitori perché potrebbe essere necessario modificare la dose di insulina oppure spostarla dopo il pasto. 
Può succedere che lo studente autonomo nella gestione del suo diabete ritenga sia il caso di mangiare uno snack fuori pasto, al limite anche durante la lezione, magari perché sente di avere la glicemia bassa è opportuno lasciarlo fare perché questo serve a prevenire l’ipoglicemia.
Alunno con Diabete di T.1: Mangiare a scuola. I consigli della Dietista Dott.sa Alessandra Bosetti (clicca qui per visionare il video)

L’attività fisica 

L’alunno con diabete può fare esercizio fisico come tutti, anzi l’esercizio fisico è fortemente consigliato
È importante che l’alunno misuri la glicemia prima e dopo l’esercizio fisico. Se la glicemia è bassa o molto alta l’alunno potrà chiedere di non svolgere alcuna attività. Durante l’attività, è comunque opportuno avere a disposizione sul posto alimenti contenenti zuccheri semplici.
I viaggi d’istruzione 
Facendo parte a pieno titolo delle attività didattiche gli alunni con diabete dovrebbero partecipare ai viaggi d’istruzione. Naturalmente l’alunno deve avere con sé tutto il necessario per la correzione di eventuali ipoglicemie, oltre a un lettore della glicemia, e tutto l’occorrente per l’assunzione di insulina.
L’insegnante che lo accompagna deve essere informata della terapia insulinica in atto, dei sintomi dell’ipoglicemia e delle modalità di correzione in modo da poter assistere l’alunno in caso di necessità.
Se il ragazzo è ben controllato e, soprattutto, è ben istruito, non dovrebbero nascere problemi durante la gita. 
È importante che ai genitori venga fornito il programma giornaliero dettagliato delle attività, in modo che possano pianificare la terapia insulinica. Infatti, un incremento dell’attività fisica potrebbe portare a qualche ipoglicemia, facilmente prevedibile e prevenibile. Per questo motivo, il ragazzo deve portare con sé sempre delle caramelle zuccherate o del succo di frutta. 
È importante che non vengano saltati i pasti e che i loro orari siano ragionevolmente rispettati.

sabato 16 aprile 2016

La scuola ha un ruolo determinate nella formazione non solo del bambino e ragazzo di oggi, ma soprattutto dell’uomo di domani. Di conseguenza è necessario che gli insegnanti siano preparati, al fine di consentire un corretto inserimento degli alunni affetti da tale malattia ed evitare loro inutili ansie, malcontenti e soprattutto emarginazione. Ancora oggi l'epilessia viene erroneamente considerata una malattia mentale e spesso gli insegnanti di un bambino con epilessia si chiedono se ci sono diversità fra questo bambino e gli altri alunni. In alcuni ambienti scolastici permane il pregiudizio che le crisi epilettiche siano causa di una riduzione delle capacità mentali, o almeno che gli alunni affetti da tale malattia abbiano disturbi del comportamento. Anche se è vero che i farmaci antiepilettici possono di per sé indurre effetti collaterali sul versante neuropsicologico (da disturbi di attenzione e concentrazione, a deficit più specifici ad es. della memoria o della denominazione), solo una piccola parte di alunni con epilessia presenta effettivamente dei ritardi nello sviluppo e nell’ apprendimento. 
Dall'altro lato l'epilessia può coesistere con disturbi, disabilità e handicap.

Informare gli insegnanti
Quando il bambino con epilessia fa il suo ingresso a scuola i genitori devono informare il Dirigente della malattia di cui soffre il figlio; il Dirigente, a sua volta deve individuare la miglior strategia per informare, insieme ai genitori, gli insegnanti della classe del bambino, non trascurando però di assicurarsi che le norme di comportamento, in caso di crisi epilettica siano note anche gli altri insegnanti e al personale scolastico. Infatti non è, in generale, prevedibile dove e quando abbia luogo una crisi.
E’ importante che l’informazione agli insegnanti della classe, da parte del Dirigente, sia fatta in collaborazione stretta con i genitori. Si può quindi prevedere che all’inizio, o al termine, del primo Collegio Docenti, che normalmente viene effettuato prima dell’inizio dell’anno scolastico, siano invitati i genitori dell’alunno affetto da epilessia. In tale sede i genitori forni-ranno esatte indicazioni su come si manifestano le crisi e sui possibili problemi causati dalle crisi stesse. Se possibile, è auspicabile la partecipazione del neurologo che ha in cura lo studente, di un suo collaboratore o del pedagogista, se il ragazzo ha un suo piano educativo individuale. In ogni caso, se il neurologo curante non è disponibile, è prevista la collaborazione tra scuola e medico dell’UONPIA (Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza) di zona, su richiesta della scuola.
I medici dell’UONPIA hanno inoltre notevole competenza nel rispondere ai quesiti in merito anche agli aspetti più strettamente organizzativi: gestione delle attività durante le ore di educazione motoria, come sorvegliare a “distanza” durante gli intervalli, come gestire la presenza di un supplente non a conoscenza del caso, gite scolastiche, medicinali etc. Infatti se l’insegnante conosce le caratteristiche delle crisi potrà riconoscerle ed evitare, oltre a danni fisici dovuti alle manifestazioni delle crisi, di punire il bambino ingiustamente per il suo comportamento durante la crisi (es. se fa scarabocchi, o non risponde alle domande, etc.).

IMPORTANTE - La gestione pratica delle crisi epilettiche
Una crisi tonico-clonica, definita genericamente “convulsioni”, in una persona epilettica non è un’emergenza medica. La crisi infatti, di regola, cesserà spontaneamente in 1-2 minuti lasciando una sensazione di stanchezza, stordimento, talora confusione mentale.
Le crisi possono durare molto di più (a seconda del tipo di epilessia) ma il protocollo da seguire resta identico.

E’ importante restare calmi perché, per quanto la crisi possa essere impressionante da vedere, nella maggior parte dei casi recede senza lasciare nessun esito e non rappresenta quasi mai un pericolo per la vita.
I rischi maggiori sono legati al trauma che il paziente può provocarsi cadendo a terra, o per via del vomito.

Di fronte a una crisi epilettica di questo tipo:
  1. Non spaventarsi!
  2. Se il bambino/ragazzo cade, tenerlo disteso su un fianco, NON bloccargli i movimenti, NON inserire alcunché in bocca, assicurarsi però che non vi siano ostacoli alla respirazione.
  3. Proteggere la testa con cuscini o qualcosa di morbido, per evitare che si ferisca, senza bloccarne i movimenti.
  4. Fare spazio e togliere dalle vicinanze gli oggetti taglienti o appuntiti.
  5. Evitare che i compagni gli si affollino intorno.
  6. Togliere eventuali occhiali, allentare vestiti stretti.
  7. Controllare la durata della crisi con un orologio e osservare bene cosa succede durante la crisi per poterla descrivere successivamente ai genitori o al medico.
  8. Se entro 5 minuti la crisi non cessa spontaneamente, somministrare il farmaco apposito, secondo le indicazioni mediche.
  9. Se anche con la somministrazione del farmaco, o in assenza di esso, la crisi non si risolve, chiamare il 118.
  10. Al termine della crisi tranquillizzare il bambino/ragazzo e fornirgli l’assistenza necessaria.
  11. Riferire ai genitori, con il maggior numero di dettagli possibili (tempistica e manifestazioni), la crisi e la sua evoluzione.
Le regole sopra indicate sono generali e si applicano in qualsiasi situazione di crisi tonico-clonica, e non solo in ambito scolastico. Ci sono però altre evenienze delle quali è opportuno tener conto. Ad esempio in alcune crisi epilettiche di questo genere, la manifestazione tonico-clonica può essere accompagnata dall’emissione di suoni, di saliva o vomito. Può inoltre accadere che ci sia perdita di controllo della vescica e dell’intestino.
Quando si è già a conoscenza di queste evenienze è opportuno tenere in classe un lenzuolo/coperta con cui coprire il corpo del bambino, per evitargli imbarazzo di fronte ai compagni.
E’ certamente intuitivo, ma val comunque la pena ripeterlo, che sarà cura dell’insegnante scegliere, per il bambino/ragazzo, un banco il più possibile lontano da oggetti pericolosi (caloriferi, armadi, magari a vetro etc.) contro i quali, in caso di crisi, il bambino potrebbe provocarsi lesioni.

Parimenti, soprattutto all’entrata in scuola al mattino, al termine delle lezioni e durante eventuali cambi di aula durante il giorno, se il bambino deve fare delle scale, è indispensabile che a fianco abbia qualcuno che possa proteggerlo in caso di eventuale crisi. Anche se è presente un ascensore, il ragazzo non deve mai essere lasciato solo. 

L'utilizzo del farmaco MicroNoan ®
Alcuni casi di epilessia richiedono l’utilizzo di un farmaco idoneo a bloccare la crisi in tempi rapidi. Si tratta di un ansiolitico che contiene una benzodiazepina, come principio attivo. Il nome commerciale più diffuso è MicroNoan ®. E’ venduto sotto forma di microclisteri poiché la somministrazione per via rettale consente un rapido assorbimento ed è effettuabile anche da personale non specializzato.
La scuola, come indicato dalle Linee guida per la somministrazione di farmaci in orario scolastico (Ministeri Istruzione e Salute 25/11/05) e dal successivo protocollo d’intesa firmato nelle diverse regioni è tenuta a somministrare questo farmaco. Deve essere ef fettuata una formale richiesta dei genitori, comprensiva di una certificazione medica attestante lo stato di malattia dell’alunno con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere (conservazione, modalità e tempi di somministrazione, posologia).
Nel caso di somministrazione di questo farmaco, l’insegnante o la persona designata in ambito scolastico, deve aver cura, se possibile, di allontanare i compagni di classe, per evitare problemi di imbarazzo al bambino/ragazzo che, se pur non cosciente al momento, potrebbe essere oggetto di commenti, battute e scherzi da parte dei compagni, in momenti successivi. Per tutte le indicazioni specifiche relative alle modalità di conservazione e somministrazione, il Dirigente scolastico e gli insegnanti devono attenersi a quanto indicato dal certificato medico che accompagna la richiesta.
E’ molto probabile che in caso di somministrazione di MicroNoan®, ma molto spesso anche senza farmaco, come unica conseguenza della crisi stessa, il bambino/ragazzo si addormenti e debba riposare per un certo periodo di tempo. In questo caso la scuola dovrà avere a disposizione un locale tranquillo (infermeria od altro), nel quale però il bambino non dovrà mai essere lasciato solo. Oltre ai farmaci da somministrare in caso di crisi, ci sono situazioni terapeutiche in cui al bambino/ragazzo deve essere somministrato durante le ore scolastiche, di solito al momento del pranzo, il normale farma-co antiepilettico che già assume mattina e sera. Anche in questo caso è necessaria un’idonea certificazione dello specialista di riferimento, il quale indicherà il tipo di farmaco, la dose e l’orario di assunzione. Sarà poi l’amministrazione scolastica che autorizzerà gli insegnanti alla somministrazione del farmaco.

Le crisi senza totale perdita di coscienza
Come già indicato in precedenza, esistono diversi tipi di epilessia e le crisi hanno manifestazioni differenti da soggetto a soggetto, soprattutto nel caso di crisi parziali/focali. In questi casi, è la famiglia stessa che, nel caso non si tratti del primo episodio, è in grado di mettere al corrente la scuola delle diverse manifestazioni. Parimenti è essenziale che la scuola informi la famiglia, nel caso osservi comportamenti che, magari fino a quel momento, si erano verificati solo a scuola e ai quali la famiglia non aveva mai assistito.

Non è possibile fare un’esaustiva descrizione delle possibili manifestazioni di queste crisi, ma verranno portati alcuni esempi. Le mioclonie possono portare a movimenti incontrollati e ripetuti del capo, dei muscoli facciali o degli arti, il più delle volte senza perdita di coscienza, ma con l’impossibilità di fermare questi movimenti. Se è vero che il bambino/ragazzo appare sveglio è altresì vero che molto spesso il suo livello di coscienza in quei momenti è limitato se non assente. E’ quindi del tutto inutile cercare di alzare il suo livello di attenzione con sollecitazioni vocali chiamandolo ripetutamente per nome o facendogli esortazioni a smettere o chiedendogli che cosa gli sta succedendo. E’ opportuno invece verificare, per prima cosa, che i movimenti involontari non gli arrechino alcun danno fisico e poi attendere che la crisi abbia termine. Questo comportamento vigile, ma teso a non sottolineare ciò che sta avvenendo, aiuta i compagni ad accettare il compagno anche con le sue “stranezze”. 
Le crisi possono avere anche manifestazioni di tipo vocale. Improvvisamente il bambino/ragazzo dice cose senza senso o urla. Allo steso modo posso evidenziarsi anche crisi di tipo motorio. Improvvisamente il bambino/ragazzo si alza dal banco, e si accinge a compiere azioni che sono avulse dal contesto di quel momento, senza dare una spiegazione logica.
Di più difficile riconoscimento sono le crisi definite come assente e sembra perso fra i suoi pensieri e non attento lezioni. A volte queste manifestazioni non vengono riconosciute come crisi epilettiche, ma semplicemente come normali comportamenti dovuti al particolare“assenze” soprattutto se hanno una durata di pochi secondi. Il bambino/ragazzo ha lo sguardo tipo di carattere. Anche qui la scuola può e deve avere un duplice ruolo. Da una parte, se la famiglia è a conoscenza del problema e ha avvisato la scuola, deve tenere conto che la conseguente minore resa scolastica ha un’origine patologica, dall’altra, se la famiglia ne è all’oscuro, deve informarla e sollecitarla a sottoporre il bambino/ ragazzo a controlli medici.

Il rendimento scolastico
Quanto sino ad ora detto sulle manifestazioni delle diverse forme epilettiche e sull’effetto dei farmaci, rende facilmente intuibile che questa patologia può avere effetti anche sul rendimento scolastico.
L’uso del “può” è d’obbligo perché non tutti gli alunni che soffrono di questa patologia, fortunatamente, presentano problemi.
Uno tra gli aspetti più critici, relativi al rendimento scolastico di un alunno epilettico è la “variazione” correlata alle alterazioni derivanti dalle crisi, per cui spesso questi bambini hanno “inspiegabili” cadute di rendimento, alternano cioè giornate in cui sono del tutto collaborativi e ricettivi, a giornate in cui sono svogliati e assenti a volte. Questi comportamenti incostanti sono difficilmente rilevabili nel periodo della scuola materna, mentre possono essere notati più facilmente sui banchi di scuola.
L’insegnante di sostegno anche per poche ore alla settimana, escludendo i casi più gravi dove è necessaria una presenza continuativa, può essere utile per consolidare concetti primari o per recuperare i “vuoti” dovuti alle crisi o ad assenze per accertamenti o esami. La presenza dell’insegnante di sostegno o di un educatore diventa ancora più importante quando il bambino ha numerose crisi e perde il contatto con la realtà per tempi più lunghi. A maggior ragione nel contesto attuale dove, complice anche la crisi finanziaria, la scuola non riesce a garantire la pronta sostituzione di una insegnante assente con un supplente. In tal caso infatti non è raro che gli alunni della classe scoperta vengono smistati in altre, in cui gli insegnanti non sono neces-sariamente al corrente di tutte le informazioni necessarie con conseguente ridotta garanzia della tutela alla salute dell’alunno.

Tante sono le strategie che un insegnate sensibile e attento, può applicare senza dover modificare i criteri di valutazione e soprattutto senza operare evidenti discriminazioni rispetto ai compagni.
Non bisogna infatti dimenticare che, nella maggior parte dei casi, i ragazzi affetti da epilessia non grave, devono dedicare allo studio a casa un tempo decisamente superiore ai loro coetanei sani. Dati i citati problemi di concentrazione, le lezioni vengono lette e ripetute più volte, e non è raro dover alternare periodi di pausa a periodi di studio. Il risultato è che, al contrario del coetaneo che, finiti i compiti può liberare la mente e dedicare il rimanente tempo ad un giusto svago, nel caso dei bambini con problemi di epilessia il tempo da dedicare allo svago con la consapevolezza di aver terminato tutti i compiti scolastici è inferiore o, a volte, inesistente. Anche questo è un fattore che influisce negativamente sugli aspetti psicologici.

Come comportarsi coi compagni

E’ constatato che per un bambino con epilessia, la scuola è uno dei pochi momenti di confronto con gli altri. Proprio l’epilessia però, con le sue manifestazioni, espone a reazioni di rifiuto da parte dei compagni di classe. Il comportamento dell’insegnante è del tutto determinante nel risolvere o almeno attenuare questo atteggiamento di rifiuto. Sono già state fornite indicazioni inerenti il comportamento che deve tenere l’insegnante in caso di insorgenza in classe di crisi epilettica. E’ opportuno però fornire alcuni suggerimenti relativi a come gestire questa problematica con i compagni di classe.

La maggior parte di loro, come è intuibile, si sentirà molto spaventata, non rendendosi conto di quello che sta succedendo. Il loro compagno/a che fino ad un attimo prima era lì a parlare, ascoltare, insieme a loro, improvvisamente è a terra, si dibatte, magari emet te strani suoni e così via. La crisi può anche far ridere, e i bambini nella loro innocenza sanno essere anche crudeli.
Bisogna dar loro delle spiegazioni che si avvicinino il più possibile alla realtà, tenendo conto della loro età, ma che instillino nella loro mente il concetto che il loro compagno/compagna NON è “diverso”, “pazzo”, “violento” e neppure un “buffone”, magari spiegando come aiutarlo o chiedere aiuto.

Nel caso si debbano dare spiegazioni a bambini del primo ciclo scolastico, soprattutto delle prime classi, sarà opportuno utilizzare esempi di vita e oggetti comuni o fiabe, piuttosto che spiegazioni mediche, stimolandoli anche a fare domande. Utili esempi sono riportati nei siti WEB sotto indicati.
www.iwebmaster.it : dove si può scaricare gratuitamente come e-book il libro 'Sara e le sbiruline di Emily'. 
Il medesimo libro, se non si ha a disposizione un e-book, è visionabile dal sito www.fondazionelice.it nella sezione “Cultura e sport”.
www.biancosulnero.blogspot.com/2010/08/una-favola-che-educa-i-bambini-in-caso.html : dove si può ascoltare una fiaba che spiega l’epilessia ai bambini. 
Quando si tratta di bambini di 8-11 anni o ragazzi già alle scuole medie, si può approcciare il problema certamente in maniera più scientifica. Semplici spiegazioni delle modalità di funzionamento del cervello e della tra-smissione elettrica degli stimoli nervosi, possono consentire di introdurre il concetto di corto circuito, di scarica elettrica anomala e così via.

Fonte: http://www.aebo.it/epilessia_scuola.html

martedì 17 agosto 2010

In questo periodo su Bianco Sul Nero ho pubblicato parecchi argomenti nuovi, come avete letto riguardano il pronto soccorso a scuola... fino ad ora mi sono occupato di particolari eventi sulla disabilità (come si interviene in caso di una crisi epilettica, le manovre di disostruzione), ma spesso è utile saperne di più in modo generale e per non arrecare ulteriori danni involontari. Ecco una guida di primo soccorso a scuola e in palestra che potete scaricare cliccando qui.

domenica 1 agosto 2010

Non sempre siamo preparati ad eventi critici come le crisi epilettiche... questo video riassume in poche parole cosa fare se un bambino in classe ( o in qualunque altro luogo) ha una crisi epilettica:

domenica 4 luglio 2010

Spesso può capitare di trovarci in situazioni drammatiche in cui un bambino (a scuola, a casa e non solo), può ingoiare un oggetto di qualsiasi natura rischiando di soffocare...
 Il NON SAPERE genera errori: prendere per i piedi un bambino che è ostruito, o peggio ancora mettere le dita in bocca, sono le prime due cose che vengono fatte dal soccorritore occasionale non preparato…e che di solito cagionano la morte del bambino.

Ma allora cosa fare ???
Di seguito troverete due video che mostrano le manovre corrette sulla disostruzione secondo le nuove linee guide internazionali:

- Per il NEONATO


- Per il BAMBINO

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