• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

Visualizzazione post con etichetta La giornata della Memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La giornata della Memoria. Mostra tutti i post

sabato 18 gennaio 2020

Otto ‒ Autobiografia di un orsacchiotto
Otto è un orso di peluche confezionato in una fabbrica di giocattoli della Germania che si ritrova, oramai vecchio e malconcio, nel negozio di un rigattiere. È l’orsetto stesso a raccontare la sua storia e la sua amicizia con David e Oskar, due bambini tedeschi inseparabili. Otto viene infatti regalato a David nel giorno del suo compleanno dai suoi genitori e da quel momento i tre trascorrono insieme ogni giorno, divertendosi ed inventando nuovi giochi. David però è ebreo e un brutto giorno lui e la sua famiglia vengono portati via dai soldati, ma prima di andarsene David consegna Otto al suo amico. Ben presto la guerra raggiunge anche la città di Oskar e i bombardamenti aerei la radano al suolo; Otto si ritrova solo, salvato da un soldato americano che, una volta terminata la guerra, lo porta in America dalla sua famiglia. Le sue traversie non sono però ancora finite e solo molti anni dopo Oskar lo ritroverà nel negozio del rigattiere; i due ritroveranno infine anche l’amico David di cui avevano perso le tracce molti anni prima…

Il libro, pubblicato in Germania nel 1999 e poi in Italia dal 2003 con Mondadori, è ormai diventato un classico in grado di raccontare e spiegare la guerra e l’Olocausto a bambini anche piccoli. Tomi Ungerer è un famoso autore ed illustratore che ha vinto il Premio Andersen nel 1998 come miglior illustratore e poi di nuovo nel 2002 come miglior autore. In questa nuova edizione illustrata ha scelto un punto di vista particolare, quello dello stesso orsacchiotto protagonista, per parlare di un tema difficile e delicato con un linguaggio semplice ma non banale. Il contesto della Seconda guerra mondiale è ben delineato dalle parole e anche dalle illustrazioni, che raccontano l’orrore e la paura delle bombe, anche se non vengono descritti i campi di concentramento e le crudeltà che vi erano perpetuate quotidianamente; in questo modo il messaggio che arriva al lettore è soprattutto quello positivo della forza e del calore dell’amicizia, che può durare anche tutta la vita.


Un libro meraviglioso che offre messaggi importanti, e diversi spunti di riflessione.
Un libro da leggere insieme ai bambini per raccontare gli orrori della guerra, ma insieme per ricordare che nell’uomo albergano anche sentimenti di altruismo, coraggio, profonda generosità.
Ma anche un libro fatto ad arte, con illustrazioni bellissime e intense, espressive, vibranti di tutte le emozioni raccontate, e con un testo lucido e chiaro, semplice e profondo.

Siamo nel 1943 in una città sotto l’occupazione nazista. Daniel è un bambino ebreo, che vive solo con la madre perché il padre è fuggito per evitare la deportazione e per raggiungere i “soldati buoni”, quelli che cacceranno via i soldati cattivi.
E di soldati cattivi ce ne sono tanti in città, li vediamo disegnati in una grande doppia pagina, compatti come se fossero un enorme mostro, con le loro divise nere e la croce uncinata.
La mamma di Daniel è costretta a lavorare di nascosto, perché agli ebrei lavorare è vietato (vogliono forse che si riposino? Si chiede Daniel, nella sua dolce ingenuità bambina…). Il ragazzino si muove comunque ancora liberamente per le strade cittadine, va a comprare il pane facendo le lunghe file alle botteghe, gioca con i coetanei.
 
Il mostro che lo spaventa non sembra essere la guerra, bensì la portinaia Apollonia.
Apollonia è arcigna, ha gli occhiali spessi e gli occhi grigi, corre con la scopa dietro ai bambini che la canzonano. Daniel è convinto sia una strega, perciò non vuole mai passarle davanti da solo e quando rientra chiama la mamma perché lo venga a prendere in cortile.
Finché un giorno la mamma non risponde al richiamo. E come se non bastasse una grossa mano gli chiude la bocca e lo trascina in cantina.
Il bambino riconosce Apollonia ed è convinto che la strega lo rinchiuderà per mangiarlo ma….nella cantina trova la madre e comprende che la vecchia portinaia altro non ha fatto che metterli in salvo dai nazisti che sono venuti a prelevarli per la deportazione.
Apollonia ha salvato la sua vita e quella della mamma.
Daniel comprende allora che “anche una strega a volte può salvare un bambino”, che anche nelle persone burbere può battere un cuore nobile e non bisogna mai fermarsi alle apparenze.
Albo commovente, che in pochi tratti di testo e con grandi tavole intensamente colorate, apre uno squarcio sulla vita di un bambino ebreo ai tempi della seconda guerra mondiale.
Si offre come punto di partenza per approfondimenti da effettuare con i bambini.
Un libro, quindi, che deve essere mediato, spiegato, raccontato. Potrebbe essere una grande risorsa da usare nelle scuole, punto di partenza per una lezione sulle discriminazioni presenti e passate, sull’olocausto, sui razzismi.
Un albo che è di forte denuncia ma insieme di riscatto, che oltre a mostrare il lato oscuro dell’uomo che sfocia nelle guerre più terribili e nelle più gravi persecuzioni, evidenzia anche l’amore e la solidarietà di cui è capace l’essere umano.
Delle splendide illustrazioni mi preme evidenziare, oltre al chiaro valore artistico, la forte espressività. Ogni tavola esprime e suscita nel lettore un sentimento che aiuta ad immedesimarsi nella storia. Sono disegni che chiamano ad entrare nel libro, come fossero delle porte spalancate sulla storia narrata.
 
“La portinaia Apollonia” ha vinto nel 2005 il premio Andersen come miglior albo 0/6 anni e il super premio Andersen come miglior libro dell’anno.
Dal libro è stato tratto anche uno spettacolo teatrale.



Post più popolari