• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

Visualizzazione post con etichetta comportamento dirompente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comportamento dirompente. Mostra tutti i post

martedì 12 marzo 2024


Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è un disturbo neurocomportamentale che si manifesta in età infantile e si caratterizza da un comportamento persistente di opposizione, sfida e disobbedienza verso le figure di autorità.

I bambini con DOP possono presentare i seguenti comportamenti/reazioni:

  • Opposizione alle regole e alle richieste degli adulti
  • Comportamenti provocatori e irritanti
  • Facile irritabilità e rabbia
  • Argomenti frequenti
  • Rifiuto di assumersi la responsabilità delle proprie azioni
  • Tendenza a cercare vendetta
  • Risentimento e rancore

La diagnosi di DOP deve essere effettuata da un professionista qualificato, come un neuropsichiatra infantile o uno psicologo, in base ai criteri diagnostici del DSM-5.

Si specifica che i bambini con tale diagnosi rientrano nella normativa dei BES (Bisogni Educativi Speciali).

Intervento a scuola

La scuola può giocare un ruolo chiave nel supportare gli alunni con DOP e nel migliorare il loro comportamento. Non è facile, per niente purtroppo, ma vi propongo ugualmente delle strategie e contenuti che possono aiutarvi. Ecco alcuni suggerimenti da tenere in considerazione:

  1. Conoscere il disturbo: è importante che i docenti si informino sul DOP per comprendere meglio i comportamenti dell'alunno.
  2. Creare un ambiente sicuro e positivo: l'aula dovrebbe essere un luogo in cui l'alunno si senta sicuro e a suo agio.
  3. Stabilire regole chiare e coerenti: è importante che le regole siano comprensibili e applicate in modo coerente.
  4. Utilizzare un rinforzo positivo: è importante premiare i comportamenti positivi dell'alunno.
  5. Insegnare strategie di gestione della rabbia: è importante aiutare l'alunno a gestire la rabbia in modo sano.
  6. Collaborare con la famiglia: è importante collaborare con la famiglia dell'alunno per creare un intervento educativo coerente.
Si specifica che è rara l'attivazione dell'insegnante di sostegno. Usualmente viene attivato un PDP a scuola poiché i bambini con DOP, come detto sopra, rientrano nella categoria BES (bisogni educativi speciali). Per avere l'insegnante di sostegno il bambino/a deve presentare COMORBILITA'(*) con altri disturbi o disabilità.

(*) Si intende ogni distinta entità clinica aggiunta, in poche parole la comorbilità è la presenza concomitante di due o più disturbi nella stessa persona.

Maestro Carmelo Di Salvo.

In più, per maggiore chiarezza, vi fornisco un video della dott.ssa Silva Bosio, che ritengo completo ed esaustivo:

domenica 10 marzo 2024


L'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) è un disturbo neurobiologico che può influenzare la capacità di un bambino di prestare attenzione, controllare l'impulsività e l'iperattività. In ambito scolastico, ciò può tradursi in difficoltà di apprendimento, condotte dirompenti e bassa autostima, NON ATTRIBUIBILI A DEFICIT DELL'INTELLIGENZA.

In mancanza di una vera tutela, dopo la legge 170 del 2010 negli anni l’argomento quindi è stato inglobato nelle disposizioni sui BES. Il Ministero dell'Istruzione ha emanato la direttiva MIUR n. 27 del 27 dicembre 2012, che fornisce indicazioni specifiche a insegnanti, educatori e genitori su come supportare adeguatamente gli alunni con ADHD.

La Direttiva ricapitola e fa riferimento:
  • i principi alla base dell’inclusione in Italia;
  • il concetto di Bisogni Educativi Speciali approfondendo il tema degli alunni:
  1. con disturbi specifici;
  2. con disturbo dell’attenzione e dell’iperattività;
  3. con funzionamento cognitivo limite.
PUNTI DA CONSIDERARE

La scuola, in collaborazione con la famiglia e gli specialisti sanitari, è tenuta a redigere un PDP per ogni alunno con ADHD. Il PDP specifica gli obiettivi educativi e le strategie didattiche personalizzate per il bambino, in linea con il suo profilo di funzionamento.

Risulta importante la formazione per i docenti. La formazione specifica sull'ADHD è fondamentale per i docenti, in quanto permette loro di comprendere le peculiarità e le difficoltà degli alunni con questo disturbo, nonché di mettere in atto strategie di gestione efficaci e inclusive.

Collaborazione sinergica con la famiglia: La collaborazione tra scuola e famiglia è un elemento chiave per il successo scolastico e il benessere dell'alunno con ADHD. La comunicazione aperta e il confronto costruttivo tra i diversi attori coinvolti permettono di creare una rete di supporto solida e personalizzata.

Difficoltà comuni e possibili soluzioni educativo-pedagogiche:

1. Difficoltà di attenzione

Strategie didattiche:
  • Suddivisione dei compiti in unità più piccole e gestibili.
  • Feedback frequenti e rinforzi positivi mirati.
  • Impiego di timer e segnali visivi per la scansione del tempo.
Tecnologie assistive:
  • Software di sintesi vocale per facilitare la comprensione del testo.
  • Registratori vocali per supportare l'apprendimento e la memorizzazione.
  • App per la gestione del tempo e l'organizzazione dei compiti.
2. Comportamento dirompente

Strategie di gestione:

  • Definizione di regole chiare, coerenti e condivise all'interno della classe.
  • Insegnamento di strategie di autocontrollo e autoregolazione emotiva.
  • Implementazione di un sistema di premi e sanzioni, concordato e trasparente.
Interventi psicoeducativi mirati:
  • Parent training per supportare i genitori nella gestione del comportamento del bambino a casa.
  • Training di abilità sociali per migliorare le capacità relazionali e l'interazione con i pari.
3. Bassa autostima

Strategie di rafforzamento positivo:
  • Incoraggiamento costante e valorizzazione dei successi, anche minimi, del bambino.
  • Promozione di esperienze di successo in vari ambiti scolastici ed extrascolastici.
  • Favorimento dell'inclusione sociale e della partecipazione attiva alle attività di classe.
E' fondamentale sottolineare che ogni bambino con ADHD presenta un profilo di funzionamento unico e necessita di un approccio individualizzato e personalizzato. La collaborazione tra scuola, famiglia e specialisti è fondamentale per la creazione di un ambiente scolastico inclusivo e supportivo, che permetta all'alunno con ADHD di esprimere al meglio il proprio potenziale.

DA RICORDARE CHE: è necessario considerare la possibilità che un bambino/ragazzo abbia diagnosi in comorbilità con l’ADHD e viceversa. Quindi oltre alla diagnosi o accertamento di ADHD può coesistere un altro quadro clinico deficitario con altri disturbi o disabilità. In questo caso c'è un aggravamento e le sole misure descritte sopra potrebbero NON bastare; risulta utile sicuramente approfondimenti diagnostici (con la possibilità di ottenere così l'insegnante di sostegno L. 104/92).

Quindi l'assegnazione di un insegnante di sostegno ad un alunno con ADHD non è automatica. L''insegnante di sostegno può essere assegnato ad un alunno con ADHD se ci sono:

-Difficoltà di apprendimento: se l'ADHD compromette significativamente il processo di apprendimento dell'alunno, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti per il suo anno di corso.

-Comportamento dirompente: se l'alunno presenta un comportamento dirompente grave e persistente che ostacola il regolare svolgimento delle attività didattiche e la sicurezza in classe.

-Comorbilità: se l'ADHD è associato ad altri disturbi o disabilità che ne aggravano la gravità e l'impatto funzionale.

INOLTRE...
E' importante non aspettarsi risultati immediati. Il miglioramento del bambino con ADHD è un processo graduale che richiede tempo, pazienza e perseveranza. Il successo dell'intervento educativo non si misura solo in termini di voti scolastici, ma anche in termini di benessere psicologico, autostima e capacità di relazionarsi con gli altri.

giovedì 23 agosto 2018

E' chiamata in modi diversi  spesso "sedia del silenzio" o "posto della riflessione" e seppur rappresenta una sorta di PUNIZIONE è anche una tecnica che ha un fodamento educativo e metodologico, tutto ciò dipende dall'uso che ne facciamo.

“Time out” letteralmente significa pausa o sospensione ed è un termine molto utilizzato nel mondo dello sport. Se un giocatore, per esempio, si comporta in modo scorretto, viene subito mandato in panchina e deve stare seduto, è messo in “pausa forzata” per un po’ e poi può ritornare a giocare.

In cosa consiste la tecnica del Time out applicato ai bambini?

Il Time out è una tecnica educativa che può essere utilizzata quando i bambini si comportano in modo sbagliato o disubbidiscono. In pratica, durante il tempo stabilito per il Time out, il bambino deve restare seduto su una sedia o non allontanarsi da un determinato posto della  casa (in cui non ci siano né giocattoli, né oggetti con cui potersi far male) e fare una “pausa”, riflettendo su ciò che ha fatto e sul comportamento giusto che avrebbe dovuto adottare.
È comunque una sorta di punizione, perciò non deve essere considerata una soluzione diretta ma come un modo per invitare il bambino a riflettere, a riprendere il controllo delle proprie emozioni ed evitare anche ulteriori scontri.
Proprio per non farlo considerare un castigo o un modo per allontanarlo, dovrebbe essere accompagnato da parole che facciano capire al bambino quali sono i sentimenti e le emozioni che sta provando (rabbia, dolore, frustrazione ecc.), sottolineando che, comunque, è solo quel suo comportamento ad essere sbagliato (picchiare un altro bambino, buttare per terra il cibo ecc.), ma certamente non lui e noi lo amiamo sempre e comunque.

Quanto deve durare il time out?

È consigliabile che duri pochi minuti. Anche un minuto, infatti, può sembrare un’eternità a chi è piccolo…quindi bisogna osservare il bambino molto attentamente e ponderare in modo giusto.

sabato 23 settembre 2017

Si parla tanto di cyberbullismo, di brutti episodi di cyberbullismo che a volte sfociano in drammatiche situazioni.“Educare i ragazzi all’uso consapevole dei socialnetwork”, una bella frase, più facile a dirsi che a farsi. I ragazzi spesso sono chiusi, non ascoltano gli adulti e comunicare con loro è difficile. Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Le attività che i ragazzi svolgono online o attraverso i media tecnologici hanno quindi spesso conseguenze anche nella loro vita reale. Allo stesso modo, le vite online influenzano anche il modo di comportarsi dei ragazzi offline, e questo elemento ha diverse ricadute che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo. 
Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone
 
Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono:
  • Telefonate
  • Messaggi (con o senza immagini)
  • Chat sincrone
  • Social network (per esempio, Facebook)
  • Siti di domande e risposte
  • Siti di giochi online
  • Forum online
Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:
  • pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network;
  • postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false);
  • rubando l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima;
  • insultando o deridendo la vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media;
  • facendo minacce fisiche alla vittima attraverso un qualsiasi media.
Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online. 

Ecco alcuni materiali e consigli da mettere in atto per contrastare questo fenomeno:

mercoledì 9 agosto 2017

Paola Eleonora Fantoni è insegnante di Inglese, traduttrice ed interprete. Lavora presso l’Istituto di Istruzione Superiore “CARAMUEL – RONCALLI” di Vigevano, in provincia di Pavia. Dal 2007 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Referente Dislessia d’istituto, coordinando i servizi e i progetti mirati agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Da sette anni, inoltre, è formatrice sui D.S.A. Dal 2010 intrattiene rapporti di collaborazione con varie case editrici: ha scritto articoli e testi, e curato alcune sezioni delle prove di verifica, nonché un blog dedicato. Ha creato mappe grammaticali e di micro-lingua commerciale.

Vi propongo due testi dell'autrice, validissime guide sia per la conoscenza in materia sia per le normative e varii aspetti interessanti... entrambi i libri hanno una introduzione identica ma si differenziano nella seconda parte, approfondendo diversi argomenti.

Clicca sotto per scaricare gratuitamente i testi:

  • Introduzione
  • La    diagnosi    
  • Segni    precoci,    corso    evolutivo,    statistiche
  • Trattamento    riabilitativo    e    interventi    compensativi
  • La    normativa    di    riferimento
  • Guida    al    Piano    Didattico    Personalizzato
  • Psicologia    dello    studente    dislessico 
  • Disturbi    specifici    dell’apprendimento    e    lingue    straniere
  • Conclusioni
  • FAQ:    Frequently    Asked    Questions 
  • I    disturbi    di    iperattività    e    deficit    dell’attenzione      

  • Introduzione
  • La diagnosi 
  • Segni precoci, corso evolutivo, statistiche 
  • Trattamento riabilitativo e interventi compensativi 
  • Guida al Piano Didattico Personalizzato
  • Psicologia dello studente dislessico
  • La normativa di riferimento 
  • Didattica inclusiva della matematica
  • La verifi ca e la valutazione
  • Un aiuto dalle nuove tecnologie
  • I disturbi di iperattività e deficit dell’attenzione

lunedì 10 aprile 2017

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è uno dei più frequenti disturbi a esordio in età infantile che compromette il funzionamento globale del soggetto con una eziologia neurobiologica. La complessità della diagnosi necessita dell’uso di strumenti appropriati che consentano di valutare la presenza dei sintomi nei diversi contesti di vita del bambino e il trattamento multimodale va adattato alle caratteristiche specifiche del bambino e del suo contesto di vita. La scelta terapeutica è basata sulla valutazione di diversi fattori tra cui la comorbidità, la situazione familiare, la collaborazione con la scuola la opportunità di trattamento farmacologico a integrazione degli altri interventi terapeutici e assistenziali. 
La presente guida è frutto del lavoro di operatori di progetto di NPIA (con il contributo della Regione Lombardia) per la creazione di una Rete di Centri di Riferimento per ADHD con l’obiettivo non solo di diffondere una corretta cultura rispetto a questo disturbo, ma soprattutto garantire ai bambini e adolescenti con ADHD e alle loro famiglie di conoscere e beneficiale di cure e supporti efficaci econdivisi su tutto il territorio della Regione Lombardia.

lunedì 10 novembre 2014

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è una patologia neuropsichiatrica dell’età evolutiva, caratterizzata da una modalità ricorrente di comportamento negativistico, ostile e di sfida, che però non arriva a violare le norme sociali né diritti altrui.
E’ inserita nella categoria dei Disturbi da Comportamento Dirompente, e viene  distinta dal Disturbo della Condotta (DC) e dal Disturbo d’Attenzione Iperattività (DDAI), per i quali bisogna eseguire una diagnosi differenziale.
Spesso tra normalità e patologia c’è un confine molto sottile, che diventa quasi invisibile quando si analizzano dei bambini.
La psicopatologia può essere definita come una perdita, o un mancato sviluppo, di quelle competenze e abilità che normalmente sono presenti in una certa fase dello sviluppo. 
E' proprio prima dell’ingresso a scuola che cominciano a comparire i sintomi del disturbo ed è per questo che, in genere, risulta molto difficile identificarli, tanto che possono anche trascorrere degli anni prima che il problema venga identificato.

Tutti i bambini possono essere scontrosi e capricciosi, però nei soggetti con il DOP queste caratteristiche si presentano amplificate tanto da arrivare a compromettere, in maniera significativa, il loro inserimento sociale. La loro è un’ostilità continua e persistente, non rispettano le regole, hanno eccessi d’ira di fronte ad obblighi e divieti, ed appaiono infastiditi da chi li circonda. Prendersene cura è molto difficile, sono causa di stanchezza, di scoraggiamento e di frustrazione per chiunque cerchi di instaurare con loro un rapporto.

Come aiutarli ad uscire da questo stato di disagio?
La parola d’ordine, di un buon intervento educativo e psicologico, dovrà essere “comprensione”.
Sono bambini che non vanno curati, né cambiati, ma prima di  tutto capiti.
Con i loro comportamenti sembrano volerci allontanare, ma se ce ne  andiamo soffrono di solitudine.
Bisogna cercare, allora, di superare le barriere  che ci separano dal loro mondo, capire la causa del loro male interiore.
Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno  portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, perché hanno  bisogno di comunicare i loro problemi e non conoscono altro canale che  l’aggressività.
 
Cosa pensano i bambini DOP? Come valutano se stessi e le loro azioni? Sono  contenti del loro modo di essere o vorrebbero cambiare? 
Chi è estraneo al mondo della neuropsichiatria infantile, di fronte alle condotte  prepotenti e aggressive dei soggetti oppositivi e provocatori, è portato a dare  giudizi che però spesso sono lontani dalla verità.
Certo non è difficile cadere in errore perché, osservando il modo in cui questi  ragazzini si relazionano con gli altri, si può facilmente credere che essi provino  piacere nel suscitare il pianto dei compagni, nel portare gli insegnanti all’orlo  della disperazione, nel creare scompiglio e nel rompere tutto ciò che capita loro  a tiro.
 Si pensa che essi siano fieri di se stessi, che godano nell’essere temuti dagli altri,  ma sta proprio qui la nostra cecità, nell’essere incapaci di andare con lo sguardo  oltre le immagini apparenti, per cogliere il nocciolo della loro sofferenza.

Il soggetto affetto dal DOP non vive una vita felice e serena, non è contento del  suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui.
L’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, indegno  dell’amore altrui e crede che nessuno mai gli potrà essere amico.
Si sente  rifiutato, ma sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento e così sviluppa  livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore.
Come sostiene Patterson, spesso, questa bassa considerazione che il bambino  oppositivo provocatorio ha di se stesso, nasce proprio nell’ambiente domestico.
Il rapporto che questi soggetti hanno con i loro parenti è molto complesso, si  tratta di una sorta di coercizione reciproca che, alla lunga, tende a sgretolare  l’unità familiare.

Sono gli stessi genitori ad attribuire ai loro figli delle etichette, a definirli  “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”. Queste espressioni che possono essere  dettate da un momento di collera, se ripetute più e più volte, vengono  interiorizzate dal bambino, diventando delle auto-asserzioni negative che egli  ripeterà a sé stesso ogni qual volta si sentirà abbandonato da qualcuno.
Se qualcuno gli si avvicina per instaurare un rapporto, anziché esserne felice, si  mostra diffidente e reagisce con il suo repertorio di comportamenti ostili, come a  voler mettere alla prova le intenzioni del suo interlocutore.
È come se gli chiedesse “Mi vuoi bene anche se ti dimostro che non valgo niente, anche se ti faccio vedere che mi sono preso gioco di te? Mi vuoi bene anche se io stesso sono sicuro di essere un buono a nulla, e sono certo che nessuno mi potrà mai amare?”.

Il soggetto DOP, quindi, è convinto che anche chi cerca di avvicinarsi a lui in  veste d’amico, chi dice di volergli bene e di volerlo aiutare, alla fine, imparando  a conoscerlo cambierà idea e lo lascerà nuovamente solo, quindi è bene mettere  subito alla prova queste persone, verificare il loro grado di sopportabilità, perché  tanto anche loro impareranno ad odiarlo ed è meglio che questo accada prima  che egli si illuda di poter ancora ricevere affetto.
Modificare il comportamento intervenendo sulle  conseguenze: punizioni e rinforzi. Per far sì che le provocazioni, l’ostilità e gli atteggiamenti aggressivi del DOP  vadano estinguendosi, è necessario fare in modo che il bambino incomba in  delle conseguenze negative ogni qual volta faccia ricorso a tali comportamenti.
Esistono dei metodi, utilizzabili sia in un contesto scolastico che familiare, che  permettono di “punire” il bambino in maniera intelligente, evitando cioè di fare  ricorso a castighi rigidi e rimproveri umilianti, che potrebbero produrre effetti  indesiderati.
 
Alcune di queste strategie consistono nel:
-    Premiare i comportamenti positivi, anche piccoli ma che conducono alla condotta desiderata e allontanano da quella indesiderata
 -    Preferire i premi per i comportamenti positivi (anche piccoli) alle punizioni
-    Evitare le prediche
-    Preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o guardare la tv) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole)
-    Scegliere le punizioni solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri) e solo se si è provato tutto il resto.
-    Decidere tre regole che tutti dovranno tenere in casa o a scuola (scegliere: “parlare a voce bassa” piuttosto che “non si grida”)
-    Se si decide di rimproverare farlo con poche e specifiche parole es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito ti tocca rinunciare a questo”.
-    Se si decide di punire NON usare mai la violenza fisica (sempre bene ribadirlo) perché non facciamo che peggiorare la situazione oltre che fare un grave danno al bambino.
-    Se si sceglie di premiare o in alternativa, togliere un privilegio, questo deve essere fatto subito.
Se si lascia passare troppo tempo l’effetto sul comportamento svanisce.
 -    Essere sempre chiari e leali.
-    Ricordarsi di dare il “buon esempio”. Siamo il suo principale modello. Una risposta stizzita o aggressiva non fa che rinforzare il comportamento oppositivo del bambino.
-    Attenuare l’esposizione agli antecedenti che normalmente conducono a comportamenti oppositivi.
Ricercare le condizioni che attenuano i comportamenti indesiderati.
- Rimproverare in privato o comunque in modo tale che non possano udire  terze persone.
La punizione non dovrà servire a formulare giudizi, ma dovrà  limitarsi a descrivere il comportamento indesiderato in maniera obiettiva.  Al bambino verranno spiegate le motivazioni che rendono sbagliata tale  condotta, verranno suggerite modalità comportamentali alternative e  verranno indicati i vantaggi derivanti dalla loro messa in atto.
- Ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante  dall’attenzione degli “spettatori”.
 - Punire attraverso il Timeout ossia attraverso il trasferimento del bambino in  un luogo in cui siano inaccessibili i rinforzamenti positivi, come l’attenzione,  l’approvazione dei pari, i giocattoli ed altri oggetti interessanti.
Questo luogo potrà essere il corridoio di casa, un angolo della stanza, o  semplicemente una sedia, l’importante è non scegliere mai spazi che  potrebbero infastidire il bimbo più del dovuto, come zone buie o confinate.
È bene ricordare, inoltre, che è sufficiente un tempo di appena tre, quattro  minuti, e che aumentare tale periodo con lo scopo di rafforzare il valore della  punizione è solo controproducente.
- Sorprendere il bambino con reazioni impreviste.
Questa strategia, proposta  da Fiorenza e Nardone serve, in particolare, per fronteggiare gli  atteggiamenti provocatori attraverso comportamenti stravaganti, che  disorientano il soggetto e lo inducono a riflettere sulle proprie condotte.
La tecnica consiste nel rispondere alle provocazioni, non con rimproveri o  punizioni, ma con azioni che possono apparire incomprensibili, come  accostarsi al soggetto e dargli un bacio sul naso, senza dare alcuna  spiegazione e limitandosi ad asserire che si aveva voglia di farlo.
Questa risposta originale vuole di fatto comunicare al bambino due messaggi:
 1) non casco nelle tue provocazioni;
2) sono capace anch’io di provocarti.
- Premiare e Punire attraverso gradagno o perdita di punti
- Piuttosto di dare indicazioni vaghe es. “Comportati bene” o “bravo, oggi ti sei comportanto bene” preferire espressioni come ad esempio “Bravo. Hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio” .

Dott.ssa Anna La Guzza, psicologa clinico-dinamica,  esperta in prevenzione, diagnosi e trattamento dei  disturbi  dell'apprendimento e del comportamento infantile.

domenica 18 maggio 2014

Questo Nuovo e-book gratuito,  è un manuale pratico di sopravvivenza per genitori e insegnanti di bambini con comportamenti oppositivi e provocatori, sia che abbiano un vero Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), sia che siano solo bambini “difficili da gestire” o con problemi comportamentali.

All’interno di questo e-book scoprirai: 

- chi sono i bambini con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e perchè si comportano in un certo modo;
- l’importanza delle tue reazioni, per prevenire i comportamenti dirompenti;
- La regola della nonna, per aumentare il livello di collaborazione del bambino; 
- La tecnica del rinforzo strutturato per aumentare i comportamenti positivi;
- La strategie della “scelta”, per facilitare il rispetto delle regole;  
…e molto altro ancora.
Per scaricare la guida gratuitamente clicca e compila il modulo che troverete a destra http://www.adhdbambiniiperattivi.com/guidadop/

sabato 22 febbraio 2014

Genitori e insegnanti si trovano sempre più spesso alle prese con bambini “difficili”. In quest’occasione pensiamo, in particolare, a quelli che esibiscono un comportamento oppositivo-provocatorio, che può iniziare a presentarsi già dai 3 anni ma che diventa in genere più evidente e “problematico” con l’ingresso a scuola, quando aumentano cioè le richieste di adattamento alle regole
 Partiamo da cosa non fare, ossia da alcuni “errori educativi” comuni, da evitare perché possono facilitare l’insorgenza  o il mantenimento di condotte oppositivo-provocatorie:
  • permissivismo: la mancanza di regole definite impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte dell’adulto alle sue azioni;
  • incoerenza: alternare punizioni e ricompense senza una ragione chiara, lasciandosi condizionare dal proprio stato d’animo (piuttosto che dall’oggettivo comportamento del bambino) lo disorienta;
  • iperprotezione: il controllo genitoriale eccessivo ostacola la crescita socio-cognitiva del bambino che, insicuro, può reagire con atteggiamenti di ribellione e sfida dell’autorità adulta;
  • uso eccessivo delle punizioni: ponendosi come modello d’apprendimento, la punizione rafforza la tendenza del bambino a risolvere i conflitti e imporre la propria volontà attraverso l’aggressività.
E ora, cosa fare:
  • concordare e far rispettare poche regole chiare che tutti dovranno osservare in casa o a scuola,  evitando la forma negativa (es.:  “parlare a voce bassa” invece di “non gridare”);
  • preferire i premi (per i comportamenti positivi, anche piccoli, che conducono alla condotta desiderata) alle punizioni e darli in breve tempo, altrimenti l’effetto comportamentale svanisce;
  • scegliere le punizioni (comunque mai fisiche) solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri);
  • preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o usare il pc) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole);
  • ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione degli “spettatori”;
  • spiegare al bambino le motivazioni che rendono inadeguata la sua condotta, senza formulare giudizi (per non gravare sulla sua già bassa autostima) e suggerire modalità alternative indicandone i vantaggi;
  • individuare e agire sugli antecedenti del comportamento problematico (attenuare o modificare l’esposizione alle situazioni che normalmente conducono a comportamenti oppositivi).
Insomma, in sintesi, ogni comunicazione (regole, comandi, rimproveri) deve essere data nel modo più possibile diretto, chiaro e semplice, senza formulare giudizi sulla persona (per es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito devi rinunciare a questo” invece di “sei stato cattivo, ora niente tv!”; oppure “bravo, hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio”, invece di “bravo, oggi ti sei comportato bene”). Inoltre, è possibile pensare di strutturare un programma a punti, guadagnati e persi in funzione di premi e punizioni. In quest’ultimo caso, però, è particolarmente importante che l’adulto assicuri al bambino la massima coerenza e impegno nel monitorarne il comportamento. 
Questi “terribili” bambini hanno insomma bisogno di limiti chiari entro cui muoversi, di sperimentare che possono essere gratificati e ricevere riconoscimento (affettivo e sociale) quando agiscono comportamenti positivi e di aggregazione. Hanno cioè bisogno di aumentare la propria autostima attraverso la relazione con l’altro e la costruzione di legami duraturi su cui far affidamento (invece di distruggerli). In questo percorso gli adulti hanno un ruolo fondamentale. 

 
Cercare di gestire i comportamenti di un bambino con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è difficile e spesso fonte di stanchezza, rabbia, frustrazione ed è proprio qui il primo punto da tenere sott’occhio (la nostra reazione emotiva), per cercare di aiutarlo ad “uscire” dal tunnel in cui lui stesso si è cacciato.
Ebbene si, perché al contrario di quanto si possa pensare ad uno sguardo superficiale e poco informato, i bambini con DOP non sono affatto felici di essere isolati dagli altri e di essere considerati dei “bulli”. In realtà loro sono i primi ad essere infelici e poco sereni per i loro comportamenti. Hanno una bassa autostima e si relazionano agli altri a partire da un pregiudizio profondamente radicato su se stessi e sul mondo “Tanto nessuno mi può soffrire, tanto vale attaccare per primo”. Somiglia a questa frase il ragionamento inconsapevole che un bambino con DOP fa a se stesso ed è proprio questo che dobbiamo cercare di avere presente nel tentare di aiutarlo.
  • Probabilmente già conosciamo alcuen strategie in merito, come:
  • Rinforzare i pochi comportamenti positivi,
  • stabilire chiare e semplici regole
  • prevedere conseguenze positive o negative quando vengono rispettato o infrante
  • Cercare di essere coerenti: se si è stabilito un premio o una punizione è bene applicarli!
Ma ciò su cui voglio porre l’attenzione è il tuo vissuto emotivo da genitore o educatore.
Come dicevo prima, infatti, emozioni come rabbia, frustrazione, senso di impotenza, possono essere frequenti e possono porre il genitore, o l’insegnante, in un atteggiamento che definirei di “ostilità di fondo inconsapevole”. Questo potrebbe portarci a cogliere sempre come sfida personale i comportamenti del bambino, in realtà ciò che il bambino in qualche modo vuole non è tanto sfidare, quanto “testare” l’affetto dell’altro. In qualche modo è come se dicesse “Vediamo se mi ami davvero, vediamo se mi vuoi ancora bene anche se sono così odioso e insopportabile, vediamo se mi resti accanto anche se ti faccio i dispetti!”.
E’ chiaro che non è facile relazionarsi con qualcuno che mette in atto questi “test” inconsapevoli, ma saperlo può aiutarci molto ad avere una visione totalmente diversa delle cose.
Cosa fare?
Volendo sintetizzare dovresti:
  • 1. ripetere a te stesso/a che il comportamento del bambino non è una sfida personale contro di te, ma che sta disperatamente cercando di capire se può fidarsi realmente del fatto che tu non lo abbandonerai
  • 2. ricordarti che è lui per primo a non sopportarsi e a pagare le conseguenze del suo comportamento
  • 3. non cadere nelle provocazioni, semplicemente applica le conseguenze concordate rispetto ad un comportamento negativo. Ricordati che se hai stabilito una conseguenza (ad es. se picchi il compagno, devi stare seduto sulla sedia di raffreddamento per almeno 3 min), è importante che tu sia sicuro che sarai in grado di farla rispettare. Evitare assolutamente di promettere un premio o una punizione che poi non si è in grado di far rispettare
  • 4. Applicare la punizione (che preferisco chiamare “conseguenza”) comunicandola con dispiacere e MAI CON RABBIA, il bambino deve sentire che sei realmente dispiaciuto di doverlo punire e non che ne sei soddisfatto, deve capire che avresti preferito evitare, ma sei costretto perché lui capisca bene il tipo di conseguenze che può avere un certo suo comportamento, oppure perché se continua può farsi del male o farne ad altri!
  • 5. Infine ricorda che “Il bambino che ha più bisogno di amore, lo chiederà nei modi meno amorevoli”.
 (Fonte: http://www.forepsy.it/).

giovedì 20 febbraio 2014

Ed ecco un emozionante video su chi sono i bambini con ADHD e le loro potenzialità se riabilitati e seguti! Buona visione!!!!
----------------------------------------------------------------


domenica 21 luglio 2013

sabato 25 maggio 2013

Capita che noi insegnanti di sostegno dobbiamo cercare di fronteggiare e contenere i comportamenti problematici dei nostri alunni.
Un metodo educativo che in qualche modo ci viene in aiuto è quello di stipulare un contratto educativo, ovviamente tutto deve procedere per gradi e per tappe!
 Bisogna spiegare e verbalizzare bene quali sono i comportamenti GIUSTI e quali sono SBAGLIATI, magari scrivendoli su una bella tabella molto chiara, con la faccina contenta e quella triste e sotto la lista (4 comportamenti per tipologia). Ogni giorno ci sara' una striscia come quelle della foto attaccata in classe o anche a casa, su una riga si fara' una faccina felice per ogni comportamento GIUSTO e una triste per ogni comportamento SBAGLIATO che si presenteranno nel corso della giornata. Se la riga delle faccine felici sara' piu' lunga di quella delle faccine tristi, si potra' ricevere un premio per esempio 5 min. in più di intervallo, fare un'attività che piace molto a lui, vedere un cartone animato tutti insieme, altrimenti no.
A posto delle faccine si possono comprare degli sticker simpatici per rendere la cosa visualmente ancora piu' accattivante.

E' una tecnica che ho provato anche io... e vi assicuro che con il tempo e con un giusto contesto metodologico e del clima della classe i risultati sono molto soddisfacenti.

martedì 18 settembre 2012

E' un prontuario, un insieme di regole e consigli per controllare e gestire l'iperattività a scuola... documento messo a disposizione dal sito AUTISMO E AMORE...

1. E’ opportuno controllare le fonti di distrazione all’interno della classe: non è indicato far sedere il ragazzo vicino alla finestra, al cestino, ad altri compagni rumorosi o ad oggetti molto interessanti. Non è, ugualmente, produttivo collocare l’allievo in una zona completamente priva di stimolazioni, in quanto egli diventa più iperattivo perché va alla ricerca di situazioni nuove e interessanti.
2. Disporre i banchi in modo che l’insegnante possa passare frequentemente in mezzo ad essi, per controllare che i più distratti abbiano capito il compito, stiano seguendo la lezione e stiano eseguendo il lavoro assegnato.
  • Alcuni suggerimenti per la gestione delle lezioni…
1. Accorciare i tempi di lavoro. Fare brevi e frequenti pause soprattutto durante i compiti ripetitivi e noiosi.
2. Rendere le lezioni stimolanti e ricche di novità: i bambini iperattivi con disturbi dell’attenzione hanno prestazioni peggiori quando i compiti sono noiosi e ripetitivi (usare figure, schemi, variare spesso il tono della voce, ecc).
3. Interagire frequentemente, verbalmente e fisicamente, con gli allievi.
4. Fare in modo che essi debbano rispondere spesso durante la lezione.
5. Utilizzare il nome degli allievi distratti per richiamarne l’attenzione.
6. Costruire situazioni di gioco per favorire la comprensione delle spiegazioni.
7. Utilizzare il gioco dei ruoli per spiegare concetti storici e sociali in cui siano coinvolti vari personaggi.
8. Abituare il bambino impulsivo a controllare il proprio lavoro svolto.
  • Anche l’ordine può aiutare…
1. E’ importante stabilire delle attività programmate e routinarie, in modo che il bambino impari a prevedere quali comportamenti deve produrre in determinati momenti della giornata.
2. E’ importante definire con chiarezza i tempi necessari per svolgere le attività giornaliere, rispettando i tempi del bambino (questo lo facilita anche ad orientarsi meglio nel tempo).
3. Aiutare l’allievo iperattivo a gestire meglio il proprio materiale, insegnandogli l’organizzazione e lasciandogli cinque minuti al giorno per ordine le sue cose.
4. L’insegnante deve proporsi come modello per mantenere in ordine il proprio materiale e mostrare alcune strategie per fare fronte alle situazioni di disorganizzazione.
5. Utilizzare il diario per una efficace comunicazione giornaliera con la famiglia (non per scrivere note negative sul comportamento del bambino, mortificandolo).
  • E per gestire il comportamento cosa si può fare…
1. Innanzitutto è opportuno definire e mantenere regole chiare e semplici all’interno della classe (è importante ottenere un consenso unanime su tali regole).
2. Rivedere e correggere le regole della classe, quando se ne ravvede la necessità.
3. Spesso è necessario spiegare chiaramente agli alunni disattenti/iperattivi quali sono i comportamenti adeguati e quali quelli inappropriati.
4. E’ molto importante far capire agli allievi impulsivi quali sono le conseguenze dei loro comportamenti positivi e quali quelle derivanti da azioni negative.
5. E’ più utile rinforzare i comportamenti positivi (stabiliti in precedenza), piuttosto che punire quelli negativi.
6. Sottolineare i comportamenti adeguati del bambino attraverso ampie ed evidenti gratificazioni.
7. Avere la possibilità, creativamente, di cambiare i rinforzi quando tendono a perdere d’efficacia.
8. Si raccomanda di non punire il bambino togliendo l’intervallo, perché il bambino iperattivo necessita di scaricare la tensione e di socializzare con i compagni.
9. Le punizioni severe, note scritte o sospensioni, non modificano il comportamento del bambino, se non in peggio.
10. E’ importante stabilire giornalmente o settimanalmente semplici obiettivi da raggiungere.
11. E’ utile informare spesso il bambino su come sta lavorando e come si sta comportando (feedback), soprattutto rispetto agli obiettivi da raggiungere.
  • Due cose da evitare: non creare situazioni di competizione durante lo svolgimento dei compiti con altri compagni e non focalizzarsi sul tempo di esecuzione dei compiti, ma sulla qualità del lavoro svolto (anche se questo può risultare inferiore a quello dei compagni).
  • E due da non dimenticare: occorre utilizzare i punti forti ed eludere il più possibile i lati deboli del bambino: ad esempio, se dimostra difficoltà fine-motorie, ma ha buone abilità linguistiche, può essere utile favorire l’espressione orale, quando è possibile sostituirla a quella scritta. la seconda: bisogna enfatizzare i lati positivi del comportamento quali la creatività, l’affettuosità, l’estroversione.

venerdì 14 settembre 2012

Scuola protetta suggerisce una lista di atteggiamenti da assumere nei confronti di bambini e bambine con ADHD, ovvero sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Essa è il frutto dell’armonizzazione di due libri a tema: "La sindrome di Pierino: il controllo dell’iperattività" del dott. Daniele Fedeli, docente di Psicopatologia Clinica dell’università di Udine, e "How to operate an ADHD clinic or subspecialty practise" di M. Gordon - GSI Pubblications.

Si tratta di alcune facili regole per la loro gestione in classe e a casa, utili per creare una relazione serena:

- AIUTAMI A FOCALIZZARE L’ATTENZIONE SU DI TE: considera il mio "Modo" di entrare in contatto con l’ambiente. Ho bisogno di movimento, gesti e mani alzate!
- PERCHE’ TUTTE QUESTE REGOLE?: le regole vanno commisurate alle mie possibilità. Poche regole e molto chiare.
- MI SPIEGHI COSA DEVO FARE?: mi devi descrivere - di volta in volta e con molta linearità - il comportamento o il risultato che ti aspetti da me.
- SEI TROPPO COMPLICATO: i messaggi vanno formulati in maniera molto diretta, senza "giri di parole".... sennò mi confondo!
- PERCHE’ QUANDO MI PARLI NON TI FAI SENTIRE?: devi mostrarmi come un compito va eseguito, dandomi delle istruzioni con voce chiara. Per me è utile ripetere le tue istruzioni, esprimendole ad alta voce, finchè non avro’ interiorizzato la sequenza.
- MI DICI TROPPE COSE TUTTE ASSIEME: i messaggi vanno trasmessi uno per volta, altrimenti io li "cumulo" e poi me li dimentico! Se tu segmenti i comportamenti in una sequenza operativa (ora prendi il libro, cerca la pagina, leggila tutta senza interruzioni), per me è tutto più facile. Se poi i compiti sono troppo lunghi o complessi... spezzettali in parti più piccole, così mantengo la capacità d’attenzione e il controllo sull’obiettivo da raggiungere.
- NON L’HO DIMENTICATO... E’ SOLO CHE NON L’HO SENTITO LA PRIMA VOLTA: dammi le indicazioni un passo alla volta e chiedimi che cosa penso tu abbia detto, e se non capisco subito... ripetimelo usando parole diverse.
- SONO NEI GUAI NON RIESCO A FARLO: offrimi delle alternative alla soluzione dei problemi. Aiutami ad usare una strada secondaria se la principale è bloccata.
- HO QUASI FINITO ADESSO?: dammi dei periodi di lavoro brevi, con obiettivi a breve termine.
- HO BISOGNO DI SAPERE COSA VIENE DOPO: dammi un ambiente in cui ci sia una routine costante, ed avvertimi se ci saranno dei cambiamenti.
- SE NON TI DO RETTA... E’ PERCHE’ MI ANNOIO: io mi stanco facilmente, mi annoio, e peggioro nettamente in situazioni poco motivanti. Quindi se, in extremis, ti chiedo un momento di pausa per guardarmi attorno e mettermi in comunicazione con l’ambiente che mi circonda, stabiliamolo assieme, ma non me lo negare.
- SE HO FATTO BENE DIMMELO SUBITO: dammi un feedback "nutriente" ed immediato su quello che sto facendo e ricordami delle mie qualità, specialmente nelle giornate negative.
- E’ SEMPRE TUTTO SBAGLIATO?: premiami anche solo per un successo parziale, non solo per la perfezione.
- NON MI PUNIRE DURAMENTE SE FACCIO QUALCOSA CHE NON VA BENE PER TE: quando disturbo o mi oppongo, le punizioni dure servono a poco. Così avviamo un’escalation senza fine!
- ...E SE FACCIO BENE DAMMI UN PREMIO: se mi gratifichi o mi fai pagare un simbolico "prezzo" per i miei comportamenti, mi incentivi ad autocorreggermi (gli adulti lo chiamano autocontrollo cognitivo).
-  DISORDINE CHIAMA DISORDINE: certo che se l’ambiente nel quale mi fai lavorare mi ditrae... possiamo eliminare tutte queste distrazioni? Per esempio, quando faccio i compiti, fammi tenere sul tavolo solo cio’ che è realmente indispensabile.
- NON SAPEVO CHE NON ERO AL MIO POSTO: ricordami di "ascoltarmi", di ascoltare le mie emozioni, e ricordami di pensare prima di agire. Se imparo a mettere del tempo tra il pensiero e l’azione... faro’ meno disastri.
- SE ASCOLTO VERRO’ ASCOLTATO: m’insegni anche a coltivare la capacità di ascoltare gli altri? Aiutami a capire che se non ascolto difficilmento verro’ ascoltato quando ne avro’ bisogno. Così imparero’ a comprendere i sentimenti altrui e, quindi, i miei.
- MI INSEGNI A FARMI VOLER BENE?: dimmi cosa è adeguato per Voi adulti, come posso chiedere qualche cosa senza essere aggressivo, come posso risolvere un conflitto, come posso conversare senza interrompere sempre l’interlocutore. Se facciamo delle simulazioni io e Te da soli, per me sarà tutto più facile quando mi capiterà veramente.
- PREVENIRE E’ MEGLIO CHE REPRIMERE: prima di portarmi in ambienti in cui posso scatenarmi con comportamenti troppo agitati ( come le feste di compleanno), ricordami come mi dovro’ comportare... ed intervieni subito quando capisci che sto per perdere il controllo di me.
- OGNI AZIONE HA UNA REAZIONE: se mi fai comprendere bene che ogni mia azione avrà poi una reazione, da parte dell’ambiente e delle persone, mi aiuterai molto. Fammi esempi a me vicini e facilmente comprensibili, anche mediante il gioco degli opposti (se maltratto il gatto, il gatto mi graffia - se aiuto il cane, il cane mi vorrà bene etc.)
- MA IO NON VALGO NULLA?: spesso ho un basso senso di autostima e mi sento un "fallimento". Mi puoi valorizzare nei miei aspetti positivi, sostenendomi e incoraggiandomi? Fammi percepire la tua fiducia in me, per favore.
- IO SONO COME MI COMPORTO?: io non sono "sbagliato". E’ pericoloso e dannoso confondermi con i miei comportamenti, perchè così divento "totale effetto" di essi e non posso più intervenire per modificarli e risolverli. Cio’ che c’è di sbagliato non sono io, ma il modo in cui mi comporto. Fammi comprendere che io posso sempre decidere di far qualcosa di concreto per impegnarmi a migliorare.


giovedì 19 maggio 2011

CARMELO DI SALVO - Si proprio così... vi sto per parlare di un argomento che definisco “tabù” poiché molti non sanno neanche della sua esistenza... nessuno ne parla... una sorta di omertà!!!!!
Dopo l'ultimo articolo pubblicato nel blog “Bianco Sul Nero” (blog per gli insegnanti sostegno e non solo...), relativo ad un test online per determinare in un soggetto la possibilità che sia affetto da ADHD e/o Comportamento dirompente nasce in contemporanea una discussione sul social network Facebook dove apprendo dell'esistenza di una corrente negazionista di questi disturbi. Improvvisamente mi casca il mondo addosso... tutti i miei principi e le mie conoscenze per pochi minuti sono stati offuscati da questa grande novità... inizialmente vivo una situazione di incredulità, poi leggendo i diversi commenti postati da altri insegnanti mi rendo conto di essere di fronte ad una realtà velata, opaca e terribile: ci sono associazioni, enti e movimenti culturali che negano l'esistenza di questi disturbi e non solo dell'ADHD ma anche dei DSA!!!
Documentandosi sul web si trovano diverse tracce, quasi impercettibili ai nostri occhi, di queste correnti negazioniste... scopro che in Italia (ma anche in altri Paesi) si stanno diffondendo molte idee strane ed errate sull'ADHD. In breve questo disturbo viene negato poiché viene considerato come sinonimo di vivacità e non di patologia... addirittura viene giustificato come un'invenzione dei clinici desiderosi solo di muovere la loro economia e quella del mercato attraverso la prescrizione, vendita e somministrazione di psicofarmaci.
Queste associazioni si presentano molto bene, e molti cascano in questa grande rete... esse affermano di sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni per tutelare l'infanzia... infanzia che secondo loro viene vissuta come un problema da curare invece di credere nello sviluppo delle potenzialità individuali dei bambini...
Leggendo con superficialità le finalità di queste associazioni in un primo momento possono essere considerate giuste... Ma vi invito a riflettere!!! Giuste? Un approccio esatto??? Realmente in questo modo aiutiamo???
No, purtroppo non è cosi, pensateci un po'... si crea solo un danno, una male informazione poiché così facendo non solo si banalizza un problema molto serio e reale (vi ricordo che stiamo parlando di un reale disturbo che incide sulla salute umana) ma non fa crescere un dibattito scientifico e questo sicuramente non serve specialmente alle persone che hanno questo disturbo e che così non ne vengono fuori... non raggiungendo mai un'ottima qualità della vita.
Vi chiedo di prestare molta attenzione, bisogna sempre documentarsi per il bene dei nostri figli e dei nostri bambini e alunni... cencando di affidarci a vere cure mediche e interventi psico-educativi.

lunedì 16 maggio 2011

Spesso capita di trovarci in difficoltà nel determinare alcuni "campanelli dall'arme" dei nostri bambini... diversi sono i deficit e le difficoltà di apprendimento! Non sappiamo bene quali comportamenti considerare e che sono tipici di uno specifico disturbo...
Un piccolo aiuto arriva dal sito mentesana.it che propone dei test... in particolare penso che sia ben strutturato il test sulla ADHD e del comportamento dirompente.

Questo test può aiutare genitori e insegnanti a valutare se alcuni comportamenti dei bambini possono rappresentare la spia di un disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività, o di un disturbo Oppositivo-Provocatorio, o di un disturbo della Condotta.


SI RICORDA CHE QUESTO TEST NON E' ESAURIENTE AI FINI DIAGNOSTICI, PER CUI NON PUÒ, IN ALCUN MODO, SOSTITUIRE LA VALUTAZIONE FATTA DALLO SPECIALISTA!!!

Per visualizzare il test clicca qui.

Post più popolari