• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

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domenica 3 marzo 2024


Pennuti spennati (For the Birds) è un cortometraggio animato statunitense del 2000 diretto da Ralph Eggleston. Prodotto dalla Pixar Animation Studios, il corto ha vinto un Oscar come miglior cortometraggio d'animazione nel 2002 ed è stato incluso nella versione su DVD del film Monsters & Co. con il titolo tradotto Pennuti spennati.

Il cortometraggio inizia con un uccellino che si posa su un cavo telefonico tra due piloni, subito seguito da un secondo che gli si posa a fianco. Toccandosi i due iniziano a litigare. In breve tempo giungono sul cavo numerosi altri uccellini identici e tutti litigano tra loro per il posto. Il battibecco è interrotto dal verso di un uccello molto più grande (simile ad un becco a scarpa, ma con becco meno caratteristico e con un ciuffo di penne in testa simili a quelle della colomba coronata di Vittoria), appollaiato su uno dei piloni: gli uccellini lo guardano e cominciano a prenderlo in giro per il suo strano aspetto. Il grosso volatile non demorde e insiste nel voler conquistare l'amicizia e la simpatia dei più piccoli: si alza in volo dal pilone e si posa al centro del cavo che inizia così a piegarsi per il peso verso il basso, fino quasi a toccare terra. Gli uccellini non ci stanno e iniziano a lamentarsi vigorosamente; il grosso uccello fa lo stesso imitandoli. Uno degli uccellini, seccato, lo becca e il grosso uccello finisce a testa in giù con le zampe ancorate al cavo. La coppia centrale di uccellini inizia a beccagli le zampe per fargli perdere la presa. La cosa sembra funzionare, ma troppo tardi si accorgono che questo piano per disfarsi dell'intruso era una cattiva idea: finiscono infatti fiondati verso il cielo, perdendo tutte le loro piume. Dopo qualche istante cadono a terra venendo a loro volta scherniti dall'uccello più grande...

venerdì 7 novembre 2014

I DSA sono stati oggetto di interesse fin da subito, da quando sono entrato in classe non mi sono solo occupato dei bambini con disabilità ma nella mia esperienza quasi decennale, rientrano anche i bambini e ragazzi con DSA e BES.
Il mio interesse nasce anche dalla componente emotiva di questi bambini, che purtroppo sono segnati dall'insuccesso scolastico e dalla poca capacità di alcuni docenti di mostrare empatia e mettere in atto strategie alternative. Nasce anche il problema delle certificazioni che vanno verso i DSA e i BES nonostante potrebbe esserci anche una componente che fa paura:  la disabilità! Eppure la "comorbilità" esiste...  Cosa può accadere se invece un bambino ha una disabilità non accertata ma presenta solo una certificazione di DSA?
Aiutarli non è facile, si tratta di entrare in contatto con la loro pià intima personalità, di percorrere insieme un persorso educativo non facile ma importante per loro e per le famiglie!
Cosa significa avere un disturbo come i DSA o i BES? Come ci si può sentire quando un docente non comprende l'efficacia di strategie compensative? Molti altri quesiti nascono e si ripetono nei gruppi su facebook... tale fenomeno è in crescita, il malcontento implica sicuramente maggiore attenzione a questa situazione, non è altro che una sfida educativa per una scuola priva molto spesso di aiuti e strumenti!
A queste domande precedenti si aggiungono molte altre... come il ruolo della famiglie che più che mai affida totalmente questi ragazzi alla scuola; la mancanza di competenze, in ambito familiare, sul disturbo e gli errori pragmatici sul linguaggio adottati per definirlo... Per molti i DSA e BES non sono altro che una semplice CARATTERISTICA... cosa ben diversa nel dire che va trattata come una caratteristica...è tutta un'altra cosa!
Una persona con DSA per me è una persona qualunque che ha un problema di apprendimento, nonostante ciò basta menzionare "bocciatura" che sembra qualcosa di impossibile e contro la legge, basta una nota per considerarla come una violenza psicologica e mai come comunicazione o un segnale verso l'attivazione della famiglia... se si usa una terminologia medica o corretta si viene accusati di essere docenti poco inclini verso la sensibilità e la competenza, senza sapere che minimizzare porta soltanto a cancellare quei diritti ottenuti dopo anni di lotte, oltre al fatto che i ragazzi così non raggiungeranno mai un auto-consapevolezza di sé, utile per compensare... Come se i DSA e i BES siano inattaccabili, come se non presenterebbero attegiamenti uguali a chi non raggiunge gli obiettivi, nonostante venga messo in atto tutto l'occorrente.
Voglio sottolineare come molti insegnanti ai collegi dichiara di essere in difficoltà. Sicuramente dovrebbe essere messo in atto tutto ciò che è necessario per ragazzi con difficoltà di apprendimento ma molti docenti lamentano delle difficoltà incontrate... voi conoscete un bambino o ragazzo con DSA uguale ad un altro? Se in una classe ci sono 25 bambini come fa questa insegnante tra DSA e BES, DISABILI a mettere in atto per tutti gli strumenti compensativi? Ogni bambino ha esigenze diverse con difficoltà differenti questo significa che non tutti i materiali predisposti sono utili allo stesso modo e con la stessa efficacia... come facciamo? Dov'è l'ASL? Perchè non mettono in atto progetti di supporto verso alunni e insegnanti, coinvolgendo i genitori?
Tutti ad infierire sugli insegnanti che quando sbagliano per tentativi ed errori... semplicemente vengono considerati non preparati... senza mai porre l'accento su "il contesto" scolastico e il gruppo classe... eppure nella sperimentazione psicologica "il contesto" è una variabile importante da non sottovalutare... è la prima cosa che fanno apprendere nelle università ... ma nessuno ne parla nei famosi corsi di formazione...
Nei corsi di formazione la prima cosa che affermano è che non ci dobbiamo aspettare "la bacchetta magica" eppure si pretende, dove ogni insuccesso del bambino è esclusivamente colpa del docente. Voi genitori non fate fatica per eseguire in compiti a casa? Pensate a noi docenti in classi di 25 alunni con ognuno una sia specifica necessità... mi piacerebbe invece che gli specialisti mostrassero le tecniche che ci consentirebbero di aiutare maggiormente i nostri alunni e non un elenco di errori, non soltanto accuse pesanti e diffamazione contro la categoria... poichè gli errori vanno non sottolineati ma cancellate con le BUONE PRATICHE... Le difficoltà devono rendere forte... e questa forza la si deve usare per diffondere le buone pratiche e le tecniche che rendono grandi le persone poichè regalano una SECONDA VITA ai nostri cari alunni...

Da anni combatto la disinformazione, da anni mostro che non tutti gli insegnanti sono privi di competenze, anzi c'è chi lotta ogni giorno per ottenere anche un minimo miglioramento nei nostri alunni. La scuola, così amata e così odiata ma nessuno si occupa di cercare di ripartire da qualche parte, per esempio da noi stessi dal ruolo di docenti e dal ruolo di genitori e dal ruolo di specialisti... E' una lotta quelli degli adulti per mostrare di essere sempre in ragione, è una lotta a colpi di diffamazione senza badare al riscontro patetico e senza fini verso gli altri, bisognosi non di polemiche ma di SUPPORTO....

Ma allora la colpa dell'insucesso, evidenziato dal malcontento di molti genitori, di chi è? E' solo colpa della scuola? Oppure di un sistema "deformato" privo di rete collaborativa e di un contesto complesso? 
A voi le considerazioni finali...



Carmelo Di Salvo.

giovedì 6 settembre 2012

venerdì 1 aprile 2011


Vi segnalo che sono disponibili e scaricabili gli atti del secondo convegno nazionale "In classe ho un bambino che...".
Il convegno aveva lo scopo di fornire un quadro aggiornato dei contributi che la ricerca psicologica può dare al mondo della scuola, in cui spesso l’insegnante si trova a dover gestire da solo gli esiti derivanti da problematiche di tipo emotivo o comportamentale che necessariamente esercitano un’influenza forte sull’apprendimento e sul rendimento scolastico dell’alunno.
Tra le tematiche proposte, ci si è soffermati sia sugli aspetti dell’apprendimento, sia sulle dinamiche emotive, motivazionali e relazionali che si sviluppano nel contesto della scuola, presentando contributi ed esperienze didattiche focalizzate sui principali disturbi dell’apprendimento (lettura, scrittura, comprensione, calcolo ecc.), e sulle abilità cognitive che possono essere considerate precursori di un buon apprendimento scolastico.
Come detto, le slides e gli abstract dei vari interventi sono liberamente disponibili e scaricabili in PDF da questa pagina.
(Fonte: quadernoneblu.splinder.com).

domenica 9 novembre 2008

All'inizio della mia carriera non conoscevo questa tecnica, la consiglio poichè è molto utile per la formazione di un vero gruppo classe e per la creazione di un clima positivo...
Il circle time è un’attività con caratteristiche di incontro di gruppo ben definite e particolari che non si avvale del ruolo gerarchico e si effettua in ambito formale, con l’obiettivo primario di creare un clima collaborativo e di far raggiungere, con chiare strategie metodologiche, le mete comportamentali fissate ed elaborate dal gruppo stesso. Questa tecnica da alcuni anni è utilizzata, con risultati lusinghieri, nella gestione delle dinamiche di gruppo, sia nell’età evolutiva sia nell’età adulta. Ai bambini viene proposto di gestire un tempo speciale, per parlare liberamente in gruppo.
Obiettivi generali:
1. favorire la conoscenza reciproca;
2. promuovere la coesione degli elementi del gruppo;
3. creare le condizioni indotte perché si viva in un clima di reciproco rispetto, in cui ciascuno soddisfi il proprio bisogno di appartenenza e di individualità;
4. risolvere efficacemente eventuali conflitti, portati nell’incontro di gruppo.
Obiettivi specifici:
1. imparare a discutere meglio insieme;
2. saper ascoltare;
3. sentirsi libero di esprimere la propria opinione;
4. accettare le opinioni degli altri;
5. sentirsi più sicuri di sé;
6. arricchirsi reciprocamente;
7. trovare le modalità per esprimersi in modo corretto, anche analogicamente.

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