• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

venerdì 24 gennaio 2014


Questo DVD è una raccolta di 35 programmi didattici organizzati in una banca dati, destinata all'uso con studenti ipovedenti. Ognuno dei software inclusi nel DVD è stato visionato, utilizzando strumenti informatici, da utenti e/o operatori specializzati che hanno fornito uno spunto per l'utilizzo.
I programmi sono stati scelti tra quelli disponibili nella collezione So.Di.Linux for all.
Il DVD, realizzato da ITD-CNR e AICA, in collaborazione con la Cooperativa Chiossone, nasce per rispondere all'esigenza di disporre di strumenti e risorse open source accessibili ed utilizzabili da ipovedenti, con l'obiettivo di favorire il processo di inclusione scolastica.  

 Link   ZoomLinux DVD - DOWNLOAD (clicca qui per scaricare il DVD)
Versione destinata all'uso con studenti ipovedenti.
La dimensione della iso è di circa 1,4 GByte.
ATTENZIONE!!! Se in fase di avvio il caricamento si interrompesse, per utilizzare il dvd si può provare a selezionare la voce "Avvia ZoomLinux in modalità grafica sicura" dal menu di avvio.

Requisiti minimi di sistema:
CPU Intel compatibile (Pentium 3 o superiori), 512 Mbyte di memoria, lettore DVD-ROM di avvio, una scheda video SVGA compatibile, un mouse seriale standard, o PS/2, o USB IMPS/2-compatibile.
In questo documento potrai trovare tutte le indicazioni necessarie per configurare il BIOS del tuo computer per poter avviare ZoomLinux  http://sodilinux.itd.cnr.it/images/manuale_sodilinux.pdf

 

Math Melodies e una applicazione che permette ai bambini con disabilità visive di svolgere esercizi di matematica in modo innovativo grazie alle nuove tecnologie offerte dai tablet. Gli esercizi sono presentati all’interno di una racconto che viene letto ai bambini e che è arricchito da suoni e musiche. Math Melodies è divertente, educativo e aiuta i bambini con disabilità visive a socializzare con gli altri bambini.

In pratica MathMelodies racchiude un gioco, un racconto e un eserciziario di matematica per bambini in un'unica applicazione! E' un modo facile e interattivo per imparare la matematica, ed è la prima applicazione ad essere stata progettata in modo da essere accessibile e divertente anche per i bambini non vedenti e ipovedenti.
MathMelodies presenta gli esercizi di matematica all'interno di un racconto lungo sei capitoli corredato da immagini, suoni e musiche tutte da scoprire!
Molto utile anche come strumento didattico per insegnanti e genitori. 
Note :
Math Melodies è pienamente compatibile con VoiceOver.
MathMelodies si rivolge ai bambini della scuola primaria (dal primo al terzo anno).
  • Dimensioni: 94.8 MB
  • Lingue: Italiano, Inglese
  • Sviluppatore: EveryWare Technologies
Per info sulla risorsa clicca qui http://schoolmelodies.ew-tech.it/

mercoledì 22 gennaio 2014

Centinaia di migliaia di docenti non sono assicurati contro gli infortuni sul lavoro e non lo sanno neppure, anche moltissimi dirigenti ed impiegati delle scuole non sono a conoscenza della realtà.

Solo poche categorie di docenti sono assicurate presso l'INAIL; la circolare INAIL n. 28 del 23 aprile 2003 fornisce indicazioni sull'assicurabilità dei docenti; infatti gli insegnanti non sono genericamente tutelati dall'assicurazione INAIL, ma solamente nel caso svolgano compiti e mansioni ai quali l'ente attribuisce un fattore di rischio fra cui:
- quelli che per la loro attività fanno uso, in modo non occasionale, di macchine elettriche, elettroniche o computers, o frequentano laboratori in cui sono presenti le suddette macchine;
- quelli che sono adibiti ad esperienze "tecnico scientifiche";
- esercitazioni pratiche;
- esercitazioni di lavoro e viaggi di istruzione (purchè rientranti nella programmazione del POF);
- educazione fisica e motoria ed attività di sostegno.

Tutti i docenti adibiti nei campi di attività di cui sopra sono integralmente coperti dall'assicurazione INAIL, anche per gli infortuni in itinere.

E' chiaro quindi come la stragrande maggioranza degli insegnanti rimanga esclusa.

La circolare sostiene anche che risulta assicurato chi è impegnato in esercitazioni pratiche, specificando che vanno considerate tali anche le attività ludico motorie praticate nella scuola elementare e materna.

Purtroppo numerosi casi di infortunio di docenti delle scuole primarie e dell'infanzia si sono risolti, per il passato, con la comunicazione, da parte dell'INAIL, della non assicurabilità dell'insegnante in quanto non rientrante tra le categorie “protette” (dall'assicurazione!) e relativa chiusura della pratica.
A seguire ricorsi e contenziosi con dispendio di denaro ed energie.
L'INAIL in merito alla succitata circolare, evidenzia che nella scuola dell'infanzia l'attività ludico-motoria non avviene in momenti predefiniti e non è svolta da personale specializzato, ma è insita in ogni momento della giornata scolastica ed è regolarmente svolta dagli insegnanti di sezione. Prontamente l'INAIL ha risposto con una nota del Direttore Centrale, confermando che gli insegnanti di scuola dell'infanzia sono assicurati poiché svolgono in modo abituale e sistematico e non occasionale attività ludico-motoria e specificando anche che tale attività è praticata nelle scuole elementari e materne.


Risulta, quindi che i docenti della scuola dell'infanzia e della scuola primaria sono assicurati all'INAIL.

Per gli insegnanti di sostegno: per effetto della legge 104/92 gli insegnanti di sostegno e gli alunni H sono esentati dal pagamento dell'assicurazione "professionale" e che l'assicurazione stessa spetta loro di diritto... l'INAIL stabilisce che le attività di sostegno si configurano come teorico-pratiche, "di assistenza, comprendente esercitazioni pedagogiche e pratiche nei diversi momenti della giornata"; infatti "l'attività dell'insegnante di sostegno, come delineata dall'art. 13, commi 5 e 6 della legge n. 104/1992, comporta un rischio legato non solo alle modalità di svolgimento dell'insegnamento, ma anche alle condizioni psicofisiche dell'alunno affidato alle cure dell'insegnante di sostegno".



Tale orientamento è stato ribadito con la sentenza della Corte di Cassazione 17334/2005, secondo cui l’assicurazione deve essere estesa non a tutti gli insegnanti, giacché non possono essere compresi coloro che impartiscono agli alunni nozioni esclusivamente teoriche, ma solo a quegli insegnanti che sono soggetti, per la natura manuale della loro attività, a un rischio, non generico ma specifico, di infortunio sul lavoro.

martedì 21 gennaio 2014

Il 25 novembre la casa editrice ANGOLO MANZONI s.r.l., ha indetto un concorso in collaborazione con EASY READING (font ad alta leggibilità per DSA e non solo). Il concorso consisteva nel dare un nome al personaggio simbolo del font Easy Reading, una talpina!
L'iniziativa si è conclusa il 10 gennaio 2014, ha visto imporsi al primo posto CARMELO DI SALVO!  

- Adesso la talpina di EasyReading® si chiama MOLETTA nome pensato da CARMELO DI SALVO. Fra le oltre trenta candidature giunteci, questo nome che richiama il termine inglese “mole” è stato il più apprezzato dagli amici di Facebook di EasyReading®. 
 Carmelo Di Salvo si aggiudica, dunque, il primo premio consistente in dieci libri in EasyReading® editi da Edizioni Angolo Manzoni e, da oggi, la nostra talpina sarà per tutti MOLETTA. -
  
Oggi 21/01/2014  grazie a questa stupenda iniziativa ho ricevuto un bel pacco contenente 10 libri per ragazzi... libri ad altà leggibilità grazie al font-carattere denominato "Easy Reading". Verranno utilizzati in un prossimo futuro per realizzare un progetto di rieducazione alla lettura! I miei alunni saranno i destinatari diretti di queste attività didattiche e compensative!!! Grazie ancora a tutti voi! W EASY READING!!!
Per maggiori info visitate il sito http://www.easyreading.it/ e la casa editrice che stampa i libri con questo carattere speciale http://www.angolomanzoni.it



Vi ricordo che EasyReading® è concesso agli enti pubblici in comodato d’uso gratuito. Per info clicca qui. 

Vedi anche: CARMELO DI SALVO VINCE IL CONTEST "EASY READING" - CASA EDITR. ANGOLO MANZONI!!!

  

lunedì 13 gennaio 2014

Vi segnalo uno strumento che ho comprato anche io... lo ritengo utile e funzionale! Solitamente non segnalo mai risorse a pagamento... tranne se lo ritengo opportuno e utile!

La ritabella è uno strumento di Rita Bartole che permette di eseguire divisioni, calcolare MCD e mcm e operare con le frazioni in modo intuitivo ma rigoroso. Liberati dall’ansia del calcolo numerico, possiamo così comprendere meglio i concetti matematici... i numeri si trasformano in colori e l’aritmetica diventa più facile.
È una tabella dove ogni numero primo corrisponde a un colore. Questo consente di identificare ogni numero con i colori che corrispondono ai fattori primi della sua scomposizione. 

In particolare è utile per
  • trovare tutti i divisori di un numero
  • calcolare MCD e il mcm di due o più numeri
  • facilitare il calcolo frazionario
Serve:
  • a tutti, per comprendere i concetti legati alla divisibilità di un numero.
  • Ai ragazzi con DSA che hanno difficoltà nel calcolo ( discalculia ), come strumento compensativo complementare alla calcolatrice.
Si usa a partire dalla prima media, quando vengono affrontati gli argomenti della divisibilità (scomposizione in fattori, MCD, mcm) e del calcolo frazionario.

Per eseguire una operazione:
  • si individuano sulla RiTabella i termini dell'operazione
  • si ragiona (mentalmente) con i pallini colorati
  • si perviene facilmente al risultato numerico.
La RiTabella nasce nel 1995 per aiutare i ragazzi con difficoltà nel calcolo, dalla esperienza di Rita Bartole, insegnante di matematica nella civica scuola secondaria di 1° grado A. Manzoni di Milano.


Per ulteriori info e per l'acquisto clicca qui.

sabato 11 gennaio 2014

Alcuni mesi fa e precisamente il 25 novembre la casa editrice ANGOLO MANZONI s.r.l. – Via Cibrario, 28, 10144 Torino (Italia) - ha indetto un concorso in collaborazione con EASY READING (un progetto - font ad alta leggibilità per DSA, vedi http://www.easyreading.it/). 
L'iniziativa si è conclusa il 10 gennaio 2014, ha visto imporsi CARMELO DI SALVO con 182 "Mi Piace" (voti acquisiti tramite facebook + utenti provenienti da Twitter)...
Il concorso consisteva nel dare un nome al personaggio simbolo del font Easy Reading, una talpina! Diverse sono state le persone che hanno partecipato e che hanno contribuito a dar rilievo all'iniziativa e diffondere questo font davvero utile e con risvolti clinici, statistici molto positivi!!!

Da oggi la talpina di EasyReading® si chiama MOLETTA nome pensato da CARMELO DI SALVO con 182 Mi Piace, un risultato che la dice lunga sull’accoglienza che il contest, ideato per trovare un nome alla talpina, ha avuto presso il pubblico. Fra le oltre trenta candidature giunteci, questo nome che richiama il termine inglese “mole” è stato il più apprezzato dagli amici di Facebook di EasyReading®. Carmelo Di Salvo si aggiudica, dunque, il primo premio consistente in dieci libri in EasyReading® editi da Edizioni Angolo Manzoni e, da oggi, la nostra talpina sarà per tutti MOLETTA.

A completare il podio del nostro contest, sono il secondo posto di CATERINA MARCUCCI con HUNKY-DORY che ha raccolto 89 Like (premiato con 5 libri) e il terzo posto di GABRIELLA NANNI (premiato con tre libri) che ha battezzato la nostra talpina con il nome LEGGERINA raccogliendo 74 Mi piace.


Desidero ringraziare tutti, la Casa Editrice ANGOLO MANZONI e EASY READING per questa iniziativa splendida e per il loro ottimo lavoro... Ringrazio calorosamente amici reali e virtuali, conoscenti e voi lettori del blog che sempre in ogni occasione mi avete sostenuto e aiutato, il merito va a voi che avete creduto in me tramite la vostra fiducia!!! GRAZIE!!!

lunedì 6 gennaio 2014

Nell’ambito della azioni promosse dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia per sostenere il lavoro delle scuole in attuazione della Direttiva Ministeriale sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali del 27 dicembre 2012 è stato redatto il documento: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: concetti chiave e orientamenti per l’azione.” - 3 gennaio 2014.
Tale documento si propone di aiutare i docenti, i consigli di classe, i team docenti e quanti operano nelle scuole a comprendere gli orientamenti dati dalla Direttiva, tenuto conto delle indicazioni della C.M.n.8 del 2013 e della nota 2563 del 22.11.2013, allo scopo di impostare tempestivamente interventi appropriati, efficaci ed efficienti.
Il documento prodotto nasce secondo un’impostazione di aggiornamento ed approfondimento progressivi, come sottolineato dalla recente nota ministeriale, l’anno in corso costituisce l’opportunità per sperimentare e monitorare procedure, metodologie e pratiche anche organizzative, nella logica inclusiva della scuola italiana richiamata dai recenti documenti ministeriali all’attenzione delle scuole.

Documento “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: concetti chiave e orientamenti per l’azione
Titolo : Documento “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: concetti chiave e orientamenti per l’azione

lunedì 23 dicembre 2013

Natale è alle porte insieme alle feste successive, penso che sia l'ora di parlare, di esprimere quello che il cuore comanda di dire... quello che il cuore sente! Nella vita personale e privata da troppo tempo scappo dalle emozioni, ma per me diventa davvero difficile non mostrare di viverle in un momento complesso della mia vita... si sono l'opposto di tutto, un po' strano, un po' alieno... forse con troppe difficoltà ma nonostante sono sempre a combattere! Oggi ci si presenta sempre con un atteggiamento poco incline veso il sociale e verso la vita ma tutti prima o poi si ritrovano di fronte alle disarmanti "LEGGI DEL CUORE".
 
Per molti saranno feste povere non solo per la crisi economica ma specialmente per tante mancaze, tra cui quella di molte persone care a noi; mancanze di affetto e di piccole cose vere e sincere!
Beh il mio è stato un anno davvero difficile: disavventure una diestro l'altra ma anche tanti piccoli riscatti ...
Ogni giorno lo vivo come un miracolo per motivi personali... Credo nei miei principi e nessuno può farmi cambiare idea poichè ciò che sento è dentro di me, radicato nell'anima.
La scuola rappresenta la mia famiglia allargata e i bambini l'unico rimedio per farmi stare bene... è la mia medicina quotidiana, quel piccolo miracolo in grado di farmi sorridere poichè LORO entrano ogni volta ad occhi chiusi nel cuore lasciando lì tanto amore, serenità... ancor di più quando il mestriere d'insegnante è vissuto con passione, umiltà.. scelta di vita! 
Tutti nei giorni scorsi siamo stati occupati nelle recite natalizie... e loro i bambini e i genitori mi hanno fatto il regalo più bello del mondo... il loro entusiamo... il loro amore sprigionato dallo loro allegria, dai loro sorrisi, dai loro dolci capricci... e il mio alunno che ogni giorno mi rende fiero di ogni piccola e grande conquista!

E' Natale... ma natale se si vuole può essere vissuto tutti i giorni, basta pensare un po' agli altri, a chi soffre a chi ha bisogo di aiuto, al vicino che si ritrova da solo, a tanta gente in difficoltà, a chi ti tende la mano... basta poco per essere ogni giono Natale!

Il mio augurio è rivolto proprio e specialmente a chi è in difficoltà... a chi vive un momento particolare e di poca serenità... e a loro che abbraccio intensamente, cercando di infondere calore e coraggio, SPERANZA è la parola giusta!


BUON NATALE  E BUONE FESTE A VOI TUTTI! 
Carmelo Di Salvo - Insegnante e blogger del blog - BIANCO SUL NERO

mercoledì 4 dicembre 2013

Il disagio si presenta come un’esperienza vissuta dall’alunno nell’affrontare le diverse attività e le regole che sono proprie; Tale situazione caratterizza, pertanto, una condizione-limite tra un alunno in difficoltà nell’adattarsi alla scuola e una scuola in difficoltà circa gli interventi e le strategie più opportune da adottare .

È la scuola a essere ritenuta la responsabile di questa situazione poiché presenta un’offerta educativa alla quale non sempre e/o non costantemente l’alunno è in condizione di rispondere in modo costruttivo e convincente; questo comporta il rifiuto di tale offerta e delle modalità per mezzo delle quali viene proposta. La scuola diviene, così, luogo di esperienze negative.
Nel corso degli ultimi anni è aumentato considerevolmente il numero di alunni che presentano varie tipologie di difficoltà le quali NON sono riconducibili alle principali classificazioni dell’ICF, ma che avanzano agli insegnanti richieste di interventi “curvati” sulle loro caratteristiche peculiari che derivano dalla loro situazione peculiare. Una situazione di “difficoltà” la quale, non rientrando nei parametri delle classificazioni dell’OMS (l’ICF è una delle più importanti) non possono essere “certificati” ed avere, di conseguenza, una diagnosi funzionale che consenta loro di seguire un “percorso scolastico” ad hoc.
Se, invece, gli insegnanti individuano le cause “profonde” del disagio sono in grado di affrontare la situazione in modo adeguato e di rassicurare e confortare l’alunno nel difficile processo di apprendimento. Gli alunni che presentano queste e altre difficoltà, ma che non sono “certificati” vengono identificati con l’acronimo BES (Bisogni Educativi Speciali) con il quale si indica «una qualsiasi difficoltà evolutiva in ambito educativo ed apprenditivo ,espressa in funzionamento (nei vari ambiti della salute secondo il modello ICF dell’Organizzazione mondiale della sanità) problematico anche per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall’eziologia e che necessita di educazione speciale individualizzata».

Definire e ricercare i Bisogni Educativi Speciali non significa “fabbricare” alunni diversi per poi emarginarli o discriminarli in qualche modo. Significa rendersi conto delle varie difficoltà, grandi e piccole, per sapervi rispondere in modo adeguato (Janes 2005).

Fondandosi sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, il modello ICF consente di individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) dell’alunno prescindendo da preclusive tipizzazioni. In questo senso, ogni alunno può presentare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta». Viene sottolineata l’importanza della classificazione ICF, ma anche la necessità di non “circoscrivere” l’alunno con disagio/difficoltà/disturbo in una  ”cornice ristretta” perché si limiterebbe il suo processo di inclusione nel contesto-classe (Vedi http://www.icruggierovanvitelli.it/www.icruggierovanvitelli.it/bes_files/ianes.pdf).
L’assenza di certificazione non consente all’alunno di accedere alle provvidenze ed ai servizi previsti dalle legge 104; nonostante la mancata presenza dell’insegnate di sostegno, gli insegnanti curricolari sono emotivamente e professionalmente impegnati nella elaborazione di strategie di intervento “curvate” sulle caratteristiche peculiari di  ”quel” determinato alunno affinché riduca (o elimini) la negatività della sua situazione. Si tratta di un “percorso” delicato e difficile che alunno, genitori ed insegnanti devono seguire insieme in un confronto “a rete” e scevro da pregiudizi.
Gli insegnanti, soprattutto, devono osservare attentamente (esistono al riguardo molte schede di osservazione) e sistematicamente l’alunno, già dalla scuola dell’infanzia, poiché una individuazione tempestiva di un deficit consente agli insegnanti e ai genitori di predisporre gli interventi più opportuni. Questa considerazione si attaglia soprattutto ai soggetti con DSA in quanto le difficoltà e/o i disturbi dell’apprendimento vengono ritenuti meno gravi di un altro deficit e, di conseguenza, i genitori, soprattutto, sottovalutano, in alcuni casi, la gravità del problema.

PROTOCOLLO D'OSSERVAZIONE PER L'INDIVIDUAZIONE DEI BAMBINI/RAGAZZI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Sezioni o Classi iniziali
Quando dalle prove d’ingresso e dalle prime osservazioni uno o più docenti osservano situazioni riconducibili a bisogni educativi speciali, al primo Consiglio di Classe, di Sezione o di Intersezione discutono la questione e, nel caso in cui il Consiglio decida di approfondire la questione, il coordinatore informa il dirigente scolastico ed il referente del Gruppo BES.
I docenti osservano l’alunno o gli alunni tramite schede predisposte per un breve periodo e lo/li sottopongono ad un primo intervento di recupero disciplinare, con la cura di documentare tutto il percorso. (tramite schede di rilevazione, osservazione).
Nel consiglio successivo (o in uno convocato straordinariamente dal dirigente, su richiesta del coordinatore) si valuta la situazione ed eventualmente si trascrive a verbale, motivandola, la decisione di progettare per l’alunno /gli alunni in questione un Piano Didattico Personalizzato.
Nei successivi consigli la situazione viene monitorata per valutare eventuali correttivi o miglioramenti.
Poiché il bisogno educativo speciale può essere anche temporaneo, il consiglio potrà valutare anche l’interruzione, qualora se ne ravvisi la necessità, di interrompere gli interventi personalizzati.
Il Gruppo di lavoro fornirà le schede di osservazione e, a richiesta, collaborerà con i docenti per la preparazione di materiale strutturato per il recupero.

Classi successive o nuovi alunni

I docenti segnaleranno, in caso di necessità, la situazione al coordinatore che darà avvio alla procedura, con le modalità di cui sopra.



- Scheda di osservazione alunni con BES
 
  • R. Mion, Nuove forme di emarginazione. Figure professionali emergenti e strumenti formativi, AA.VV., Disagio giovanile e nuove prospettive del lavoro sociale, Grafic House ed., Venezia, 1995, pag. 52
  • (2) D. Janes, Bisogni educativi speciali e inclusione, Erickson, Trento 2005 pag. 29

Gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) rappresentano motivi di preoccupazione da parte delle scuole che si devono adeguare anche burocraticamente per attuare le note ministeriali e quant'altro! Si sente nominare il PAI il PDP, poi una confusione più totale tra i termini DIAGNOSI, CERTIFICAZIONE, SEGNALAZIONE... e poi chi ha il compito di "dichiarare" un bambino come BES??? Con quali strumenti?
C'è parecchia confusione, è ovvio!

Dario Ianes, con un video, cerca di chiarire i nuovi punti sorti anche dopo la nuova nota del 22/11/2013! Ecco il video segnalato dalla maestra Chicca Petruzzi.


Per quanto riguarda i tre termini DIAGNOSI, CERTIFICAZIONE, SEGNALAZIONE (O RELAZIONE, vengo usati con significati diversi, secondo i luoghi, le prassi e i contesti. In molti casi si parla di Certificazione clinica in riferimento alla L.104 (con il sostegno), di Diagnosi per il DSA, mentre la Relazione contiene la descrizione delle difficoltà e delle potenzialità di un alunno ma senza diagnosi. È una distinzione che non è per nulla codificata ed è necessario, in ogni caso, esaminare attentamente il contenuto. Per i BES non valgono nessun di questi termini... poichè è una situazione contestuale momentanea di difficoltà (non esiste in nessun manuale diagnostico i BES!), rilevata soltanto dal team di classe/sezione.

Per leggere la nuova nota ministeriale del 22/11/2013 clicca qui!.


mercoledì 20 novembre 2013

Gli strumenti di screening utilizzabili a scuola
Gli screening per 1’individuazione dei DSA possono effettuarsi attraverso
  • test specifici delle relative abilità rivolti direttamente agli alunni, 
  • attraverso la somministrazione agli adulti di riferimento, più comunemente a genitori ed insegnanti, di questionari osservativi o interviste strutturate.
I test di screening per  DSA hanno punti di forza e di debolezza: se si intende misurare gli aspetti disfunzionali neuropsicologici come indicatori forti della presenza del disturbo bisogna ricorrere a prove strutturate, somministrate da personale esperto, che indaghino, anche separatamente, le specifiche abilità di lettura, scrittura e calcolo; di contro, misurare soltanto il livello di lettura, scrittura e calcolo dell’alunno può condurre facilmente a falsi positivi (ansia da prestazione, carenze didattiche o culturali, etc) oppure, soprattutto nelle forme lievi o in soggetti che hanno ben compensato il disturbo, ad avere dei falsi negativi (mancata individuazione del soggetto che presenta il disturbo).
I questionari osservativi sono necessariamente meno specifici, ma hanno il vantaggio di raccogliere informazioni più globali. Sono, inoltre, uno strumento di primo screening più agile ed economico rispetto a prove strutturate somministrate direttamente agli alunni.

Gli screening in età prescolare con prove somministrate ai bambini
Vista l’importanza dell’identificazione precoce, si è sviluppato un filone di ricerca che ha proposto strumenti utili a identificare i segni predittivi di DSA prima dell’ingresso a scuola.
Soprattutto i deficit della consapevolezza fonologica e del linguaggio orale e le iniziali difficoltà di transcodifica vengono ritenuti validi indicatori di rischio. Altri studi hanno identificato la memoria di lavoro come uno dei maggiori indici predittivi delle difficoltà degli apprendi menti scolastici.
  • AWMA (Automated Working Memory Assessment) è un test sviluppato in Gran Bretagna dal gruppo di T.P Alloway (2007), ma in Italia ancora in fase di validazione.
  • CoPS 4-8 - Cognitive Profiling System è un software, sviluppato in Gran Bretagna nel 1996 per la valutazione psicometrica dei bambini in età compresa tra i 4 anni e gli 8 anni e 11 mesi, e validato in Italia (2007, Anastasis, Bologna).
  • BIN 4-6 - Batteria per la valutazione dell'intelligenza numerica.
Si tratta di prove difficilmente applicabili a scuola.
Test sulle abilità di lettura-scrittura e calcolo
Un’altra possibilità è quella di esplorare le abilità scolastiche di base tramite strumenti (potenzialmente somministrabili anche in ambiente scolastico ad una vasta popolazione di soggetti) che osservino le competenze di lettura, scrittura e calcolo, come:
  • Prove MT - 2 per scuola primaria (in due volumi: 1-2° e 3-4-5°) e Nuove prove MT per la scuola media inferiore, per l’analisi della lettura (valutazione della velocità, dell’accuratezza e dell’abilità di comprensione del testo) (Cornoldi e Colpo, 2011, Giunti OS, Organizzazioni Speciali, Firenze) presentazione.
  • Prove MT Avanzate - 2 Prove di Lettura e Matematica (valutazione della velocità, dell’accuratezza e dell’abilità di comprensione del testo, problem solving e calcolo) per il biennio della scuola superiore di II grado (Cornoldi et al, 2010, Giunti OS, Organizzazioni speciali, Firenze).
  • Prove AC-MT per le attività di calcolo e problem solving, tarate dai 6 ai l4 anni (in due volumi: 6-12 e 11-14 anni)(Cornoldi et al., 2011, Erickson, Trento) - esperienza.
  • DDE-2 Batteria per la valutazione della Dislessia e della Disortografia. Evolutiva-2: nuova edizione che permette di valutare il livello di competenza acquisita sia nella lettura sia nella scrittura e può servire al controllo dell’evoluzione di questi due sistemi, proponendosi come mezzo di comunicazione tra operatori e centri di riabilitazione per confrontare diagnosi e risultati dei trattamenti. (Sartori, Job e Tressoldi, 2007, Giunti O. S., Organizzazioni Speciali, Firenze).
Per l'analisi delle competenze ortografiche, ecco alcuni test usati nella valutazione clinica, ma non esclusivamente:
Solo recentemente sono uscite delle prove che valutano anche la componente esecutiva/prassica della scrittura:
Per le abilità di calcolo:
  • Test ABCA - Abilità di calcolo aritmetico. Prove per bambini di 3a, 4a e 5a elementare, da somministrare alla fine dell’anno scolastico (da aprile in poi) o all’inizio dell’anno scolastico successivo (da settembre a novembre) per insegnanti e psicologi (Lucangeli et al., 2003, Erickson, Trento).
Esiste, poi, tutta una serie di strumenti di valutazione utili per verificare il livello di possesso di abilità che risultano essere trasversali all’apprendimento scolastico, come linguaggio, comprensione, motivazione, memoria e abilità metacognitive.
Ad esempio molto utile per gli insegnanti che si trovano di fronte a bambini in difficoltà che cadono nelle abilità trasversali o nell’integrazione delle competenze sono:
  • Nuova guida della comprensione del testo (1-2-3-4): un programma globale, articolato in quattro volumi (tre livelli di schede operative e un’introduzione teorica di prove criteri ali di valutazione) che si propone di aiutare i bambini più piccoli ad acquisire le abilità di comprensione del testo e i ragazzi dagli 8 ai 15 anni a potenziarle (De Beni, et al., 2003, Erickson, Trento).
  • Test SPM - Abilità di soluzione dei problemi matematici: il test con CD allegato è uno strumento specifico di valutazione per l’analisi diagnostica e per scopi educativi e riabilitativi. Abilità di Soluzione dei Problemi Matematici (Lucangeli et al. 2006, Erickson, Trento).
Negli ultimi anni in Italia sono nati diversi progetti per identificare i soggetti a rischio di DSA che si avvalgono di prove computerizzate somministrate direttamente agli studenti e valutabili più rapidamente, migliorando l'accettabilità dello screening e riducendone i tempi:
  • EULEX: un progetto per l'individuazione tempestiva nella scuola di bambini con dislessia e per la messa in atto di una corretta impostazione del loro trattamento nato grazie all’ASPHI ONLUS, che ha coordinato il lavoro insieme a partner come l’Associazione Italiana Dislessia, che ha fornito consulenza scientifica, e la Cooperativa Anastasis, che ha sviluppato il software.
  • Discalculia - Test: test per la valutazione delle abilità e dei disturbi di calcolo - Intelligenza numerica e di calcolo 8 +. Questo software è il primo test informatizzato per la valutazione delle abilità di calcolo in ragazzi dalla terza elementare alla terza media, con prove specifiche riguardanti le seguenti aree: senso del numero, fatti numerici, dettato di numeri, calcolo a mente (Lucangeli et al., 2009, Erickson, Trento).
  • SPILLO (Strumento Per Identificazione Lentezza Lettura Orale, Stella et al., 2011, Anastasis e Giunti Scuola) che consiste nel far leggere un testo prestabilito all’alunno e contemporaneamente segnare su un PC gli errori. Il software calcolerà il numero di errori e il tempo di lettura.
  • AD-DA online è stato creato per tradurre operativamente le linee guida approvate dalla Consensus Conference: il clinico lavora così con la sicurezza di formulare una diagnosi conforme a quanto previsto dalla comunità scientifica, tutelandosi da ricorsi e contestazioni. Il sistema permette di calcolare automaticamente i punteggi dei test Giunti O.S. necessari a fare una diagnosi DSA.
  • Progetto Aprico che comprende sia percorsi di screening che di recupero.
Tutti gli strumenti fin qui elencati si basano su un diretto coinvolgimento degli alunni al fine di misurare le loro abilità. E’ importante utilizzare i test in modo corretto, rispettando le indicazioni che il test propone e la relativa valutazione.

Il questionario osservativo come screening in età prescolare e scolare
Una valida alternativa può essere rappresentata dai questionari osservativi, cioè da strumenti che, attraverso una lista di domande sul comportamento del bambino rivolte agli adulti di riferimento, osservano gli atteggiamenti e le performance del soggetto e forniscono una descrizione delle sue difficoltà ben osservabili e facilmente descrivibili.
Osservazione a cui viene data grande importanza anche dalle Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con DSA, allegate al Decreto ministeriale del 12 luglio 2011 (p. 5-6).
"2. Osservazione in classe (. . .) Alcune ricerche hanno inoltre evidenziato che ai DSA si accompagnano stili di apprendimento e altre caratteristiche cognitive specifiche, che è importante riconoscere per la predisposizione di una didattica personalizzata efficace. Ciò assegna alla capacità di osservazione degli insegnanti un ruolo fondamentale, non solo nei primi segmenti dell'istruzione - scuola dell'infanzia e scuola primaria - per il riconoscimento di un potenziale disturbo specifico dell'apprendimento, ma anche in tutto il percorso scolastico, per individuare quelle caratteristiche cognitive su cui puntare per il raggiungimento del successo formativo.
2.1 Osservazione delle prestazioni atipiche Per individuare un alunno con un potenziale Disturbo Specifico di Apprendimento, non necessariamente si deve ricorrere a strumenti appositi, ma può bastare, almeno in una prima fase, far riferimento all'osservazione delle prestazioni nei vari ambiti di apprendimento interessati dal disturbo: lettura, scrittura, calcolo.
( ... ) Quando un docente osserva tali caratteristiche nelle prestazioni scolastiche di un alunno, predispone specifiche attività di recupero e potenziamento. Se, anche a seguito di tali interventi, l'atipia permane, sarà necessario comunicare alla famiglia quanto riscontrato, consigliandola di ricorrere ad uno specialista per accertare la presenza o meno di un disturbo specifico di apprendimento( .. .)"

Osservazione che viene estesa giustamente anche agli stili di apprendimento, in modo che l'insegnante possa aiutare gli studenti a sfruttare a fondo i propri punti di forza e ad intervenire sui propri punti deboli, adottando opportune strategie.
"2.2 Osservazione degli stili di apprendimento
Gli individui apprendono in maniera diversa uno dall'altro secondo le modalità e le strategie con cui ciascuno elabora le informazioni. Un insegnamento che tenga conto dello stile di apprendimento dello studente facilita il raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici. Ciò è significativo per l'argomento in questione, in quanto se la costruzione dell'attività didattica, sulla base di un determinato stile di apprendimento, favorisce in generale tutti gli alunni, nel caso invece di un alunno con DSA, fare riferimento nella prassi formativa agli stili di apprendimento e alle diverse strategie che lo caratterizzano, diventa un elemento essenziale e dirimente per il suo successo scolastico"
.
L’utilizzo dei questionari osservativi rivolti agli insegnanti ed ai genitori per l’identificazione dei segni critici di un disturbo di apprendimento è quindi da considerarsi una procedura valida in pieno accordo con le Linee Guida per i DSA (MIUR 2012), che affermano l’importanza dell’osservazione negli alunni sia delle prestazioni atipiche che degli stili di apprendimento da parte degli insegnanti in tutto il percorso scolastico, già a partire dall’infanzia.
"Il maggior interesse è rivolto alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria, nelle quali è necessaria una maggior e più diffusa conoscenza degli indicatori di rischio e una impostazione del lavoro didattico orientata alla prevenzione. L'attività di identificazione si deve esplicare comunque in tutti gli ordini e gradi di scuola; infatti, sappiamo che tuttora molti ragazzi con DSA sfuggono alla individuazione nei primi anni di scuola, mentre manifestano in maniera più evidente le loro difficoltà allorché aumenta il carico di studio, cioè durante la scuola secondaria e all'università" . L'individuazione tempestiva permette, infatti, la messa in atto di provvedimenti didattici, abilitativi e di supporto, che possono modificare notevolmente il percorso scolastico e il destino personale di alunni e studenti con DSA.
Un progetto italiano di questo tipo per l'identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento è l’IPDA, (Terreni et al., 2001, Erickson, Trento): Questionario Osservativo per l'Identificazione Precoce delle Difficoltà di Apprendimento che si avvale di un questionario, composto da 43 item suddivisi in due sessioni (abilità generali e abilità specifiche), che deve essere compilato dagli insegnanti dell’ultimo anno della scuola materna.
Un altro progetto sviluppato all’interno del modulo di ricerca: "Metodologie e tecnologie didattiche per i Disturbi Specifici dell'Apprendimento" del CNR ISAC-UOS di Torino è il Questionario sulle Abilità e gli Atteggiamenti Cognitivi sempre rivolto ai bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, ma che, a differenza dell’IPDA, coinvolge nell'osservazione di alcune abilità e caratteristiche del bambino, oltre agli insegnanti, anche i genitori.
È intuitivo che la sensibilità di uno screening si incrementa con l’utilizzo contemporaneo di più fonti di informazione. Secondo la Consensus Conference 3 (2011), infatti, per individuare i bambini a rischio di DSA è fortemente raccomandato l’utilizzo contemporaneo di più fonti, quali: l’anamnesi, i questionari ai genitori, le valutazioni/previsioni degli insegnanti, le batterie di screening.
Molto interessante è anche il Questionario RSR-DSA per la rilevazione di difficoltà e disturbi dell’apprendimento, sempre sviluppato dallo stesso gruppo di ricerca del CNR.
È un questionario osservativo, organizzato sotto forma di 2 diverse check-list (per genitori e insegnanti), per Rilevare Situazioni sospette o a Rischio di Disturbo Specifico di Apprendimento, che si avvale di domande dirette a identificare indicatori squisitamente comportamentali predittivi di DSA. Il questionario RSR-DSA consta di circa 50 domande, raggruppate in 9 diverse aree di competenza, in modo da descrivere le capacità scolastiche del soggetto con particolare riferimento alle abilità di lettura, scrittura e calcolo, e da fornire alcune informazioni sulle abilità neuropsicologiche di base (aree di linguaggio, attentivo-mnestica, motorio-prassica, visuo-percettiva), sul comportamento (area comportamentale) e sull' esperienza affettiva correlata all'apprendimento scolastico (area emotivo-affettiva).
Proprio perché i bambini con un DSA sviluppano in genere un personale stile di apprendimento, caratteristiche cognitive specifiche e comportamenti tipici, il questionario si propone di raccogliere informazioni a partire dall’osservazione da parte degli adulti di riferimento.
Il questionario è diversificato per 4 fasce di scolari: primo ciclo della scuola primaria (classi 1e e 2e), secondo ciclo della scuola primaria (classi 3e, 4e e 5e), scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado.
Il questionario non può e non vuole avere nessuna valenza diagnostica e può essere utile agli insegnanti per sottolineare eventuali carenze da colmare con interventi didattici di recupero e potenziamento e per mettere a punto strategie adeguate, valorizzando le caratteristiche di ogni allievo. Occorre però precisare che il rilievo di un punteggio di rischio non necessariamente è legato alla presenza di un vero e proprio disturbo destinato a persistere nel tempo. Come in tutti gli screening, è piuttosto un indicatore della presenza di una prestazione atipica, che merita attenzione e può suggerire l'opportunità di avviare un lavoro di potenziamento mirato al superamento della difficoltà.


sabato 16 novembre 2013

Ecco una utilità che spesso  si rende necessaria...se i bambini però sono troppo monelli e sono refrattari alle regole, oltre che mettere in pratica le strategie utili per gestire i capricci, possiamo aiutarci con il famosissimo cartellone delle regole: appendiamo per casa le nostre regolette, magari accompagnate da disegni o immagini stampate, e facciamo anche un cartellone in cui possiamo segnare tutte le buone azioni dei bambini.
Dopo 10 buone azioni, al bambino spetta un piccolo rinforzo: una gita, un piccolo premio, un dolcetto, una sorpresa, un cartone animato… qualcosa che lo faccia felice e gli faccia capire che rispettare le regole ed essere ‘buoni’ alla fine è sempre un meraviglioso vantaggio. Questa risorsa è utile sia a casa e sia scuola... con ottimi risvolti educativi!

Ecco i cartelloni da stampare!


- Articolo di Paolo Pizzo (segreteria provinciale UIL scuola Catanzaro) - 

L’art. 15, comma 2, del CCNL/2007 prevede che il dipendente (docente e ATA) ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, i docenti possono fruire di sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.
  • Il permesso è attribuito e non concesso (per personale docente e ATA)
Nonostante siano passati ben 6 anni dall’applicazione del nuovo Contratto, sono ancora diversi i Dirigenti che non si sono accorti di come tale norma sia cambiata fin dal Contratto del 2003.
Ne è dimostrazione il fatto che sulla materia (“permessi retribuiti e concessione del dirigente scolastico”) sono state emesse dai tribunali diverse sentenze che hanno visto soccombente l’Amministrazione che negava tali permessi per i più disparati motivi.
Alle sentenze emesse bisogna anche aggiungere l’intervento dell’ARAN, che a tutela della norma contrattuale afferma chiaramente che non vi è nessun potere discrezionale del dirigente scolastico nella concessione del permesso (torneremo più avanti sulla sentenze e sull’interpretazione autentica).
Giova anche ricordare ai dirigenti scolastici e più in generale agli “addetti ai lavori”, che al fine di giustificare il rifiuto del permesso non sta assolutamente in piedi la “scusa” della responsabilità per danno erariale a cui potrebbe andare incontro il dirigente qualora concedesse un giorno di permesso senza un motivo apprezzabilmente valido.
Questo per almeno tre ragioni:
  • Non è prevista dal Contratto la valutazione o la discrezionalità del dirigente sulle motivazioni addotte dal richiedente il permesso;
  • Non vi è nel Contratto (né in nessuna altra norma di legge) un’elencazione precisa di quali siano i motivi personali e/o familiari per cui è possibile fruire dei permessi;
  • Diverse sentenze dei tribunali e l’ARAN hanno chiaramente (e si spera definitivamente) decretato che non vi è nessuna discrezionalità del dirigente nella concessione del permesso.
Pertanto, l’“apprezzabilità” o la “validità” dei motivi per cui il dipendente chiede di fruire del permesso non compete al dirigente. Quest’ultimo, infatti, deve limitarsi a un mero controllo di tipo formale.
  • Dal CCNL del 1995 a quello attualmente in vigore (per personale docente e ATA)
L’art 21/2 del CCNL/95 recitava:
“A domanda del dipendente sono, inoltre, concessi nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per particolari motivi personali o familiari debitamente documentati”.
L’art. 15/2 del CCNL/2003 recitava:
“A domanda del dipendente, inoltre, sono attribuiti nell'anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione”.
L’art. 15/2 del vigente contratto recita:
“Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione”.
Non ci vuole molto a trovare le differenze tra quello che era scritto nel contratto del ’95 e quello che è cambiato (sicuramente in favore del dipendente) dal contratto del 2003 e confermato poi in quello attuale.
Non vi è più la parola “concessi” sostituita da “ha diritto” “a domanda” (sparisce quindi la discrezionalità del dirigente); i motivi personali o familiari per cui si chiedono i permessi non devono essere “particolari” o “gravi”(non vi è nessun riferimento in tal senso); la richiesta non deve più essere “debitamente documentata” ma più semplicemente “documentata” anche mediante “autocertificazione”.
In conclusione secondo la norma contrattuale attualmente in vigore il personale (docente e ATA), per fruire dei 3 giorni di permesso, deve preventivamente motivare con documentazione o anche con autocertificazione le ragioni della richiesta, ma il dirigente non ha titolo a valutarla discrezionalmente poiché il suo intervento deve limitarsi a un mero controllo di tipo formale.
  • Le sentenze e le interpretazioni autentiche dell’ARAN (per personale docente e ATA)
Sulla natura del permesso e sul suo contenuto potestativo, non dipendente da un atto discrezionale del datore di lavoro, si sono espressi il tribunale di Rimini (14.11.2001), la Cassazione, sez. lav., n. 11573 del 1997 e n. 16207 del 2008.
Nel 2001 il Giudice del Lavoro di Terni si esprimeva in questi termini:
"…Trattasi in sostanza di un diritto del lavoratore che copre (per soli tre giorni ad anno) eventi particolari di natura personale o familiare. A questo diritto speciale di permesso non possono essere di ostacolo le esigenze organizzative del datore di lavoro. Ciò in considerazione del limitato periodo, e pertanto la semplice domanda documentata comporta la concessione del permesso. All´interpretazione della norma contrattuale rileva la voluta genericità ed elasticità della stessa, quanto si riferisce a motivi "personali" non specificando altro dato o contenuto."
Più recentemente, i tribunali di Monza (sentenza n. 288 del 12 maggio 2011) e quello di Lagonegro (sentenza n. 309 del 4 aprile 2012) hanno definitivamente chiarito (la norma non era forse già chiara?) che la richiesta del permesso, se motivata con documentazione o autocertificata da parte del personale, non è soggetta a valutazione discrezionale da parte del dirigente scolastico.
In particolare le sentenze precisano che nessuna discrezionalità è lasciata al dirigente scolastico in merito all'opportunità di autorizzare il permesso e le ferie (quest’ultime solo per il personale docente e se richieste come “permesso per motivi familiari o personali”) e, più in particolare, il dirigente non può comparare le esigenze scolastiche con le ragioni personali o familiari certificate per cui il permesso è richiesto, ma avrà solo un controllo di tipo formale in merito alla presentazione della domanda.
Dal momento che in molte scuole le contrattazioni d’istituto non si sono concluse, dirigenti ed RSU devono tenere d’occhio quest’ultimo passo riportato dalle sentenze di cui sopra:
non è consentito al dirigente scolastico porre delle regole preventive che vietino o restringano la possibilità per il personale (docenti e ATA) di usufruire dei permessi o delle ferie, se riferite al personale docente, in periodo di attività didattica, qualora queste siano richieste per motivi personali o familiari.
Giova infatti ricordare che, se vi è necessità, il personale docente potrebbe richiedere il permesso anche se in quella giornata vi è una riunione del consiglio di classe per lo scrutinio intermedio o finale. Neanche in questo caso le “esigenze scolastiche” (lo scrutinio) potrebbero ostacolare il diritto del personale docente ad ottenere il permesso.
Sull’argomento rileviamo anche un intervento dell’ARAN in data 2 febbraio 2011 (a cura del Dirigente Francesco Mendez), che in risposta ad un quesito dell’USR della Puglia ha precisato:
“…l’art 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.
Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente – con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) – la fruizione dei sei giorni di ferie durante l’attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall’art. 13, comma 9 (ferie).
La previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari e la possibilità che la richiesta di fruizione possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria fruizione – ai sensi dell’art. 1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs. 165/2011 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa”.
  • I 6 giorni di ferie possono essere fruiti come permesso personale e familiare (solo per il personale docente)
Riprendendo ancora il parere dell’ARAN del 2 febbraio 2011 riportiamo:
“…Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente – con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) – la fruizione dei sei giorni di ferie durante l’attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall’art. 13, comma 9 (ferie).”
Ai sensi dell’ art. 13, comma 9, le ferie richieste dal personale docente durante l’attività didattica sono concesse in subordine “alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.
Dal disposto delle due norme (art. 15/2 secondo periodo e art. 13/9) si evince che se i 6 giorni di ferie sono dal personale docente richiesti come “motivi personali e familiari”, quindi producendo la documentazione necessaria anche mediante autocertificazione (così come avviene per i 3 giorni di permesso di cui all’art. 15/2), tali giorni non solo devono essere attribuiti, quindi sono sottratti alla discrezionalità del dirigente, ma il personale richiedente il permesso non ha l’obbligo di accettarsi che per la sua sostituzione “non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.
Pertanto, qualora il docente esaurisca i primi 3 giorni di permesso di cui all’articolo 15/2 primo periodo, ha diritto, con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) a fruire di ulteriori 6 giorni.
In conclusione, se anche i 6 giorni di ferie a disposizione durante le attività didattiche saranno fruiti come “permessi personali o familiari” il docente con contratto a tempo indeterminato avrà in totale 9 giorni (3+6) sottratti alla discrezionalità del dirigente, naturalmente se documentati anche con autocertificazione.
Tali 9 giorni (3+6) potranno essere fruiti a seconda delle necessità, ovvero in modo frazionato o continuativo.
Es. È possibile fruire, anche cumulativamente, di 6 giorni di permessi retribuiti (3) e ferie (3) per motivi familiari documentati anche mediante autocertificazione.
Precisiamo che i 6 giorni di cui all’art 13/9 rimangono sempre e comunque delle “ferie” (intesi come istituto giuridico), pertanto qualora fossero fruiti come “permesso per motivi familiari o personali” saranno comunque scalati dal totale dei giorni di ferie annualmente spettanti.
  • L’autocertificazione e gli eventuali controlli dell’Amministrazione (per personale docente e ATA
Come finora detto il dipendente dovrà documentare o anche autocertificare i motivi della richiesta e dare quindi delle indicazioni giustificative dell’assenza.
Giova però ricordare che non tutti i motivi personali e familiari si possono documentare. È anche per questo che l’Amministrazione non può avere un potere discrezionale sulla validità della richiesta e sulla documentazione eventualmente prodotta dal dipendente.
Come potrebbe un dipendente documentare la necessità di effettuare un trasloco? Come si potrebbe documentare l’assistenza ad un parente o ad un figlio?
E come potrebbe mai il dirigente ritenere valido un motivo anziché un altro?
Già nel lontano 1984 una delibera della Corte dei Conti affermava che i “motivi personali o familiari” non devono necessariamente essere motivi o eventi gravi, ma si deve piuttosto trattare di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.

venerdì 15 novembre 2013

Il Museo della Bilancia di Campogalliano (MO) segnala le numerose novità riservate alle Scuole di tutta Italia!
Torna IL PESO DELLE IDEE e si occupa del legame tra SCIENZA E DIVULGAZIONE
- il concorso a premi promosso dall'unico museo interamente dedicato alle bilance ed alla scienza della misura,
- aperto alle Scuole di tutta Italia,
- organizzato in collaborazione con aziende leader nel campo della precisione,
Il peso delle idee, concorso a premi per scuole giunge alla 19° edizione! Con "RACCONTI SCIENTIFICI TRA I BANCHI" vogliamo dimostrare che la scienza non è “difficile” nè interesse di pochi!

Il Museo - convinto che ricerca e sperimentazione vadano a braccetto con divulgazione e comunicazione - intende valorizzare le esperienze scolastiche positive, aiutare a diffondere di buone prassi didattiche ed una maggiore consapevolezza sugli argomenti scientifici e tecnologici.

Non ci sono limitazioni di argomenti o discipline (purchè di ambito scientifico e tecnologico) e per partecipare non occorre visitare il Museo.

Maggiori dettagli nel bando completo

Comunicati Stampa

mercoledì 13 novembre 2013

Quali sono i giochi per i bambini autistici? L’autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale. Le persone affette da tale patologia mostrano una marcata diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione, oltre che altri particolari sintomi. Date le caratteristiche psicologiche di questi bambini è necessario che i genitori abbiano particolare cura anche nel seguirli durante i giochi.
 
I sintomi dell’autismo
Prima di accennare ai giochi più adatti per i bambini autistici è opportuno ricordare quali sono i sintomi principali di questa patologia. In genere, i bambini autistici presentano questi sintomi specifici: scarsa o limitata capacità di espressione mediante canale verbale (mentre i soggetti che sono in grado di utilizzare il linguaggio si esprimono in molte occasioni in modo bizzarro spesso ripetendo parole, suoni o frasi sentite pronunciare; si parla in questi casi di ecolalia), difficoltà a impiegare i nuovi apprendimenti in modo costruttivo per situazioni diverse da quelle che li hanno generati in prima istanza, apparente carenza di interesse e di reciprocità relazionale con gli altri, tendenza all’isolamento e alla chiusura sociale, apparente indifferenza emotiva agli stimoli o, al contrario, ipereccitabilità agli stessi, difficoltà a instaurare un contatto visivo diretto, difficoltà nell’iniziare una conversazione o a rispettarne i “turni“, oltre a difficoltà a rispondere alle domande e a partecipare alla vita o ai giochi di gruppo. Inoltre, nei bambini autistici di solito un limitato repertorio di comportamenti viene ripetuto in modo ossessivo; si possono osservare posture e sequenze di movimenti stereotipati (per es. mordersi le mani, sventolarle in aria, dondolarsi, ecc.). Queste persone possono manifestare anche un eccessivo interesse per oggetti o parti di essi, in particolare se hanno forme tondeggianti o possono ruotare (palle, biglie, trottole, ecc.). Talvolta, la persona affetta da autismo, tende anche ad astrarsi dalla realtà per isolarsi in una sorta di mondo virtuale, in cui si sente di vivere a tutti gli effetti (dialogando quindi anche con personaggi inventati). In genere questi sintomi si manifestano e sono visibili già entro i tre anni di età.

I giochi per bambini autistici
Per quanto riguarda i giochi per i bambini autistici al riguardo va detto che alcuni studi hanno evidenziato nel tempo che questi bambini prediligono giochi che stimolano i sensi e generano movimento. Questi studi hanno messo in luce alcune linee guida da tenere presente durante l’intervento con il bambino autistico:
A. Osservare le reazioni di fronte alla proposta di un gioco o di un materiale;
B. Scegliere le attività maggiormente gradite al bambino;
C. Strutturare i tempi, gli spazi e i materiali secondo il metodo TEACCH (ritualità, ripetitività, stesso luogo,…);
D. Una volta costruita la routine è possibile introdurre elementi di novità con lentezza e gradualità.
In linea di principio, poi, non ci sono dei giochi più o meno adatti al bambino autistico, nel senso che questo può giocare con le macchinine, come con la palla, l’unica avvertenza in questi casi riguarda le modalità attraverso cui il gioco viene proposto. In questo senso è utilissima l’attività del terapista che segue il bambino, il quale fornisce ai genitori proprio questi strumenti. In alternativa, in commercio esistono anche diversi libri, che possono aiutare al riguardo. Comunque, i genitori non devono sottovalutare il gioco, come momento non solo ludico per i bambini autistici, ma anche di socializzazione e apprendimento.


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