Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...
Ecco a voi un eserciziario o schedario di matematica per la classe quarta primaria. E' un brave fascicolo di 75 pagine, tutto da stampare poichè disegni e grafica sono in bianco e nero. Questo quaderno operativo propone semplici esercizi di consolidamento, utili anche come verifica o compiti a casa permettendo all'alunno, tra una scheda e l'altra, anche di riporsarsi un po' tramite la coloritura delle immagini.
Devo dire che è una risorsa ben fatta, da scaricare gratuitamente.
Spesso siamo alla ricerca di "font" personalizzati, ma cos'è? Qual è la differenza con un carattere tipografico? Carattere tipografico e font non vogliono dire esattamente la stessa cosa. Cerco di spiegarmi meglio...
I caratteri sono, nella grafica, nella tipografia e nell’editoria, come i
mattoni nell’architettura, gli atomi nella fisica o i numeri nella
matematica, insomma è quello che vediamo con i nostri occhi e in questo caso è rappresentato dal particolare carattere della scrittura (come i diversi tipi di corsivo e/o stampato che troviamo in un qualsiasi editor di testo come ad esempio Word)... Invece un insieme di caratteri studiati in modo coerente e secondo gli stessi principi formali, forma un carattere tipografico, il cui "file" viene chiamato font.
Quindi il font non è il carattere vero è proprio ma consiste nella serie di dati informatici che costituiscono e creano un particolare carattere... insomma è una sorta di software che serve a costituire il carattere che vediamo.
Utilizzare quindi spesso la parola “font” al posto di carattere, è un
errore figlio dell’era digitale: confondere il software (mezzo) con il
suo scopo (fine).
Utilizzare un font che permette di scrivere digitalmente, ovvero un particolare carattere di scrittura, può permetterci di essere più chiari nella LIM o nella creazione personale di schede didattiche, filastrocche o semplici testi. Qui sotto troverete il font da scaricare che vi permetterà di avere un carattere diverso rispetto a quelli già disponibili nel vostro editor di video-scrittura (per il carattere vedi immagine sopra).
Una
volta scaricato il font, che è un file .ttf (carattere True
Type), puoi cliccare con il tasto destro sopra il font e dal menu
contestuale scegli Installa, oppure
puoi copiare il font nella cartella C:\Windows\Fonts
Ecco a voi un breve percorso didattico sulla formazione della frase e sulla sua estensione e/o riduzione del testo stesso. Ovviamente è un lavoro che va ampliato, vi consiglio di consultare anche i QUADERNONI DELLE MAESTRE, quaderni che offrono notevoli spunti ed esempi. La sezione "Quadernoni delle Maestre" la troverete sempre presente su questo blog.
Clicca qui sotto per scaricare il percorso didattico:
"Toy Theatre" è un sito in lingua inglese (ma intuitivo) di giochi online per bambini, pieno zeppo di giochi interattivi che riguardano l'arte, la lettura e la matematica. Progettati pensando alle esigenze delle classi di scuola materna, primaria, di primo e secondo grado, questi giochi educativi online sono considerati affidabili dagli insegnanti di tutto il mondo. In effetti sono giochi che per come sono stati pensati forniscono un valore educativo a completamento per le lezioni classiche e per i progetti. Ottima piattaforma da usare anche con la LIM. Sito consigliato! Visitalo -> http://toytheater.com/
Dicembre è sempre un mese un po' magico, pieno di attività ricreative come addobbi e lavoretti. La didattica non si ferma ma viene tralasciata un pochino per lasciar posto ad attività laboratoriali, alla musica e alla preparazione di spettacoli. Nonostante tutto questo trambusto ogni insegnante personalizza i contenuti anche in vista del periodo. Ad esempo si può decidere di affrontare il mese di dicembre in modo specifico con tematiche relative al clima natalizio. Così nascono i DETTATI sul Natale, occasione per esercitare e proseguire il lavoro sulle difficoltà ortografiche, magari aggiungendo a fine dettato una bella pagina da disegnare che rispecchia il contenuto.
Ecco alcuni links diretti che vi porteranno in siti esterni gratuiti ricchi di dettati e testi sul tema del Natale, non resta che scegliere! ECCO I MIEI CONSIGLI:
E' un documento, una guida che ritengo sia utile non solo per gli insegnanti ma anche per i genitori e gli operatori della scuola. Tale guida offre molte informazioni ed esempi PRATICI su attività educative e suggerimenti su come gestire al meglio gli alunni con lo spettro autistico.
Questo quaderno operativo è uno strumento per continuare la riflessione sul prendersi cura del sé e degli altri in modo ludico e interattivo, all’interno di un contesto educativo scolastico e famigliare. Si rivolge ai bambini dai 5 anni in su, ed è pensato per essere utilizzato anche insieme agli adulti per valorizzare la cura di bocca e denti tramite la corretta pulizia e igiene.
Le schede e le attività proposte infatti possono essere usate sia dai genitori che dagli insegnanti per accompagnare il bambino in questo percorso di conoscenza. La finalità del quaderno è quella di aiutare il bambino a imparare a volersi bene e a voler bene dando spunti e suggerimenti per il confronto in classe e a casa. Rapportarsi con i pari infatti è importante quanto con la propria famiglia, che da sempre costituisce lo specchio dal quale attingere le conoscenze del proprio “io”. Quante volte i bambini si saranno sentiti dire che assomigliano al papà piuttosto che alla nonna, quante espressioni riflesse avranno percepito e quanti piccoli gesti del prendersi cura quotidiano avranno interiorizzato. È in ambito famigliare che i bambini si riconoscono nelle fasi evolutive della propria crescita condividendo i gesti quotidiani della cura e il nostro quaderno non poteva certo esimersi dall’includere anche la casa, “oltre la scuola”, in questo cammino di conoscenza.
Il decreto legislativo n. 66/2017 detta nuove norme in materia di inclusione degli studenti disabili certificati promuovendo la partecipazione della famiglia e delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale. I cambiamenti sono tanti cambiando la prassi e creando un po' di confusione... vediamo di capire insieme.
Vi consiglio alcune letture di guide e articoli utili a comprendere (brevemente) le novità e per aver chiaro cosa cambia e come:
Ecco a voi la mia ricetta, facile e veloce con un ottimo risultato!
Ingredienti:
3 cucchiai di amido di mais (o altro addensante come l'amido di frumento)
250 ml di acqua
un cucchiaiono di glicerina (in sostituzione qualche goccia di olio di semi di girasole)
a scelta colorante alimentare
Preparazione:
Mettere
tutti gli ingredienti dentro un tegamino tranne la glicerina e il
colorante. Mescoliamo per ottenere una miscela senza grumi. Mettiamo il
tegamino sul fornello e mescoliamo di continuo, dopo qualche minuto
otteremo una poltiglia bianca e cremosa... togliere dal fuoco e dopo
aver rimescolato ogni tanto per un paio di minuti (in modo da
raffreddare un pochino il composto), aggiungiamo la glicerina e
dividiamo il composto nei barattolini in modo da personalizzarla con
colori diversi.
Queste prove complete di griglie di valutazione sono adatte ai bambini
delle classi della Scuola primaria.
Trattandosi di bambini piccoli, che possono anche
avere scarsa familiarità
con le consegne
e le tipologie
dei compiti da svolgere, per avere risultati
attendibili,
è bene somministrare tutte le prove individualmente,
utilizzando l’item
di esempio per far capire bene all’alunno quello che deve fare. Se un esempio
non
basta possiamo farne altri o dare spiegazioni in
lingua
madre, ma non diamo aiuti
di
alcun genere nello svolgimento degli item su cui verrà verificata la competenza.
In giro sul web girano diverse ricette, una delle migliori è quella che prevede la cottura sul fornello.
Ecco la ricetta che ho personalmente sperimentato:
Ingredienti:
2 tazze di acqua
2 tazze di farina
1 tazza di sale
mezza tazza di amido di mais
1 cucchiaino di olio di girasole o mais (meglio al cocco per il profumo)
1 cucchiaino di cremortartaro (in mancanza lievito per dolci)
1 o 2 bustine di vanillina
colorante in polvere
Procedimento: si mettono tutti gli ingredienti in una pentola
antiaderente a fuoco basso. Si mescola fino a che il composto non si
stacca dai bordi e diventa appiccicoso. Il composto va messo disteso su di una superficie piana a raffreddare e asciugare per due/tre ore.
Va conservato in un contenitore che ben siggillato può far durare il nostro pongo anche per più di sei mesi.
Con questa preparazione il Didò è commestibile,
cioè te lo puoi mangiare, questo è importante per chi lo usa con bimbi
molto piccoli. Ovviamente il sapore è disgustoso e molto salato, ma con i
bambini non si sa mai quindi attenzione.
Il sito http://www.balbuzie.it è un portale italiano di riferimento per avere informazioni sulle balbuzie, interessante è una serie di SUGGERIMENTI EDUCATIVI presenti nel sito e che secondo me molti di questi risultano importanti da applicare a scuola e a casa durante il periodo della scuola dell'infanzia:
Non aiuteranno il vostro bambino parole, gesti, azioni che denotano preoccupazione per il suo modo di parlare.
Evitate di etichettare il bambino come balbuziente né dovete permettere che altri lo facciano.
Stabilite un buon contatto oculare col bambino, che dovrà percepire il vostro interesse e il vostro piacere di ascoltarlo.
Parlare all’inizio o durante il discorso il bambino può inibire la sua comunicazione. Parlate alla fine.
Offrite un buon modello di linguaggio. Parlate più che potete e con tranquillità e con una buona articolazione,
senza esagerarla.
Non forzare il bambino a parlare davanti ad altre persone, cosa
che gli creerebbe stress comunicativo, né pretendere che si esprima
oltre le possibilità del suo vocabolario.
Fare domande che esigono risposte molto lunghe rischia di
suscitare nel bambino un assurdo senso di incapacità e di inadeguatezza.
Ogni stimolazione eccessiva stressa il bambino e non contribuisce a costruire intorno a lui un ambiente tranquillo.
Attraverso gesti e parole mostrate di apprezzare
le sue qualità. Elogiatelo per un disegno, una buona azione, un
determinato comportamento, ecc.
Se notate che il bambino è preoccupato per il suo modo di
parlare, ditegli che quando i bambini stanno ancora imparando a parlare è
normale che ripetano alcune parole.
Evitate di chiedere di parlare quando è sotto
l’effetto di un’intensa emozione. Il pianto produce già di per sé
intermittenza tra parola e respiro. Quando si chiede qualcosa al bambino
che piange, per quanto egli cerchi di organizzare i suoni, non ci
riuscirà. Balbetterà di sicuro.
Evitate di insegnare al bambino dei trucchi per non balbettare.
Anche perché non è detto che questi funzionino. E ciò lo farà sentire
sicuramente “in difetto” e forse anche “in colpa”.
Evitate di completare le frasi del bambino; abbiate pazienza e
ascoltate con tranquillità ciò che deve dire anche se ci mette tempo.
Evitate il panico ogni qualvolta si blocca. E il
panico lo si può trasmettere anche attraverso il linguaggio del corpo:
gesti nervosi con le mani, movimenti particolari con gli occhi, sul
viso, ecc.
Stabilite un tempo da dedicare ogni giorno per
raccontargli storie o parlargli liberamente ispirandovi per esempio alle
figure di un libro.
Quando deve andare in qualche posto,
avvisatelo prima e ditegli cosa succederà e quali persone incontrerà.
Evitate che rimanga in ansia senza sapere dove andrà e con chi giocherà.
Se è un giorno propizio in cui sta balbettando
poco o per niente, fate in modo che abbia anche maggiori opportunità di
parlare. Per esempio: spegnere la TV per fare un gioco con le
marionette, raccontare storielle, visitare un amico, fare piccole
commissioni, ecc. Esplorate in tutti i modi la sua fluenza.
Se è una giornata nera in cui il bambino sta balbettando molto,
sistemate ogni cosa in modo che egli abbia poche occasioni di parlare.
Per esempio: è raccomandabile vedere la TV, andare al cinema, ascoltare
storie e canzoncine dallo stereo, ritagliare o incollare figurine,
disegnare, ricostruire i puzzle... Contenete in tutti i modi la sua
disfluenza.
Fate solo domande necessarie e che richiedano risposte brevi.
Inventate giochi sulle note di un canto fatto in coro o giochi
in cui il bambino vi imita e ripete quello che voi dite, lentamente e
articolando.
Il miglior modo per non far notare che state facendo attenzione
alla sua balbuzie è mostrarsi molto più interessati a quello che il
bambino dice, piuttosto che a come lo dice.
Qualche altro suggerimento pratico...
Cosa devo e non devo fare quando mio figlio balbetta
devo:
ascoltare quello che dice e non come lo dice;
dargli tempo ed ascoltare finché non abbia finito;
comportarmi come se non balbettasse;
seguire i suggerimenti e le indicazioni ricevute e magari da lui stesso praticate, per esempio parlargli più lentamente;
mantenere un atteggiamento calmo, in modo che il bambino non
si senta pressato nel parlare, finendo così con l’aumentare la velocità
di parola;
badare bene a non prestare maggiore attenzione ai momenti di balbuzie a scapito di quelli di normale fluenza;
ridurre la velocità di parola.
non devo:
riprenderlo per la balbuzie;
“abbandonarlo” quando balbetta;
dirgli di smettere di balbettare;
punirlo perché balbetta;
mostrarmi preoccupato per la sua balbuzie;
arrabbiarmi o essere impaziente quando fa fatica a parlare;
dire per lui la parola che non gli riesce di dire;
fargli troppe domande e soprattutto non fargliele tutte insieme.
Ascoltare
Cosa fare quando sto ascoltando il bambino.
se siamo occupati, diciamogli che vorremmo senz’altro sapere
quello che lui ci vuole dire, ma lo preghiamo di aspettare fino a quando
potremo ascoltarlo per bene e con la massima attenzione. Naturalmente
va previsto poi, senza farlo aspettare troppo, un momento di calma in
cui potergli dedicare tutta l’attenzione di cui ha bisogno;
guardarlo;
parlargli sempre faccia a faccia e, se possibile, ponendomi alla sua stessa altezza;
dimostrargli che lo stiamo ascoltando con interesse anche per potergli rispondere al meglio;
non pretendiamo da noi stessi di ascoltare avendo la mente occupata.
Complimentarsi
Come posso aiutare mio figlio ad essere più sicuro di sé
lodarlo almeno una volta al giorno per qualcosa che ha fatto
bene, per esempio anche solo per un disegno fatto per noi, o per aver
apparecchiato la tavola;
essere sinceri, appropriati e coerenti nelle nostre lodi;
quando lo si ringrazia per un compito svolto, aggiungiamo magari un complimento: l’hai fatto veramente bene!;
incoraggiamolo a contraccambiare i complimenti, così impareremo a reagirvi sempre meglio in modo positivo.
Rispettare il turno
Come posso migliorare questo aspetto nella mia famiglia
cerchiamo di trovare un momento specifico per esercitarci nel rispettare i turni di parola, per esempio a cena;
chiariamo a tutti che quando una persona sta parlando, gli altri
devono aspettare in silenzio finché lui abbia finito; solo allora
toccherà ad un altro;
se qualcuno interrompe gli si dice: “aspetta, quando lui avrà finito toccherà a te e nessuno ti interromperà;
se una persona sta parlando da troppo tempo andrà fermata, spiegandone il motivo, e dando la parola ad un’altra;
quando un membro della famiglia diventa noioso o ripetitivo, sarà bene ricordargli la regola dell’essere conciso e interessante;
non interrompiamo il bambino che balbetta: non lo faremmo se parlasse normalmente.
La disciplina
Cosa posso fare quando mio figlio si comporta male
cerchiamo di far coincidere la punizione con il momento della ‘marachella’ o del capriccio;
non minacciamo punizioni che già sappiamo di non mantenere come, per esempio: “se lo fai ti mando via per sempre!”;
siamo coerenti: se abbiamo stabilito una punizione facciamo in modo che avvenga, senza dimenticanze o ‘sconti’;
avvertiamo con un ammonimento il bambino, cerchiamo di essere
sicuri che lui abbia effettivamente capito l’errore e diamogli anche il
tempo per correggersi;
cerchiamo di ridurre il numero di volte in cui diciamo o
rispondiamo “no!”; è meglio conservarlo per le occasioni più
significative;
quando è possibile farlo, cerchiamo di distogliere il bambino
dall’attività scorretta, inducendolo a fare qualche cosa di positivo.–
Per esempio: piuttosto che dirgli spesso “non fare– così”,
coinvolgiamolo con una proposta (“perché non mi aiuti a fare questo?”).
E' chiamata in modi diversi spesso "sedia del silenzio" o "posto della riflessione" e seppur rappresenta una sorta di PUNIZIONE è anche una tecnica che ha un fodamento educativo e metodologico, tutto ciò dipende dall'uso che ne facciamo.
“Time out” letteralmente significa pausa o sospensione
ed è un termine molto utilizzato nel mondo dello sport. Se un
giocatore, per esempio, si comporta in modo scorretto, viene subito
mandato in panchina e deve stare seduto, è messo in “pausa forzata” per un po’ e poi può ritornare a giocare.
In cosa consiste la tecnica del Time out applicato ai bambini?
Il Time out è una tecnica educativa
che può essere utilizzata quando i bambini si comportano in modo
sbagliato o disubbidiscono. In pratica, durante il tempo stabilito per
il Time out, il bambino deve restare seduto su una sedia o non allontanarsi da un determinato posto della casa (in cui non ci siano né giocattoli, né oggetti con cui potersi far male) e fare una “pausa”, riflettendo su ciò che ha fatto e sul comportamento giusto che avrebbe dovuto adottare.
È comunque una sorta di punizione, perciò non deve essere considerata una soluzione diretta ma come un modo per invitare il bambino a riflettere, a riprendere il controllo delle proprie emozioni ed evitare anche ulteriori scontri.
Proprio per non farlo considerare un castigo o un modo per allontanarlo, dovrebbe essere accompagnato da parole che facciano capire al bambino quali sono i sentimenti e le emozioni che sta provando
(rabbia, dolore, frustrazione ecc.), sottolineando che, comunque, è
solo quel suo comportamento ad essere sbagliato (picchiare un altro
bambino, buttare per terra il cibo ecc.), ma certamente non lui e noi lo
amiamo sempre e comunque.
Quanto deve durare il time out?
È consigliabile che duri pochi minuti. Anche un minuto, infatti, può sembrare un’eternità a chi è piccolo…quindi bisogna osservare il bambino molto attentamente e ponderare in modo giusto.
In Italia ci sono circa 20 mila bambini, ragazzi o giovani che hanno il diabete di tipo 1.
È abbastanza normale quindi incontrare uno o alcuni alunni con diabete nella propria carriera scolastica.
Deve essere chiaro che gli alunni con diabete di tipo 1 non hanno bisogni educativi speciali.
Hanno le stesse probabilità di successo o insuccesso dei loro coetanei,
lo stesso desiderio di relazione e le stesse problematiche. Non vanno
quindi trattati in modo diverso. Potrebbero però aver bisogno di andare
in bagno anche più volte nella mattinata, di tenere a portata di mano dolci o bibite zuccherate e – eccezionalmente – di alimentarsi o di misurare la glicemia senza attendere l’intervallo.
Potrebbe fare qualche assenza in più rispetto alla media e in alcuni casi potrebbe non trovarsi nelle condizioni ideali di concentrazione per affrontare un compito in classe o una interrogazione.
È importante che il personale scolastico abbia nozioni
fondamentali sulla malattia del proprio alunno e sulle sue esigenze
terapeutiche e alimentari, sapendo come affrontare possibili situazioni
d’emergenza per consentire all’allievo di vivere serenamente e con
sicurezza anche a scuola.
Diabete: cosa serve sapere
Salvo pochissime eccezioni il diabete dei bambini e dei ragazzi è la
forma autoimmune, detta diabete di tipo 1 o DM1. Questa forma è molto
diversa dal diabete di tipo 2, frequente fra le persone anziane.
Il diabete di tipo 1 non è contagioso, non è dovuto a una cattiva alimentazione o a stili di vita poco sani.
Che problemi comporta?
Nel diabete di tipo 1 una parte del pancreas smette ‘improvvisamente’
di funzionare e non secerne più insulina. L’insulina – fra le altre cose
– regola automaticamente la quantità di zucchero nel sangue: la
glicemia.
Bisogna quindi sostituire questo automatismo con frequenti controlli della glicemia e con assunzioni di insulina.
Misurare la glicemia
La glicemia dovrebbe rimanere fra 90
e 110 mg/dL prima e lontano dai pasti e tra i 140 e i 180 nelle due ore
seguenti ai pasti. Non è facile, soprattutto fra bambini e ragazzi (che
alternano sedentarietà e movimento, sottoposti alle tempeste ormonali
della crescita e… sì, allo stress della scuola) mantenere questi valori.
La glicemia va misurata prima dei pasti, a orari prefissati fra
un pasto e l’altro e quando si ha l’impressione che qualcosa non vada
per il verso giusto. In questo caso potrebbe essere necessario effettuare la misurazione anche nel corso dell’ora di lezione.
Il bambino/ragazzo con diabete impara molto presto a misurare la quantità di glucosio presente nel sangue (glicemia) pungendo
con un apposito strumento la cute (generalmente di un polpastrello) e
appoggiando su una striscia reattiva la piccola goccia di sangue che si
ottiene.
Nella striscia si attiva una reazione chimica che viene letta da un
apparecchio chiamato lettore o glucometro il quale restituisce il valore
della glicemia in quel momento.
In generale si può dire che se l’alunno esce da scuola prima di
pranzo, potrebbe avere bisogno di misurare la glicemia prima dello
spuntino di metà mattina; se si ferma fino al pomeriggio, e pranza a scuola, dovrà necessariamente controllare la glicemia prima di iniettarsi la dose di insulina a pranzo.
Inoltre, dovrà avere la possibilità di controllarla ogni qualvolta pensi di essere in ipoglicemia.
Il numero di misurazioni quindi potrà variare a seconda delle esigenze di ogni alunno.
La glicemia alta è un problema?
È importante che la glicemia rimanga più a lungo possibile ‘in target’ cioè entro i livelli desiderati, ma se qualche volta la glicemia è un po’ alta (iperglicemia) non è un problema.
Quella col diabete sarà forse una partita che durerà tutta la vita e subire qualche gol all’inizio non è un dramma.
Se la glicemia fosse molto alta, la si può correggere con piccole assunzioni di insulina.
E se la glicemia è bassa?
Se la glicemia dovesse scendere di molto sotto i livelli ottimali, c’è il rischio di una ipoglicemia
I livelli di zucchero nel sangue scendono e il cervello (grande consumatore di zucchero) lancia segnali di allarme.
Tali sintomi sono quasi
sempre riconoscibili dallo stesso bambino/ragazzo in modo tale da
poter intervenire con l’assunzione immediata di zucchero per bocca per
risolverli.
I sintomi più frequenti sono: sudorazione, pallore, irritabilità,
nervosismo, pianto, confusione, nausea, fame eccessiva, cefalea,
difficoltà di concentrazione, difficoltà di coordinazione, stanchezza,
tremori.
Contrastare l’ipoglicemia è abbastanza semplice: basta far assumere al bambino una dose di zucchero.
Per questo è importante che l’alunno abbia sempre a
disposizione caramelle zuccherate o zollette di zucchero oppure le
comuni bibite zuccherate, come succhi di frutta, coca-cola, aranciata o
una fialetta di Glucosprint.
Una volta risolti i sintomi dell’ipoglicemia, per prevenire un nuovo calo di glicemia, il bambino/ragazzo deve mangiare
alimenti contenenti carboidrati complessi, quali biscotti, pane, fette
biscottate, e dopo circa 15 minuti di benessere può riprendere le
normali attività.
Ipoglicemie lievi possono essere piuttosto frequenti (molti episodi all’anno).
Nel caso di grave ipoglicemia, con perdita
di coordinamento e di coscienza il bambino/ragazzo non va lasciato da
solo. È importante far sdraiare l’alunno sul fianco e iniettare un
farmaco chiamato glucagone.
Il glucagone è disponibile in un kit di pronto uso: nella confezione si
trova una siringa contenente soluzione fisiologica e un flacone con la
polvere, che vanno miscelati al momento dell’uso e quindi il prodotto
ottenuto riaspirato (come si fa con gli antibiotici per via
intramuscolare).
Il glucagone può essere iniettato in qualunque punto, per via intramuscolare.
Non vi sono rischi nel somministrare il glucagone anche in modo
improprio. Subito dopo è necessario avvisare la famiglia e il pronto
intervento sanitario (118).
Entro cinque minuti il bambino mostrerà una graduale ripresa accompagnata probabilmente da sintomi di nausea e vomito.
In linea generale per la maggior parte dei bambini il diabete non rappresenta un ostacolo sociale nella prima età scolare. La situazione è diversa verso la fine delle scuole elementari e nelle scuole superiori.
Molti studenti richiedono privacy o sono preoccupati dal fatto che il diabete li renda ‘diversi’.
Il diabete può entrare nelle sindromi di isolamento o di percepita
discriminazione che sono peraltro comuni nella pre-adolescenza e
nell’adolescenza.
Sarà la famiglia a dare le giuste indicazioni nell’informare il
corpo insegnante per agire nel rispetto della privacy dell’alunno.
Diabete e tecnologia
Molti giovani con diabete utilizzano uno strumento chiamato microinfusore o pompa di insulina che
infonde l’insulina direttamente sottocute secondo uno schema prefissato
rendendo inutili le iniezioni. Il microinfusore ha le dimensioni di un
telefono cellulare ed è piuttosto resistente agli urti. La cannula che
collega il microinfusore al sottocute potrebbe staccarsi o occludersi a
seguito di giochi, spintoni o di esercizi fisici e l’alunno potrebbe
quindi avere la necessità di doverla sostituire.
Frequente è anche l’uso di ‘sensori in continuo’, sorta di cerotti che
misurano a intervalli frequenti e regolari la glicemia inviando segnali a
un ricevitore. I giovani e giovanissimi sono generalmente molto a loro
agio con queste tecnologie e non richiedono supporto nel loro
funzionamento.
Mangiare a scuola
Un bambino o ragazzo
con diabete ha bisogno di mangiare come dovremmo fare tutti e cioè in
modo sano, moderato e variato. Non ha bisogno di pasti speciali per
lui.
È necessario sapere che prima di effettuare un pasto principale (come il pranzo) il bambino con diabete deve sempre eseguire l’iniezione di insulina.
Per un ragazzo con diabete è importante, comunque, consumare le giuste
quantità di cibo previste durante il pasto o, eventualmente, essere in
grado di adeguare la dose di insulina in relazione alla quantità di
carboidrati assunti secondo lo schema fornito dalla famiglia e/o dal
Centro di diabetologia che lo ha in carico.
Inoltre vanno presi in considerazione altri due aspetti: che
non vi siano ritardi o anticipi nell’inizio effettivo del pasto,
rispetto al momento dell’assunzione di insulina.
Spesso gli alunni non mangiano i piatti loro serviti. Nel caso
dell’alunno con diabete... dipende da che cosa non vuole mangiare. Se
decide di non mangiare quando ormai ha praticato la dose abituale di
insulina è meglio controllare che non rinunci a dei carboidrati
(pasta, riso, pane, patate, prodotti da forno) perché questo potrebbe
originare una ipoglicemia. Se rifiuta della carne, del pesce, del
prosciutto – tutte proteine – non succede niente. Se però decide di non
mangiare il risotto o la pasta allora sarà necessario proporgli di
mangiare “in cambio” un panino o di bere un succo di frutta che in
genere è gradito e non richiede troppo tempo per essere assunto. Se
questi rifiuti si ripetessero, sarebbe meglio parlarne con i genitori
perché potrebbe essere necessario modificare la dose di insulina oppure
spostarla dopo il pasto.
Può succedere che lo studente autonomo nella gestione del suo
diabete ritenga sia il caso di mangiare uno snack fuori pasto, al limite
anche durante la lezione, magari perché sente di avere la glicemia
bassa è opportuno lasciarlo fare perché questo serve a prevenire
l’ipoglicemia.
L’alunno con diabete può fare esercizio fisico come tutti, anzi l’esercizio fisico è fortemente consigliato.
È importante che l’alunno misuri la glicemia prima e dopo l’esercizio fisico. Se la glicemia è bassa o molto alta l’alunno potrà chiedere di non svolgere alcuna attività. Durante l’attività, è comunque opportuno avere a disposizione sul posto alimenti contenenti zuccheri semplici.
I viaggi d’istruzione
Facendo parte a pieno titolo delle attività didattiche gli alunni con diabete dovrebbero partecipare ai viaggi d’istruzione. Naturalmente l’alunno
deve avere con sé tutto il necessario per la correzione di eventuali
ipoglicemie, oltre a un lettore della glicemia, e tutto l’occorrente per
l’assunzione di insulina.
L’insegnante che lo accompagna deve essere informata della terapia
insulinica in atto, dei sintomi dell’ipoglicemia e delle modalità di
correzione in modo da poter assistere l’alunno in caso di necessità.
Se il ragazzo è ben controllato e, soprattutto, è ben istruito, non dovrebbero nascere problemi durante la gita.
È importante che ai genitori venga fornito il programma
giornaliero dettagliato delle attività, in modo che possano pianificare
la terapia insulinica. Infatti, un incremento dell’attività fisica potrebbe portare a qualche ipoglicemia, facilmente prevedibile e prevenibile. Per questo motivo, il ragazzo deve portare con sé sempre delle caramelle zuccherate o del succo di frutta.
È importante che non vengano saltati i pasti e che i loro orari siano ragionevolmente rispettati.
Tengo solo a dire che sono un insegnante di sostegno per scelta e non per convenienza. Per me non è solo un mestiere ma una filosofia di vita! Ci vuole molta umanità...