• BLOG DIDATTICO DI SOSTEGNO

    Si dice di solito "nero sul bianco" per marchiare negativamente qualcuno, io invece provo a cancellare questa macchia nera cercando di trasmettere non solo risorse ma anche valori umani. Se siete perplessi non preuccupatevi è un buon segno, in quanto la perplessità è l'inizio della conoscenza...

giovedì 27 marzo 2014

Vi segnalo la possibilità di scaricare gratuitamente 3 quaderni operativi - area logico matematica - , pubblicati con lo scopo di preparare gli alunni alle prove Invalsi... ma sono anche utilizzabili come eserciziari, verifiche e per i compiti a casa.

          

Quaderni INVALSI scaricabili:

Vedi anche http://libronline.latteseditori.it/online/matematica-teoria-esercizi/espansione


Ufficio Territoriale Scolastico della Regione Veneto ha pubblicato un interessante "quaderno operativo", con delle indicazioni utili per strutturare attività di identificazione precoce dei bambini con distrurbo specifico di apprendimento.

Gli allegati al documentosono stati elaborati da un gruppo di docenti esperti che hanno pa rtecipato ai Seminari Regionali di Studio “Alunni con Bisogni Educativi Speciali: la Scuola Veneta per l’inclusione” ‐ Montegrotto Terme nei giorni 8 e 9 aprile 2013 e 28 gennaio 2014 con il coordinamento dei Referenti Provinciali per l’Inclusione. Le linee guida Regionali per le attività di identificazione precoce dei casi sospetti DSA sono state predisposte dal Comitato Tecnico Scientifico della Regione Veneto per il monitoraggio e la verifica a livello locale della L.R. 16/2010, che ha anche curato la revisione di tutti gli allegati.

Interessante risultano questi Allegati:
  • A1: schema tipo di relazione sulle difficoltà di apprendimento e segnalazione ai servizi territoriali (scuola infanzia).
  • Allegato A2: schema tipo di relazione sulle difficoltà di apprendimento e segnalazione ai servizi territoriali (pr imo anno scuola primaria).
  • Allegato A3: Linee guida Regionali per le attività di identificazione precoce dei casi sospetti DSA.
  • Allegato A4: osservazioni sistematiche di rilevazione precoce e attività di recupero (infanzia). 
  • Allegato A5: osservazioni sistematiche di rilevazione precoce e a ttività di recupero (primaria).
  • Allegato A6: schema di rilevazione precoce delle difficoltà di apprendimento ‐ descrizione analitica ‐ per le famiglie (scuola infanzia).
  • Allegato A7: schema di rilevazione precoce delle difficoltà di apprendimento ‐ descrizione analitica ‐ per le famiglie (scuola primaria). 
Seguono i riferimenti normativi.


lunedì 24 marzo 2014

Il Centro Studi sulla Dislessia e DSA della Fondazione Padre Alberto Mileno Onlus di Vasto Marina ha avviato anche quest'anno le attività di screening a livello nazionale.
La partecipazione allo screening, anche per il corrente anno scolastico 2013-2014, è del tutto gratuita.
Negli ultimi quattro anni il progetto Dyslexia ha raccolto e analizzato oltre 20.000 schede. Le scuole che desiderano partecipare devono compilare la scheda di adesione disponibile sulla piattaforma web dedicata al servizio di screening http://dislessia.fondazionemileno.it.

Il progetto Dyslexia è patrocinato da:
  • USR Abruzzo - Ufficio VI - Ambito Terr.le di Chieti
  • ex-Irre Abruzzo
  • Regione Molise
  • USR Molise
  • ex-Irre Molise
  • ex-Irre Puglia
  • ex-Irre Basilicata
  • ANSAS Calabria
Qui troverete il progetto e alcuni documenti importanti:
  1. Documento di presentazione e spiegazione del progetto disponibile per il download in formato PDF.
  2. Consulta anche la nostra guida operativa.
  3. Ecco il sito di riferimento: http://dislessia.fondazionemileno.it/
  4. Per maggiori informazioni sulla nostra attività gratuita di screening contattare dislessia@fondazionemileno.it

Siam nel 2014 e tra poco tutti i docenti sia delle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) sia delle Graduatorie d'Istituto dovranno aggiornare la propria posizione o mantenere la permanenza nelle suddette graduatorie. Importante è l'aggiornamento del punteggio dei servizi, che spesso è reso difficile per conteggiare il punteggio dei diversi servizi giornalieri da scuola a scuola... 

Un aiuto ai precari arriva dal web, in particolare il sito SENETA.IT offre uno strumento molto utile per calcolare i punteggi dei servizi prestati dai docenti precari che hanno lavorato in questi anni in modo discontinuo.


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Vedi anche:GRADUATORIA AD ESAURIMENTO, CALCOLARE IL PUNTEGGIO DI SERVIZIO

domenica 23 marzo 2014

Tutti gli alunni in situazione di handicap (anche grave) hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado (scuola materna, elementare, media e superiore) Ex art. 12 Legge 104/92. Si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo esigibile: la scuola non può rifiutare l’iscrizione e se lo fa commette un illecito penale. Il diritto all’integrazione è garantito anche per l’asilo nido e l’università (art. 12 Legge 104/92)... ecco alcuni nozioni provenienti da Anffas onlus e LEDHA:

  • ISCRIZIONE: cosa fare
Prima di procedere all’iscrizione i genitori devono recarsi presso la propria ASL di residenza e richiedere:
- L’attestazione di alunno in situazione di handicap redatta da uno specialista (art. 2 DPR 24/2/94). Questo documento può anche essere compilato da un medico privato convenzionato.
- La diagnosi funzionale: si tratta di un documento fondamentale per attivare il processo di integrazione, diversamente dalla certificazione medica, non si limita ad accertare il tipo e la gravità del deficit ma pone anche in evidenza le potenzialità dell’alunno. (art. 3 DPR 24/2/94).
Prima di effettuare l’iscrizione è utile prendere contatti con i Capi d’Istituto delle scuole del proprio bacino di utenza per verificare se ci sono tutti i presupposti per un adeguato inserimento (consultare P.O.F. - Piano dell’Offerta Formativa). All’atto dell’iscrizione i genitori debbono: presentare oltre alla documentazione prevista per tutti gli alunni, anche i documenti sopra menzionati e segnalare particolari necessità (es. trasporto, esigenze alimentari, terapie da seguire, assistenza per l’autonomia)
IMPORTANTE: le iscrizioni degli alunni individuati in situazione di handicap non possono essere rifiutate anche nel caso in cui vi sia un numero di iscrizioni superiore alla capacità ricettiva della scuola (art. 3 Legge 104/92; C.M. 364/1986).
  • DOPO L’ISCRIZIONE: cosa fare e chi lo fa 
Individuazione del Consiglio di Classe: il Dirigente Scolastico invita il Collegio dei docenti ad individuare la classe più idonea per l’integrazione dell’alunno disabile (lett. b art. 4 DPR 416/74).
Formulazione di un progetto: il Consiglio di Classe ha il compito di redigere una ipotesi di progetto sull’assegnazione delle ore di sostegno necessarie (art. 41 D.M. 331/98) e sulla formazione delle classi (D.M. 141/99).
Richiesta insegnante di sostegno: il Dirigente Scolastico, sulla base della diagnosi funzionale e sulla base del progetto formulato dal Consiglio di Classe, inoltra al Direttore Scolastico Regionale la richiesta delle ore di sostegno necessarie. Nel caso la situazione del ragazzo lo richieda è tenuto a fare richiesta di ore di sostegno ulteriori in deroga al rapporto 1/138 (art. 41 e 44 D.M. 331/98).
Formazione delle classi: le classi in cui è presente un alunno in situazione di handicap non possono superare il numero di 25 alunni. Il Consiglio di Classe tramite il Dirigente Scolastico, può richiedere al Direttore Scolastico Regionale la formazione di classi con un numero non superiore a 20 alunni a condizione che dal progetto di integrazione formulato dal tutto il Consiglio di Classe risultino le ragioni del minor numero di alunni, le finalità che si intendono perseguire e le metodologie didattiche che si intendono attivare (D.M. 141/99).
Assistente per l’autonomia e la comunicazione: se la gravità dell’handicap lo richiede il Dirigente Scolastico deve inoltrare tempestivamente una richiesta all’Ente Locale (Comune per la scuola materna, elementare e media; Provincia per le scuole superiori). Si tratta del c.d. assistente ad personam (art. 42 e 44 DPR 616/77; art. 13 comma 3 Legge 104/92).
 
  • GLI STRUMENTI DELL’INTEGRAZIONE SCOLASTICA
Il Profilo dinamico funzionale (P.D.F.): è un documento conseguente alla diagnosi funzionale e preliminare alla formulazione del PEI. Con esso viene definita la situazione di partenza e le tappe di sviluppo conseguite o da conseguire. Mette in evidenza difficoltà e potenzialità dell’alunno. Viene redatto per la prima volta all’inizio del primo anno di frequenza dal c.d. GLH operativo, composto dal Consiglio di classe, dagli operatori della ASL e dai genitori (art. 4 DPR 22/4/1994).

Il Piano educativo individualizzato (P.E.I.): è redatto all’inizio di ogni anno scolastico dal c.d. GLH operativo (consiglio di classe + ASL + genitori) ed è sottoposto a verifiche ed aggiornamenti periodici.
Il PEI non coincide con il solo progetto didattico, ma consiste in un vero e proprio progetto di vita in cui vengono definiti gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all’integrazione scolastica (art. 5 DPR 22/4/1994).

L’Insegnante di sostegno: è un docente, fornito di formazione specifica, assegnato alla classe in cui è presente l’alunno disabile. Non deve essere considerato l’unico docente cui è affidata l’integrazione (C.M. 250/1985; Nota n. 4088 2/10/02).
- Chi lo richiede? Il dirigente scolastico (art. 41 e 44 D.M. 331/98)
- Per quante ore? La quantificazione delle ore di sostegno necessarie risulta dalla diagnosi funzionale e dal progetto formulato dal Consiglio di Classe
- Criterio di Assegnazione? Viene attivato un posto organico per il sostegno ogni 138 alunni frequentanti le scuole pubbliche della Provincia (art. 40 Legge 449/1997)
- Nomine in deroga? Il dirigente scolastico può e deve richiedere (in caso di gravità dell’handicap) al Direttore Scolastico Regionale l’autorizzazione alla nomina di insegnanti in deroga al rapporto 1/138 (art. 35 comma 7 Legge 289/2002).

Assistenza specialistica: nel caso in cui la situazione dell’alunno lo richieda, oltre agli insegnanti curriculari e di sostegno, sono previste altre figure professionali per affrontare problemi di autonomia e/o di comunicazione. Si tratta dei c.d. assistenti ad personam.
- Cosa fare? Sollecitare il dirigente scolastico a farne richiesta all’ente locale competente.
- Competenza Comune (per le scuole materne, elementari e medie) e Provincia (scuole superiori)  art. 139 D.Lgs 112/1998).

Assistenza di base: comprende l’assistenza nell’accompagnare l’alunno in situazione di handicap dall’esterno all’interno della scuola e negli spostamenti nei suoi locali. Comprende anche l’accompagnamento ai servizi igienici e la cura dell’igiene personale.
- Chi la svolge? Devono provvedervi i collaboratori scolastici; per svolgere questa mansione hanno diritto a frequentare un corso di formazione e a ricevere un premio incentivante (CCNL Comparto Scuola 16/05/03; nota MIUR n. 3390 del 30/11/01).
- Responsabilità : E’ il dirigente scolastico che, nell’ambito dei suoi poteri di direzione e coordinamento, deve assicurare in ogni caso il diritto all’assistenza (nota MIUR n. 3390 del 30/11/01).
- Nel caso in cui l’assistenza materiale non venga garantita, occorre diffidare con lettera r.r. il dirigente scolastico a garantire tale servizio pena la denuncia per il reato di interruzione di pubblico servizio.

Trasporto scolastico: per gli alunni disabili costituisce un supporto essenziale alla frequenza scolastica. Questo servizio è pertanto strumentale alla realizzazione del diritto allo studio.
- Competenza Comune (per le scuole materne, elementari e medie) Provincia (scuole superiori)  art. 139 D.lgs 112/1998.
- Quanto costa? Per la scuola dell’obbligo il servizio deve essere concesso gratuitamente (art. 28 Legge 118/1971).
- Cosa fare? Al momento dell’iscrizione bisogna segnalare alla scuola la necessità del trasporto, affinché questa si attivi tempestivamente per la richiesta.

  • ALTRI ASPETTI
Barriere architettoniche: gli edifici scolastici progettati, costruiti o interamente ristrutturati dopo il 28.2.1986 devono essere accessibili (art. 32 Legge 41/1986). Gli edifici costruiti precedentemente dovranno comunque essere adeguati e resi accessibili (art. 1 comma 4 DPR 503/96).

La competenza è del Comune (per la scuola materna, elementare e media) e della Provincia (scuola superiore)  Legge 23/96 Segnalare con lettera r/r all’ente competente la presenza di barriere architettoniche chiedendo, nel caso non fossero stati adottati, la predisposizione di piani di abbattimento delle barriere architettoniche cui le P.A. sono tenuti  art. 32 comma 20 Legge 41/86.

Scuole private: le scuole che hanno ottenuto la parità sono obbligate ad accettare le iscrizioni di alunni in situazione di handicap e a garantire tutti gli strumenti previsti dalla normativa in materia di integrazione scolastica (Legge 62/2000).

Tutela della privacy: le notizie sulle minorazioni degli alunni disabili costituiscono "dati sensibili" ai sensi dell’art. 22 Legge 675/1996.
Ne è responsabile il dirigente scolastico che può legittimamente raccogliere i dati sensibili dell’alunno disabile e comunicarli al Dirigente scolastico regionale ed alle altre autorità amministrative (Asl, enti locali, ect) per attivare gli interventi necessari. I limiti sono i seguenti: occorre ottenere comunque il consenso dei genitori, occorre informare per iscritto i genitori dell’uso che verrà fatto dei dati sensibili (art. 2 comma 2 D.lgs 135/99), occorre custodire i dati sensibili in luogo separato per evitare l’accesso a terzi e utilizzare codici identificativi (art. 3 comma 5 D.lgs 135/99)

Gite scolastiche
: l’alunno disabile ha diritto a partecipare alle gite scolastiche in quanto (nonostante non esista nessuna norma specifica che imponga un obbligo alla scuola) la sua esclusione si tradurrebbe in un atto discriminatorio.La scuola è tenuta a predisporre tutte le misure di sostegno e gli strumenti necessari, incluso la designazione di un accompagnatore che può essere qualunque membro della comunità scolastica (art. 8 comma 2 C.M. 291/1992). Nel caso in cui la partecipazione alla gita sia negata si consiglia di inviare una lettera r/r di sollecito al dirigente scolastico e al C.S.A. (Ex Provveditorato agli studi)

Accordi di programma: costituiscono uno strumento molto importante per la piena realizzazione dell’integrazione scolastica. Sono uno strumento giuridicamente vincolante utilizzato quando un determinato programma di intervento richiede la partecipazione di diversi enti pubblici (art. 27 Legge 142/90). Il progetto di integrazione dell’alunno disabile (il PEI) richiede come si è visto l’intervento di diversi enti competenti (ASL, Scuola, Comuni, Province, ect). Gli accordi di programma garantiscono appunto il coordinamento tra i diversi servizi al fine di facilitare una tempestiva formulazione delle diagnosi funzionali e dei PEI, nonché per garantire un inserimento adeguato anche agli alunni disabili gravi. (D.I. 9/7/92). Gli Accordi di Programma solitamente coincidono con il territorio delle ASL, comprendente spesso diversi Comuni. Gli accordi sono stipulati tra il legale rappresentante del Consorzio di Comuni o il Sindaco del Comune capofila; il dirigente del CSA (ex Provveditore agli studi), i legali rappresentanti delle ASL (art. 2 D.I. 9/7/92).Nel caso nessuno dei soggetti indicati nel punto precedente si attivi, spetta al dirigente del CSA inoltrare la richiesta di stipula (art. 3 D.I. 9/7/92).
Nell’accordo di programma devono essere chiaramente definite: Le competenze e gli interventi a carico di ciascun ente. L’ufficio competente all’erogazione dei servizi . Gli stanziamenti finanziari previsti dai rispettivi bilanci 4. Il collegio di vigilanza
Gli accordi di programma sono purtroppo spesso realizzati come se fossero delle semplici intese: non si è pertanto provveduto ad indicare accanto alle prestazioni dovute per legge i correlativi impegni finanziari ed i poteri sostitutivi del Collegio di vigilanza.
N.B. tutti gli strumenti, interventi, prestazioni sopra indicati valgono per tutti i tipi di scuola (materna, elementare, media, e superiore). L’integrazione scolastica nella scuola superiore si differenzia sostanzialmente per il differente sistema di valutazione del profitto scolastico.
 
Spesso ci troviamo in situazioni in cui i nostri alunni hanno grosse difficoltà motorie, psicofisiche... tali difficoltà rendono la partecipazione alle varie attività spesso problematica. Spesso si tende ad escludere certi laboratori o strumenti compensativi ritenuti meno proficui per la didattica e per l'educazione. 

Ma cosa dice la normativa, quali sono le disposizioni relativa all'accesso agli strumenti informatici???
Penso che sia importante conoscere le norme che ne regolamentano alcune specifiche attività! Seppur valuto errato non consentire l'accesso agli strumenti e a tutte le attività scolastiche (i bambini hanno bisogno comunque di far nuove attività, così possono sperimentare e apprendere nuove cose non necessariamente legate alla finalità stessa dell'attività) ecco la normativa di riferimento, essa è la  Legge 9 gennaio 2004, n. 4 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”... 

Cliccando il link potrete attingere cosa è previsto e la modalità con cui utilizzare le tecnologie in possesso della scuola e dell'alunno disabile.

martedì 11 marzo 2014









Spesso può capitare che un bambino disabile abbia bisogno di restare un altro anno in più nella scuola dell'infanzia, in quanto ancora non maturo per affrontare richieste più complesse...
Il trattenimento al nido o alla scuola dell'infanzia è da considerarsi del tutto eccezionale e comunque va sostenuto da una progettualità concordata tra servizi scolastici e servizi sanitari, conseguente al profilo dinamico funzionale elaborato nel corso dell'ultimo anno di frequenza scolastica...
Si richiede anche agli insegnanti, oltre la progettualità del PEI per il nuovo anno scolastico, di redigere un "progetto permanenza". 
Ecco alla fine dell'articolo troverete un modello da tenere in considerazione per adempiere a questa richiesta che fa parte del persorso del bambino e regolamentato da leggi e disposizioni ministeriali... vi consiglio anche di leggere questo articolo con la normativa di riferimento: PERMANENZA DEL BAMBINO DISABILE NELLA SCUOLA MATERNA...

venerdì 28 febbraio 2014

È inutile negarlo: le tabelline 'stanno antipatiche' ai bambini di oggi  e rappresentano un grande scoglio della scuola primaria.Certo, imparare le tabelline ripetendole all'infinito può diventare un vero strazio per (quasi) ogni piccolo alunno e anche per mamma e papà.
Allora, come è possibile aiutare il bambino, anche a casa, a superare questo ostacolo? Un approccio divertente, basato sul gioco - lo stesso a cui si rifanno le più recenti teorie e attività didattiche - è sicuramente il migliore alleato.

Ecco, quindi, una raccolta di 10 trucchi alternativi (ispirati liberamente a software e testi per insegnanti e bambini della primaria) per apprendere ed esercitarsi con le tabelline senza paura e noia.

1. Le tabelline Canterine
La musica è una delle attività didattiche più coinvolgenti e divertenti, secondo Giuliano Crivellente, co-autore, insieme a Silvia Rinaldi, di Tabelline Canterine (disponibile nella versione libro + cd, a € 19,90 o solo cd con libretto testi, € 9,90, Mela Music).
Perché non sfruttare, allora, il potere del ritmo per imparare le famigerate tabelline? Questa l'idea di base del metodo musical-matematico messo a punto dagli autori che ogni genitore può proporre a suo figlio per dargli una mano con le tabelline.
Ogni tabellina (dall'1 al 10) è abbinata a una canzone (naturalmente in rima) per farla memorizzare più facilmente (e senza noia) al bambino. Così, l'apprendimento si può trasformare in un gioco, una sfida canora in famiglia o tra compagni di scuola.
Su youtube trovi le canzoni animate delle tabelline prodotte dalla casa editrice.

2. Tabelline come giochi elettronici
Mettete in mano un tablet o uno smartphone a un ‘nativo digitale’ e andrà in brodo di giuggiole: in questo caso però c’è il trucco. Cinque-dieci minuti al giorno di allenamento con le tabelline! Ce ne sono diverse che potete acquistare a un prezzo che varia da 0,80 a 2 euro circa. Vale la pena provarle. Chi scrive ha apprezzato i risultati ottenuti dal figlio con questa App semplicissima, che simula una specie di battaglia navale.

3. Viva i cruci-numeri
Anche un classico cruciverba può venire in aiuto per cimentarsi con le tabelline in modo alternativo e, certo, più divertente della classica e pura ripetizione. Ovviamente, al posto delle parole, occorre 'indovinare' i numeri che sono il risultato di una moltiplicazione.
Questo metodo è usato anche a scuola - come nell'esempio del crucilab che vi riportiamo qui sotto - ma potete prendere spunto e inventarne di simili per i vostri figli. Per rendere tutto più simpatico, usate cartoni e pennarelli colorati per tracciare lo schema, e improvvisate una bella gara con tutta la famiglia.
Scarica il Crucilab da qui:
(S. Poli, A. Molin, D. Lucangeli e C. Cornoldi, Memocalcolo, Erickson)

4. Un puzzle speciale
Un approccio divertente alle tabelline aiuta a renderle meno 'antipatiche' a ogni bambino. Con un po' di creatività, (molta?) pazienza e impegno anche da parte dell'adulto, la tavola pitagorica può trasformarsi in un gioco. Come? È possibile creare uno speciale puzzle associando numeri e colori: questo stratagemma ha un impatto visivo che poi aiuta a memorizzare.
Forse è invece un po' laborioso da preparare per il genitore se non ama mettere mano a forbici e carta...
Per prima cosa, è indispensabile creare una cartella (meglio usare cartoncino pesante) con una griglia a quadrettoni che riprenda la struttura della tavola pitagorica ma in versione incompleta. Il quadrato è composto da 100 caselle bianche ed è 'circondato' da una riga e una colonna, in orizzontale e verticale (a forma di L capovolta) con i numeri dall'uno al 10. Nell'incrocio tra i due 'bracci', si trova il simbolo matematico della moltiplicazione (x).
Scarica la 'griglia a quadrettoni' da qui:
E' uguale a quella della battaglia navale, ha i numeri solo lungo i due lati.
Il secondo passo è preparare delle tessere (della stessa misura delle caselle quadrate e robuste) che corrispondano ai numeri della tavola pitagorica (la prima riga in orizzontale, ovviamente, è la tabellina dell'1, la seconda, quella del 2 e via così). A questo punto, è importante stabilire un colore fisso per ogni numero che compare più volte: per esempio, le tessere per il 4 sono rosse, quelle per il 9, blu e giallo spetta al numero 15...
Un lato delle tessera è colorato e sull'altro c'è il numero: ora si può giocare insieme, invitando, all'inizio, per esempio, il bimbo a mettere al posto 'giusto' tutte le tessere rosse con il quattro. Ognuno può inventare sul momento delle varianti (partendo dalla moltiplicazione o dalla tessera o dal colore), anche in base alle reazioni del bambino e alla sua conoscenza della tavola pitagorica.
Un'altra possibile alternativa per le mamme (o i papà) particolarmente bravi con il 'fai-da-te' per i più piccoli è quella di creare un vero e proprio puzzle, appiccicando pezzi di immagini dietro a ogni quadrato. In questo modo, il bambino dovrò prima comporre il disegno sulla tabella e poi potrà scoprire i numeri sull'altro lato.
Questo gioco della tavola pitagorica colorata stile puzzle prende spunto (ed è liberamente adattato in versione più semplice e 'casalinga'!) dal software e libro per insegnanti di Sara Garosi, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.

5. Filastrocche con il numero!
Forse, non sembrerà 'originalissimo', ma anche i vecchi trucchi possono funzionare. Questo è il caso di rime e filastrocche (a cui ricorrevano anche le maestre di 30 anni fa!) che si usano ancora oggi perché, in genere, sono più facili da memorizzare.
Ecco un esempio:
Tre, sei, nove,
sono bianco di terrore.
Dodici, quindici, diciotto,
mi nascondo nel cappotto.
Ventuno, ventiquattro, ventisette,
sono messo alle strette.
Ecco il trenta vicino all'uscita,
Finalmente l'avventura è finita!
(Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson)
Provate a inventarne di nuove o ad attingere dalla memoria di nonni, zie, amici... E, se una filastrocca intera è troppo difficile per il vostro bimbo, proponetegli anche brevi (e simpatiche) rime basate su una singola moltiplicazione.
Qualche idea? 6 x 6 = 36, asino che sei!; 6 x 8 = 48, mangia tu il risotto!; 5 x 4 = 20, dimmi se davvero menti... Insomma, basta un po' di fantasia per imparare allegramente perfino le tabelline.

6. Tombola speciale
Il gioco si ispira alla tradizionale tombola ma in questo caso si estraggono moltiplicazioni e non numeri da un sacchettino. È un ottimo sistema per 'far allenare' i bimbi più grandi giocando tutti insieme, ma richiede un po' di preparazione da parte dell'adulto. Per prima cosa, occorre creare una quantità di cartelle (per farle resistenti, meglio il cartoncino così si potranno riutilizzare) sufficienti per una sfida tra più giocatori.
La cartella di gioco riprende la struttura della tavola pitagorica (ma resta incompleta) riportando una serie di numeri, a scelta, come nell'esempio qui sotto. È indispensabile segnare, magari con un pennarello colorato, la stessa quantità di numeri, pur se diversi, in ogni cartella (per esempio, 20 per ciascuna).
Scarica la 'cartella di gioco' da qui:
Attenzione anche a 'bilanciare' un po' la scelta: non sarebbe sportivo abbondare con i risultati delle tabelline dell'8 e del 7 in una cartella e mettere solo quelli del 2 o del 3 in un'altra. Ovviamente, è possibile sfruttare la situazione gioco proprio per il ripasso del bimbo, privilegiando, in qualche modo, le tabelline che digerisce meno.
In un sacchettino, infilate tanti foglietti con le moltiplicazioni che corrispondono ai numeri scritti in precedenza sulle cartelle. A ogni turno, il giocatore pesca un bigliettino, esegue l'operazione e controlla se il risultato corretto è presente sulla sua cartella. In caso positivo, appoggia sopra un segnalino (i centesimi possono andare bene) o lo evidenzia con un pennarello.
Alla fine, vince chi completa tutta la sua tabella a patto di avere fatto i calcoli corretti! Quanto al risultato della moltiplicazione 'pescata', decidete voi se verificarlo a ogni mano o allo scadere di un tempo di gioco stabilito.

7. Giochiamo a battaglia navale!
Il vecchio gioco della battaglia navale - che sembra piacere ancora alle 'nuove generazioni' (ve lo ricordate?) - si può trasformare in un ottimo alleato per esercitarsi con le tabelline.
A consigliarlo è l'esperta (artista e insegnante) Sara Garosi - convinta che il gioco sia fondamentale per ogni forma di apprendimento - nel suo libro, destinato agli insegnanti della primaria, Imparare a giocare con la tavola pitagorica e la LIM (Kit cd + libro), Erickson Edizioni.
Nulla vieta di ricorrere allo stesso stratagemma anche a casa, magari, coinvolgendo tutta la famiglia, a turni, in una grande sfida matematica con le operazioni della tavola pitagorica...
In questa versione (ispirata al software e alle schede del libro), occorre preparare due cartelle per giocare su un foglio a quadrettoni (così è più semplice ottenere la griglia). In alto, inserite i numeri dall'1 al 10, in senso orizzontale e poi incolonnateli in verticale. Tra le due file di caselle (che formano una L rovesciata), un quadrato è riservato al simbolo x: in questo modo si ottiene una tabella con 100 caselle bianche (una tavola pitagorica 'da riempire', insomma).
Scarica la 'tabella' da qui:
A questo punto, come nella classica battaglia navale, ogni giocatore sceglie dove collocare le sue navi (stabilite una dotazione, per esempio, di 10 imbarcazioni a testa). Per invogliare il bambino e coinvolgerlo al massimo, potete invitarlo a costruire le barche con cartoncini colorati (se non ha voglia, basta disegnarle a matita come una volta!) .
Ma non è tutto: si deve decidere la composizione della flotta e la lunghezza massima, per esempio, dell'ammiraglia (4 quadrati caselle) e di tutte le altre barche.
Scopo del gioco tradizionale è indovinare le coordinate per colpire le navi nemiche sulla tabella del gioco. In questa Battaglia matematica, invece, le barche sono visibili: per affondarle, serve 'azzeccare' le moltiplicazioni (e il risultato) della tavola pitagorica.
Per esempio, il giocatore 'chiama' 3 x 4 (equivalente delle coordinate) e dice anche il risultato (12) che può anche scrivere direttamente nelle caselle della sua cartella (o se preferisce su un foglietto). Se tutto è corretto, e su quella casella si trova una parte di nave, segna punto e può rilanciare un'altra coppia di coordinate. Quando sbaglia (le coordinate o il calcolo, cioè la moltiplicazione), passa il turno all'avversario.
Alla fine, vince chi per primo riesce ad affondare tutta la flotta nemica.

8. Tira il dado...
Ai più grandicelli, che già conoscono le tabelline, ma sembrano dimenticarle molto facilmente, potrebbe piacere cimentarsi (esercitandosi per gioco!) in una gara un po' impegnativa, perfetta anche a squadre.
Per prima cosa, è necessario procurarsi 'speciali' dadi poliedrici (ovvero quelli che hanno più o meno di 6 facce), popolari nel mondo dei giochi di ruolo (tipo Dungeons & Dragon), da tavolo e carte collezionabili.
In questo caso ne servono due con 10 facce: a ogni tiro, il giocatore deve fare la moltiplicazione tra i due numeri usciti. Se il calcolo è corretto, può scrivere il numero nella sua cartella, una tavola pitagorica 'bianca' e incompleta (ovviamente, con i soliti due bracci a L capovolta con i numeri dall'1 al 10, in orizzontale e verticale), preparata in precedenza.
Vince il giocatore – o la squadra – che riesce in un tempo stabilito (3-4 minuti) a completare la sequenza di almeno una tabellina. Per una sfida di gruppo, si può alzare la posta del gioco ad almeno cinque tabelline, metà della tavola pitagorica.

9. Quiz numerico a sorpresa
Un'idea semplice e divertente per far ripassare al bimbo le tabelline è una gara a tempo che fa leva sul suo senso di competizione.
Preparate una serie di fogliettini colorati con i risultati delle 10 tabelline - o solo di una parte se preferite (per esempio: 2, 4, 6, 8, 10,12, 14, 16, 18, 20 - 3, 6, 9, 12, 15,18, 21, 24, 27, 30 e così via). Su altri pezzetti di carta, scrivete invece le moltiplicazioni (2 x 2; 2 x 3; 6 x 2; 8 x 2...), mescolate tutti i bigliettini e infilateli in un cestino o in sacchetto.
A questo punto, munite tutti i partecipanti di carta e penna e invitateli a pescare 5 foglietti dal sacchetto. Al via, in un tempo cronometrato di 3-4 minuti, ogni giocatore deve risolvere i suoi 'quiz'. Se, per esempio, su un bigliettino estratto compare il numero 12, la risposta esatta è la moltiplicazione (4 x 3 o 3 x 4), quando invece capita in mano un foglietto con una moltiplicazione (8 x 3), occorre scrivere il risultato (24).
È possibile stabilire un giro di tornate per arrivare al vincitore finale, quello che avrà raggiunto il punteggio più alto.

10. Bingo-tab
Uno stratagemma per convincere il bimbo a esercitarsi con le tabelline che ha già appreso è una gara a Bingo-tab (un'attività proposta da Monica Bertacco, Matematicaimparo, Erickson). Questo gioco didattico si adatta facilmente anche alle esigenze 'casalinghe'.
Occorre preparare due cartelle uguali per ogni giocatore (la sfida è adatta a 2 o più partecipanti), una con le moltiplicazioni delle tabelline e l'altra con i relativi risultati.
L'obiettivo del gioco è abbinare moltiplicazione e risultato corretto, segnandoli con lo stesso colore sulle due cartelle in un tempo prefissato.
Ecco un esempio di come preparare le due cartelle, ovviamente è possibile replicare lo stesso principio con altre operazioni e risultati.

Al via, ogni bambino deve individuare (e segnare) le giuste corrispondenze (tra moltiplicazione e risultato) nella sua cartella senza sbirciare cosa combina l'avversario.
Vince chi completa tutto per primo con le corrispondenze giuste o il minor numero di errori. Infatti, se il giocatore più veloce ha totalizzato meno risposte esatte, la vittoria passa al secondo in base al tempo e alle risposte azzeccate.

11. Cerca l'intruso
Per aiutare i più piccoli alle prese con le tabelline, è utile 'farli giocare' con i risultati uguali: una moltiplicazione difficile (per esempio, 9 x 2 = 18) può diventare più semplice invertendo i fattori (2 x 9 = 18). È importante sottolineare che il risultato (ovvero il prodotto) non cambia. Un'idea che passa meglio con l'aiuto di cartoncino, forbici e un pizzico di fantasia.
Al centro di un cartoncino ritagliato tondeggiante - che rappresenta il nido - scrivete un numero, per esempio 12, e intorno 6 operazioni: le 4 corrette che portano a questo risultato (4 x 3; 3 x 4; 6 x 2; 2 x 6) e due sbagliate (2 x 8; 8 x 2).
A questo punto, in un tempo cronometrato, il giocatore deve individuare le operazioni 'intruso' in quel nido (secondo l'esempio, 2 x 8 e 8 x 2 che fa 16 e non 12). Per rendere il gioco più divertente, è possibile sottoporre al bambino 4-5 nidi dove scovare l'intruso in un tempo definito.

(Fonte: http://www.nostrofiglio.it/).

martedì 25 febbraio 2014

Vi propongo la lettura di questo interessante articolo pubblicato sul sito http://www.forepsy.it/ , riguarda il mutismo selettivo e il rapporto con la scuola e la sua sfifa educativa!

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che si presenta in età infantile ed è caratterizzato dalla difficoltà piuttosto rigida e persistente a parlare in contesti non familiari o percepiti come “richiestivi”, come ad esempio la scuola.
La scuola è in genere il contesto in cui il mutismo si manifesta per eccellenza, ma spesso i bambini con MS, risultano muti anche in altri contesti come fuori casa, come al parco, o a casa di persone che non conoscono bene, o che sono comunque fuori dalla cerchia familiare, mentre parlano tranquillamente a casa con i propri genitori e familiari, o con persone di cui si fidano.
Il problema è che molto spesso, in una prima fase, i bambini vengono percepiti come semplicemente timidi, questo fa sì che non vengano presi per loro i provvedimenti necessari e il tempo passa inesorabile, con il risultato che il disturbo si “irrigidisce” nella sua forma.
E’ importante che gli insegnanti siano informati, perché in genere il problema si manifesta tipicamente a scuola, e l’insegnante è tra le prime persone che può accorgersi della presenza del disturbo e segnalarlo quanto prima alla famiglia, che in genere ne viene a conoscenza in un secondo momento.
Che cosa è importante sapere?
  • 1.Un bambino timido può parlare poco o con difficoltà in alcuni contesti, ma in genere questo comportamento non è “rigido”, nel senso che può manifestarsi a volte si , a volte no. Il bambino con MS in genere non parla MAI in certi contesti, come ad es. a scuola, oppure non parla se non con poche persone selezionate.
  • 2.Il bambino timido può parlare se gli si rivolge una domanda direttamente, o se viene rinforzato quando lo fa. Il bambino con MS tende a chiudersi ancora di più se viene interrogato in modo diretto o se gli si chiede esplicitamente di rispondere a parole o se vienelodato per aver parlato.
  • 3.A differenza dei bambini timidi, i bambini con MS in genere selezionano in modo “rigido” e costante le persone e i contesti in cui parlano e quelli in cui non parlano.
  • 4.Il bambino con MS non parla non per sua volontà, ma per una difficoltà a gestire emozioni spiacevoli come ansia, frustrazione, tristezza, rabbia.
  • 5.Il bambino avrebbe voglia di parlare, ma è letteralmente bloccato dalla paura di qualcosa che neanche lui sa spiegare e/o delle sue stesse emozioni.
  • 6. Spingere il bambino a parlare non lo aiuta a superare la sua difficoltà anzi: lo fa sentire ulteriormente sotto pressione con il risultato che si chiuda ancora di più nel suo mutismo.
  • 7. Il MS NON E’ UN COMPORTAMENTO OPPOSITIVO. Il bambino non sta sfidando nessuno, la sua è una reale difficoltà a parlare in quel contesto o con quella determinata persona.
Cosa fare a scuola
  • 1.Proporre modalità alternative di comunicazione. Proporre delle modalità comunicative alternative A TUTTA LA CLASSE, per evitare che il bambino si senta diverso.I bambini con MS non amano sentirsi al centro dell’attenzione, per cui proporre al bambino una strategia alternativa alla comunicazione verbale, mettendolo al centro dell’attenzione non lo aiuterebbe, ad es.:“Marco tu durante l’appello puoi anche solo alzare la mano”, lo aiuta poco, mentre invece dare una regola generale del tipo “Chi vuole rispondere può dire ‘ Presente’ oppure alzare la mano” è una strategia molto più “inclusiva”
  • 2.Accoglierlo per quello che è. Cercare di “dimenticarsi” del fatto che lui non parla. Il compito dell’insegnante non è quello di farlo parlare, rinunciaci, o sentirà la tua aspettativa su di sé. Lui/lei sa già parlare e a casa parla anche tanto! Il compito dell’insegnante è di farlo sentire accolto NONOSTANTE non parli, di dargli la possibilità di apprendere e di dimostrare di aver appreso NONOSTANTE NON POSSA FARLO ORALMENTE
  • 3.Rinuncia all’idea di farlo parlare. Non forzare mai il bambino a parlare! Ricordarsi che i bambini con MS sono molto molto molto sensibili alle aspettative, questo è il loro problema centrale. Sanno cogliere molto bene la “tensione emotiva” dell’altro, anche positiva, che si aspetta qualcosa daPer cui se tu sei centrato sul fatto che lui non parla e tenti in qualche modo di farlo parlare, anche se non direttamente, lui se ne accorgerà e si chiuderà ancora di più. Rinuncia al desiderio di farlo parlare!
  • 4.Ripetiti che lui va bene così. E’ difficile, lo so, ma importante ripetere a se stessi più e più volte “Non è mio compito farlo parlare, non è un problema il fatto che non parli, o cmq non sono io a doverlo risolvere qui. Lui va bene anche se non parla, lui ha il diritto di essere come è”. Se riuscirai a fare realmente tua questa convinzione, non hai idea di quanto bene starai facendo al piccolo senza parole.

lunedì 24 febbraio 2014

L'ABA sta per Applied Behaviour Analysis, cioè Analisi del Comportamento Applicata. Il metodo si basa sull'uso dei principi della scienza del comportamento per la modifica di comportamenti socialmente significativi. L'ABA è applicata in moltissimi campi con grande successo, uno di questi campi è l'autismo.

Diverse sono le risorse sul web, ma difficilmente utilizzabili in modo specifico nei confronti dei bambini e ragazzi autistici per la complessità e le sfaccettature del disturbo. Nonostante tutto è di grande aiuto segnalare le risorse presenti poichè posso rappresentare quell'ancora di salvezza che possono guidare il nostro intervento riabilitativo.

Il sito "MATERIALE ABA" nasce con l'intento di raccogliere in modo immediatamente fruibile il materiale che l'autore stesso ha utilizzato per la riabilitazione del figlio, nella speranza che possa servire a molti bambini nelle stesse condizioni. Ecco i links di riferimento:
La maestra Daniela mette a disposizione nel suo sito diverse schede didattiche utili per l'apprendimento della letto-scrittura... utilizzabili per la prima classe della scuola primaria!

Queste “pagine” sono state realizzate per ribadire le conoscenze che giorno dopo giorno vengono sollecitate a scuola e apprese dai bambini; in esse sono stati focalizzati e ripetuti i punti fondamentali relativi all’apprendimento logico, della lingua e non solo.
Le “pagine” contengono esercizi  che consentono di riprendere e di sviluppare le conoscenze che il bambino ha appreso a scuola, non sono però un tradizionale eserciziario, sono di contro attività che vogliono spingere a “fare” per tener sempre deste e allenate le capacità intellettive del bambino e determinarne, di conseguenza, un continuo sviluppo.


domenica 23 febbraio 2014

Se per i ragazzi con DSA la normativa è chiara (grazie alla legge 170)... non è altrettanto delineata per ciò che riguarda i BES. In questo articolo cercherò di delineare quale percorso dovrebbero intraprendere le istituzioni scolastiche nei confronti dei propri alunni che in corso d'anno devono sostenere l'esame di stato.

Il MIUR ha emanato il 24/04/2013 l'O.M. n° 13/13 che non arreca modifiche alla normativa precedente concernente gli esami di stato per gli alunni con disabilità. La novità dell'ordinanza è costituita dal comma 4 dell'art. 18 in cui si fa riferimento implicito agli alunni con altri Bisogni Educativi Speciali (svantaggio e disagio) di cui alla Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 ed alla C.M. n° 8/13.

La norma così recita:
"Per altre situazioni di alunni con difficoltà di apprendimento di varia natura, formalmente individuati dal Consiglio di Classe, devono essere fornite dal medesimo Organo utili e opportune indicazioni per consentire a tali alunni di sostenere adeguatamente l'esame di Stato."

È necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con BES, attraverso la redazione di un piano didattico personalizzato (PDP), che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e per documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.
La scuola, fermo restando l’obbligo di presentazione delle certificazioni per l’esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, sulla base di attente considerazioni didattiche e psicopedagogiche, può intervenire con strumenti compensativi o misure dispensative.

Misure educative e didattiche di supporto

Agli studenti con BES è garantito:
- l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
- l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;
- per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero.

Agli studenti con BES sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione.

Quindi , per una corretta e completa valutazione è buona cosa che il Cdc/team docenti: 
  • definisca chiaramente che cosa, come e perché si sta valutando;
  • separi i contenuti della valutazione dalle capacità strumentali necessarie a condividerli e ad esplicitarli;
  • dedichi attenzione al processo più che al solo prodotto elaborato;
  • predisponga lo svolgimento delle verifiche secondo le condizioni abituali individuate per lo studente.
È inoltre necessario che nella stesura delle prove in itinere e finali ogni docente tenga conto in particolare degli obiettivi irrinunciabili e degli obiettivi essenziali della propria materia, anche nella prospettiva di un curricolo verticale, soprattutto al fine di evitare riduzioni del curricolo di studio che precluderebbero l’ottenimento di un titolo con valore legale.

Come indicato anche dalla nota MIUR del 22.11.2013, la scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modi diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza; pertanto la rilevazione di una mera difficoltà di apprendimento non dovrebbe indurre all’attivazione di un percorso specifico con la conseguente compilazione di un Piano Didattico Personalizzato Inoltre, nel caso di difficoltà non meglio specificate, soltanto qualora nell’ambito del Consiglio di classe (nelle scuole secondarie) o del team docenti (nelle scuole primarie) si concordi di valutare l’efficacia di strumenti specifici questo potrà comportare l’adozione e quindi la compilazione di un Piano Didattico Personalizzato, con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative. Non è compito della scuola certificare gli alunni con bisogni educativi speciali, ma individuare quelli per i quali è opportuna e necessaria l’adozione di particolari strategie didattiche.

Pertanto l’uso di strumenti compensativi e di particolari metodologie didattiche nel corso dell’anno scolastico, e fino al momento in cui il PDP eventualmente non decada, dev’essere finalizzato a mettere in grado lo studente di affrontare l’esame di licenza o l’esame di Stato con le stesse possibilità degli altri studenti della stessa classe, riducendo al minimo la fatica e le difficoltà conseguenti lo specifico BES.


Nel link che segue troverete l' OM con le parti evidenziate per gli alunni dsa.
Consultate anche questo documento dell'UST della LOMBARDIA http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2014/01/protlo45_13all1.pdf
Nell’area dei “bisogni educativi speciali”, è possibile individuare tre grandi sotto-categorie:
- della disabilità;
- dei disturbi evolutivi specifici;
- dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale (allievi stranieri).

All’interno dei disturbi evolutivi specifici rientrano:
- i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia);
- i deficit del linguaggio;
- i deficit delle abilità non verbali;
- i deficit della coordinazione motoria;
- i deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Da questa classificazione si evince che, con l’acronimo BES, si identificano diverse categorie di allievi con difficoltà di apprendimento a cui però la legge, e di conseguenza la scuola, deve rispondere con criteri differenti.

Nell’area dei “bisogni educativi speciali”, è possibile individuare tre grandi sotto-categorie:
- della disabilità [7];
- dei disturbi evolutivi specifici;
- dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale (allievi stranieri).

All’interno dei disturbi evolutivi specifici rientrano:
- i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia) [8];
- i deficit del linguaggio;
- i deficit delle abilità non verbali;
- i deficit della coordinazione motoria;
- i deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Da questa classificazione si evince che, con l’acronimo BES, si identificano diverse categorie di allievi con difficoltà di apprendimento a cui però la legge, e di conseguenza la scuola, deve rispondere con criteri differenti.

Come intervenire in presenza di alunni con BES?
È necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con BES, attraverso la redazione di un piano didattico personalizzato (PDP), che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e per documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.

Cosa può fare la scuola?
La scuola, fermo restando l’obbligo di presentazione delle certificazioni per l’esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, sulla base di attente considerazioni didattiche e psicopedagogiche, può intervenire con strumenti compensativi o misure dispensative [9].

Misure educative e didattiche di supporto
Agli studenti con BES è garantito:
- l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
- l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;
- per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero [10].

Agli studenti con BES sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione.
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/38846_bisogni-educativi-speciali-bes-aspetti-pedagogici-e-normativi#sthash.aOlwgPaf.dpuf
Nell’area dei “bisogni educativi speciali”, è possibile individuare tre grandi sotto-categorie:
- della disabilità [7];
- dei disturbi evolutivi specifici;
- dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale (allievi stranieri).

All’interno dei disturbi evolutivi specifici rientrano:
- i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia) [8];
- i deficit del linguaggio;
- i deficit delle abilità non verbali;
- i deficit della coordinazione motoria;
- i deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Da questa classificazione si evince che, con l’acronimo BES, si identificano diverse categorie di allievi con difficoltà di apprendimento a cui però la legge, e di conseguenza la scuola, deve rispondere con criteri differenti.

Come intervenire in presenza di alunni con BES?
È necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con BES, attraverso la redazione di un piano didattico personalizzato (PDP), che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e per documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.

Cosa può fare la scuola?
La scuola, fermo restando l’obbligo di presentazione delle certificazioni per l’esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, sulla base di attente considerazioni didattiche e psicopedagogiche, può intervenire con strumenti compensativi o misure dispensative [9].

Misure educative e didattiche di supporto
Agli studenti con BES è garantito:
- l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;
- l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;
- per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero [10].

Agli studenti con BES sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione.
- See more at: http://www.laleggepertutti.it/38846_bisogni-educativi-speciali-bes-aspetti-pedagogici-e-normativi#sthash.aOlwgPaf.dpuf

sabato 22 febbraio 2014

Genitori e insegnanti si trovano sempre più spesso alle prese con bambini “difficili”. In quest’occasione pensiamo, in particolare, a quelli che esibiscono un comportamento oppositivo-provocatorio, che può iniziare a presentarsi già dai 3 anni ma che diventa in genere più evidente e “problematico” con l’ingresso a scuola, quando aumentano cioè le richieste di adattamento alle regole
 Partiamo da cosa non fare, ossia da alcuni “errori educativi” comuni, da evitare perché possono facilitare l’insorgenza  o il mantenimento di condotte oppositivo-provocatorie:
  • permissivismo: la mancanza di regole definite impedisce al bambino di capire quali saranno le risposte dell’adulto alle sue azioni;
  • incoerenza: alternare punizioni e ricompense senza una ragione chiara, lasciandosi condizionare dal proprio stato d’animo (piuttosto che dall’oggettivo comportamento del bambino) lo disorienta;
  • iperprotezione: il controllo genitoriale eccessivo ostacola la crescita socio-cognitiva del bambino che, insicuro, può reagire con atteggiamenti di ribellione e sfida dell’autorità adulta;
  • uso eccessivo delle punizioni: ponendosi come modello d’apprendimento, la punizione rafforza la tendenza del bambino a risolvere i conflitti e imporre la propria volontà attraverso l’aggressività.
E ora, cosa fare:
  • concordare e far rispettare poche regole chiare che tutti dovranno osservare in casa o a scuola,  evitando la forma negativa (es.:  “parlare a voce bassa” invece di “non gridare”);
  • preferire i premi (per i comportamenti positivi, anche piccoli, che conducono alla condotta desiderata) alle punizioni e darli in breve tempo, altrimenti l’effetto comportamentale svanisce;
  • scegliere le punizioni (comunque mai fisiche) solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri);
  • preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o usare il pc) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole);
  • ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione degli “spettatori”;
  • spiegare al bambino le motivazioni che rendono inadeguata la sua condotta, senza formulare giudizi (per non gravare sulla sua già bassa autostima) e suggerire modalità alternative indicandone i vantaggi;
  • individuare e agire sugli antecedenti del comportamento problematico (attenuare o modificare l’esposizione alle situazioni che normalmente conducono a comportamenti oppositivi).
Insomma, in sintesi, ogni comunicazione (regole, comandi, rimproveri) deve essere data nel modo più possibile diretto, chiaro e semplice, senza formulare giudizi sulla persona (per es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito devi rinunciare a questo” invece di “sei stato cattivo, ora niente tv!”; oppure “bravo, hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio”, invece di “bravo, oggi ti sei comportato bene”). Inoltre, è possibile pensare di strutturare un programma a punti, guadagnati e persi in funzione di premi e punizioni. In quest’ultimo caso, però, è particolarmente importante che l’adulto assicuri al bambino la massima coerenza e impegno nel monitorarne il comportamento. 
Questi “terribili” bambini hanno insomma bisogno di limiti chiari entro cui muoversi, di sperimentare che possono essere gratificati e ricevere riconoscimento (affettivo e sociale) quando agiscono comportamenti positivi e di aggregazione. Hanno cioè bisogno di aumentare la propria autostima attraverso la relazione con l’altro e la costruzione di legami duraturi su cui far affidamento (invece di distruggerli). In questo percorso gli adulti hanno un ruolo fondamentale. 

 
Cercare di gestire i comportamenti di un bambino con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è difficile e spesso fonte di stanchezza, rabbia, frustrazione ed è proprio qui il primo punto da tenere sott’occhio (la nostra reazione emotiva), per cercare di aiutarlo ad “uscire” dal tunnel in cui lui stesso si è cacciato.
Ebbene si, perché al contrario di quanto si possa pensare ad uno sguardo superficiale e poco informato, i bambini con DOP non sono affatto felici di essere isolati dagli altri e di essere considerati dei “bulli”. In realtà loro sono i primi ad essere infelici e poco sereni per i loro comportamenti. Hanno una bassa autostima e si relazionano agli altri a partire da un pregiudizio profondamente radicato su se stessi e sul mondo “Tanto nessuno mi può soffrire, tanto vale attaccare per primo”. Somiglia a questa frase il ragionamento inconsapevole che un bambino con DOP fa a se stesso ed è proprio questo che dobbiamo cercare di avere presente nel tentare di aiutarlo.
  • Probabilmente già conosciamo alcuen strategie in merito, come:
  • Rinforzare i pochi comportamenti positivi,
  • stabilire chiare e semplici regole
  • prevedere conseguenze positive o negative quando vengono rispettato o infrante
  • Cercare di essere coerenti: se si è stabilito un premio o una punizione è bene applicarli!
Ma ciò su cui voglio porre l’attenzione è il tuo vissuto emotivo da genitore o educatore.
Come dicevo prima, infatti, emozioni come rabbia, frustrazione, senso di impotenza, possono essere frequenti e possono porre il genitore, o l’insegnante, in un atteggiamento che definirei di “ostilità di fondo inconsapevole”. Questo potrebbe portarci a cogliere sempre come sfida personale i comportamenti del bambino, in realtà ciò che il bambino in qualche modo vuole non è tanto sfidare, quanto “testare” l’affetto dell’altro. In qualche modo è come se dicesse “Vediamo se mi ami davvero, vediamo se mi vuoi ancora bene anche se sono così odioso e insopportabile, vediamo se mi resti accanto anche se ti faccio i dispetti!”.
E’ chiaro che non è facile relazionarsi con qualcuno che mette in atto questi “test” inconsapevoli, ma saperlo può aiutarci molto ad avere una visione totalmente diversa delle cose.
Cosa fare?
Volendo sintetizzare dovresti:
  • 1. ripetere a te stesso/a che il comportamento del bambino non è una sfida personale contro di te, ma che sta disperatamente cercando di capire se può fidarsi realmente del fatto che tu non lo abbandonerai
  • 2. ricordarti che è lui per primo a non sopportarsi e a pagare le conseguenze del suo comportamento
  • 3. non cadere nelle provocazioni, semplicemente applica le conseguenze concordate rispetto ad un comportamento negativo. Ricordati che se hai stabilito una conseguenza (ad es. se picchi il compagno, devi stare seduto sulla sedia di raffreddamento per almeno 3 min), è importante che tu sia sicuro che sarai in grado di farla rispettare. Evitare assolutamente di promettere un premio o una punizione che poi non si è in grado di far rispettare
  • 4. Applicare la punizione (che preferisco chiamare “conseguenza”) comunicandola con dispiacere e MAI CON RABBIA, il bambino deve sentire che sei realmente dispiaciuto di doverlo punire e non che ne sei soddisfatto, deve capire che avresti preferito evitare, ma sei costretto perché lui capisca bene il tipo di conseguenze che può avere un certo suo comportamento, oppure perché se continua può farsi del male o farne ad altri!
  • 5. Infine ricorda che “Il bambino che ha più bisogno di amore, lo chiederà nei modi meno amorevoli”.
 (Fonte: http://www.forepsy.it/).

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